Sistema del debito: dall’Antico Testamento ai Rothschild (parte I)

Eric Roll (1907-2005) in Storia del pensiero economico sostiene che il pensiero antico ci ha fornito poco materiale in materia di teoria economica e nonostante la sua frammentarietà, ci sono dei dati interessanti da tenere in considerazione. Infatti ‹‹La società nella quale vivevano i filosofi greci, o quella ancora precedente descritta nel Vecchio Testamento, possedevano senza dubbio alcune delle caratteristiche del capitalismo moderno. C’erano la proprietà privata, la divisione del lavoro, il mercato e la moneta.››.

Avendo le caratteristiche del capitalismo moderno, in tale società vi erano naturalmente anche i problemi del capitalismo moderno, l’economista britannico parlando dell’Antico Testamento prosegue:

‹‹Il quadro della società di quel periodo, così come appare nei Re, e in modo più accentuato nelle lamentazioni, nelle proteste e nelle visioni dei profeti, mostra una netta divisione tra ricchi e poveri. L’opulenza della corte era basata sullo sviluppo graduale di una classe di schiavi. Le spese della casa reale, le guerre, e le prodigalità nella costruzione di pubblici edifici, furono finanziate dai dazi e dai profitti percepiti mediante il monopolio reale del commercio estero, dal lavoro coatto e da una pesante imposizione fiscale. I risultati di tutto ciò furono un impoverimento delle masse, l’alienazione dalla terra, e lo sviluppo di un proletariato››

Queste poche righe descrivono la società ebraica di tremila anni fa, ma dove troviamo quella che potremmo definire una “teoria economica” nell’Antico Testamento?
Dal Pentateuco (i primi cinque libri dell’Antico Testamento), più precisamente dal libro del Deuteronomio (seconda legge) databile intorno al 622-621 a.C., troviamo dei lineamenti descritti in poche righe, ma che non lasciano spazio ad interpretazioni

Non farai al tuo fratello prestiti a interesse, né di denaro né di viveri né di qualunque cosa che si presta a interesse. Allo straniero potrai prestare a interesse, ma non al tuo fratello, perché il Signore, tuo Dio, ti benedica in tutto ciò a cui metterai mano, nella terra in cui stai per entrare per prenderne possesso.
(Deuteronomio 23,20-21)

La tradizione attribuisce direttamente a Mosè la stesura del Pentateuco, ciò significa che Dio avrebbe rivelato a Mosè come avere il dominio sugli stranieri (i non ebrei) attraverso il prestito di denaro a interesse. In tal senso è ancora più esplicito ciò che si legge in Proverbi 22,7:

Il ricco domina sul povero
e chi riceve prestiti è schiavo del suo creditore

Le parole dell’Antico Testamento sono chiare ed eliminano ogni tipo di pregiudizio infondato; è scritto chiaramente che chi presta denaro detiene il potere sul debitore. Da parte cristiana l’usura viene condannata. Su vari siti cristiani, citando passi dell’Antico Testamento, si dichiara che Dio “è contrario a fare prestiti con usura o interessi verso i fratelli e il nostro prossimo”; bisogna sottolineare un fatto: le parole “prossimo tuo” o “fratelli” non hanno un senso cosmopolita come vorrebbero i cristiani, ma vengono usate nel senso stretto del termine, tant’è che nel passo sopracitato viene fatta una chiara distinzione tra “fratello” e “straniero”. Quando si vieta il prestito a interesse nell’Antico Testamento è sempre in riferimento ai “fratelli” o “al prossimo tuo”, sono esclusi gli stranieri come espressamente scritto in altri passi (Esodo 22,24; Deuteronomio 15,2; Levitico 25,35; Neemia 5,7 e 5,10; Ezechiele 22,12).

L’ascesa del popolo ebraico (sarebbe più corretto dire di un ramo di quella grande famiglia) nell’Antico Testamento è storia di conquista e saccheggi di altri popoli, per sottolineare ancora una volta che non avevano nessuna remora nei confronti dei popoli stranieri e che il concetto di “prossimo tuo” non è da intendere come noi lo intendiamo; occorre rileggere con attenzione questi versetti dal titolo esplicito.

La conquista delle città

10 Quando ti avvicinerai a una città per attaccarla, le offrirai prima la pace. 11 Se accetta la pace e ti apre le sue porte, tutto il popolo che vi si troverà ti sarà tributario e ti servirà. 12 Ma se non vuol far pace con te e vorrà la guerra, allora l’assedierai. 13 Quando il Signore tuo Dio l’avrà data nelle tue mani, ne colpirai a fil di spada tutti i maschi; 14 ma le donne, i bambini, il bestiame e quanto sarà nella città, tutto il suo bottino, li prenderai come tua preda; mangerai il bottino dei tuoi nemici, che il Signore tuo Dio ti avrà dato. 15 Così farai per tutte le città che sono molto lontane da te e che non sono città di queste nazioni.

16 Soltanto nelle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dà in eredità, non lascerai in vita alcun essere che respiri; 17 ma li voterai allo sterminio: cioè gli Hittiti, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei, come il Signore tuo Dio ti ha comandato di fare, 18 perché essi non v’insegnino a commettere tutti gli abomini che fanno per i loro dei e voi non pecchiate contro il Signore vostro Dio.

19 Quando cingerai d’assedio una città per lungo tempo, per espugnarla e conquistarla, non ne distruggerai gli alberi colpendoli con la scure; ne mangerai il frutto, ma non li taglierai, perché l’albero della campagna è forse un uomo, per essere coinvolto nell’assedio? 20 Soltanto potrai distruggere e recidere gli alberi che saprai non essere alberi da frutto, per costruire opere d’assedio contro la città che è in guerra con te, finché non sia caduta.

(Deuteronomio 20,10)

Torniamo al sistema del debito. Applicando il principio del prestito a interesse alla macroeconomia, il controllo non è più sul singolo debitore ma si estende su interi stati, soprattutto quando questi stati devolvono il potere di stampare moneta a banche private indebitandosi con esse. Sistema egregiamente riassunto dalla frase del fondatore della dinastia Rothschild, Mayer Amschel Rothschild (1744 – 1812) Datemi il controllo della moneta di una nazione e non mi importa di chi farà le sue leggi.

[Link alla parte II]

(di Umberto Iacoviello)