Ode a John Lee Hooker, leggenda del Blues

È difficile non pensare a John Lee Hooker – del quale, il 21 giugno, è ricaduto il 16º anniversario dalla morte – quando si parla del sound di Detroit, Michigan. È qui che il Bluesman di Clarksdale mosse i primi passi, negli anni ’40, che lo portarono a diventare il Re assoluto del Boogie e del Talkin’ Blues con la sua Gibson ES-335 suonata sporchissima in Fingerpicking con l’uso inconfondibile del pollice per quanto concerne i bassi.

Ma soprattutto è difficile non pensare a John Lee Hooker quando si decide di vedere il capolavoro assoluto del 1980, ossia The Blues Brothers; suo il cameo nelle strade di Chicago, intento a suonare il suo pezzo da 90, ossia Boom Boom, prima che Jake Blues ed Elwood Blues si rechino presso la rosticceria di Matt “Guitar” Murphy – autore del celeberrimo assolo della versione di Sweet Home Chicago suonata al Palace Hotel e marito, nel film, di nienteopopodimeno che Aretha Franklin – al fine di convincerlo a riformare la Blues Brothers Band. Sua, en passant, la Boogie Chillen che flebile si sente alla radio della Dodge Monaco del 1974 in una scena del film nella Chicago avvolta dall’oscurità della notte.

Boogie Chillen che, ricordiamo, ha praticamente dato i natali ai Canned Heat e ispirato loro per quanto concerne lavori quali Fried Hockey Boogie, Refried Boogie e via dicendo. Ma non solo; i vocalizi del Re del Boogie in Boom Boom si possono ascoltare, conditi con un certo stile Southern, anche in Billy Gibbons (ZZ Top) in brani quali La Grange. Indubbiamente una figura apollinea.

(di Davide Pellegrino)