Cosa ci dice il bilaterale tra Kim Jong-un e Moon Jae-in

Lo storico incontro tra Kim Jong-un e Moon Jae-in al 38º parallelo Nord potrebbe concretizzare quella riunificazione studiata da Kim Il-sung nei famosi 10 punti, scritti il 6 aprile 1993: staccare Seul dall’influenza USA, concedendole, però, di poter mantenere il suo sistema economico.

“Un Paese, due modelli”, insomma. L’eccellente capacità industriale e manageriale del Sud si andrà a fondere con la grande disponibilità di mano d’opera del Nord. Una soluzione favorita, soprattutto, da alcuni investimenti cinesi in regime di joint venture avvenuti lo scorso anno atti a rendere la penisola idonea per la nascente Belt and Road Initiative.

Si tratterà di una nuova strategia commerciale teorizzata da Pechino, dove, da qui ai prossimi dieci anni, in accordo con il Cremlino, rafforzerà il peso geopolitico dell’Unione Eurasiatica, aprendo una prateria all’instaurazione di una sempre più consistente realtà multipolare che vada a scardinare l’unipolarismo occidentale. Di rimando, quindi, legittimerà la futura “Nuova Corea” a snobbare qualsiasi minaccia atlantica e divenire una potenza regionale in grado di fare ulteriore concorrenza al Giappone. È un giorno da scolpire nella pietra.