I valori dell’antica Roma: i Mores Maiorum

Ai più potrà sembrare anacronistico ed inutile parlare di valori, costumi ed etica in un tempo come il nostro, caratterizzato dalla sovversione dell’ordine tradizionale, dalla desacralizzazione della vita, dall’individualismo e dal consumismo; pseudovalori, questi, inculcati con forza dal pensiero liberale e progressista, incapace di indicare modelli e valori positivi da perseguire e capace solamente di porre come unico dogma quello dell’ “American way of life”: lo stile di vita del successo economico ed individuale che deve essere posto dinanzi a tutto e a tutti, e che si concretizza nel consumo fine a sé stesso. Proprio per questo motivo non è anacronistico, bensì doveroso, parlare dei Mores dell’antica Roma: perché è necessario ricordare che un tempo erano i valori etici delle antiche e gloriose civiltà ad avere il compito di illuminare e indirizzare la vita quotidiana dell’uomo e delle comunità, a Roma come a Sparta, nel Giappone feudale come tra le grandi civiltà del mediterraneo.

I Mores (letteralmente costumi degli antenati) rappresentavano la base della morale tradizionale romana; erano sostanzialmente i fondamenti dell’Etica. I Mores fungevano da collante per la comunità la quale si poteva così riconoscere in una comune concezione della vita, un senso di appartenenza che andava al di là della semplice comunanza territoriale o etnica, e che costituiva un legame tra passato presente e futuro. Chiamati Mores Maiorum perché venivano rispettati dai padri, cioè dalle persone più mature ed autorevoli della comunità, questi valori venivano trasmessi oralmente dai membri più anziani della famiglia a quelli più giovani. La caratteristica fondamentale di questi valori etici era quella di anteporre l’interesse comunitario all’interesse individuale, enfatizzando e mitizzando il coraggio e la volontà di difendere la propria terra e la propria gente, perseguendo le antiche virtù dell’ideale dell’uomo romano.

I Mores Maiorum erano quindi una sorta di codice ideologico che si basava su cinque virtù fondamentali: Fides, ovvero fedeltà, lealtà, onestà, fiducia; importantissimo concetto anche per il diritto romano. Pietas, ovvero devozione e rispetto verso la famiglia, la patria e gli dei. Majestas, ovvero la dignità dello stato come rappresentante del popolo: simboleggiava inoltre la fierezza ed il senso di appartenenza del popolo romano. Virtus, ovvero i valori che costituivano l’ideale del maschio virtuoso romano; il coraggio unito alla competenza politica e militare, la capacità di mettere da parte l’interesse personale per il bene della comunità. Gravitas, ovvero rispetto della tradizione, serietà, dignità, autorità, autocontrollo, gentilezza, cortesia. Oltre a questi concetti fondamentali, che rappresentavano la base dei Mores Maiorum, nella Roma antica erano presenti altre concezioni etiche molto importanti come quella del “Decorum”, della “Disciplina”, della “Benignitas”, della “Abstinentia”, della “Pax”, della “Gloria”, dell’”Ambitiosa Morte” e molte altre ancora. E’ importante sottolineare che questi principi ideali di comportamento sono più o meno comuni a tutte le società tradizionali; basti pensare ad esempio al Bushido, il codice etico dei samurai, composto da 7 principi cardine: “ onesta e giustizia”, “eroico coraggio”, “compassione”, “gentile cortesia”, “sincerità”, “onore”, “dovere e lealtà”. Interessante è inoltre, il parallelismo che si può fare tra il concetto romano di suicidio ovvero “Ambitiosa Morte” con quello giapponese di “Seppuku” o più volgarmente “Harakiri”. Il concetto di suicidio rituale sia nella Roma antica che nel Giappone Feudale è praticamente identico e si collega a tutti gli altri principi elencati sopra, in quanto l’atto rituale di togliersi la vita può essere concepito come la massima espressione del rispetto verso i concetti di Onore, Virtus, Fedeltà, Coraggio. Si arriva quindi alla concezione massima che sia meglio perdere la vita che perdere l’onore. Anche a Sparta, cosi’ come a Roma, la tradizione era plasmata sulle antiche virtù da perseguire. Nella leggendaria polis greca infatti l’interesse comunitario doveva essere posto dinanzi ad ogni pretesa egoica ed individuale, addirittura anche prima della propria famiglia. Gli ideali massimi attorno ai quali si forgiava il soldato-cittadino spartano erano l’onore, la lealtà e l’andreia ovvero il coraggio virile. Tutte queste concezioni, proprio come nei mores dell’antica Roma erano sempre finalizzati al bene della comunità concepita come unica e vera famiglia.

E’ forse utopistico pensare oggi di riportare in auge concezioni etiche tipiche di un determinato periodo della nostra storia, ma è anche di fondamentale importanza ricordare quali siano le nostre radici, perché in fondo, se anche oggi si potesse vivere in un mondo dove i valori da perseguire fossero il bene comune e dove le antiche virtù avessero la precedenza sull’individualismo e sul materialismo più bieco, probabilmente vivremmo in un altro tipo di società.

(Di Marco Terranova)