Costantino XI, l’ultimo imperatore

Per quanti di voi avranno la fortuna di andare nella splendida città di Atene, consiglio di visitare la cattedrale della città. Come tutte le chiese ortodosse l’esterno tradisce il ricco fiorire di colori e figure. Varcata la sua soglia sarete accolti da una costruzione molto intima, dove i colori sgargianti ed il blu intenso raccontano le storie di Gesù di Nazareth, di Santi e martiri. Vedrete anche un gran via vai di persone che entrano in chiesa e rendono omaggio alle icone sparse su tutte le sue superfici. Usciti dalle porte della chiesa e di nuovo nella piazza, la vostra attenzione non può non essere attirata da una statua che si trova dall’altra parte della costruzione. Il vostro sguardo ne sarà attratto non solo per la sua mole, ma anche perché la sua posizione defilata e seminascosta dà l’impressione che questa stata sia stata messa in castigo.

È una statua imponente, che da lontano troneggia seminascosta dagli alberi che la attorniano. La sua posizione defilata non rende l’idea dell’importanza e della popolarità del personaggio che rappresenta. Avvicinandovi ad essa rimarrete sorpresi dall’espressione severa e fiera, quasi rassegnata, del guerriero di bronzo. Lo sguardo è rivolto all’orizzonte, non guarda né voi né nessun’altro, e ciò che attira la sua attenzione a noi è negato saperlo. La mano destra sorregge una sciabola nell’atto di fendere l’aria, la sua posa non è però minacciosa, bensì fiera e monumentale. Le ricche vesti, i calzari, i simboli non mentono: avete di fronte l’ultimo imperatore romano, l’ultimo degli imperatori diretti discendenti di Costantino il Grande; siete infatti al cospetto di Costantino Paleologo XI, ultimo imperatore di Costantinopoli.

Βασιλεύς (Basileus), ovvero re dei Romei, fu l’ultimo di una lunga stirpe di imperatori che governarono uno degli imperi più longevi della storia. L’Impero Romano d’Oriente, rispetto alla sua controparte occidentale fu l’unico a sopravvivere alla crisi economica e politica e alla pressione costante dei Barbari del V secolo. Se infatti l’imperatore Romolo Augusto fu deposto dal barbaro Odoacre nel 476 d.C., nella nuova Roma fondata da Costantino, l’impero continuò a esistere. Non solo, ma sotto la guida di Giustiniano vi fu anche la riconquista, seppur effimera, degli antichi territori romani caduti in mano a Franchi, Goti e Vandali. La vita dell’ultimo imperatore romano fu travagliata e segnata da profonde tragedie, la più grande fu sicuramente la consapevolezza di essere l’ultimo discendente di una gloriosa stirpe di imperatori che avevano dettato legge nel Mediterraneo per quasi mille anni. L’impero romano ai tempi di Costantino XI era infatti la pallida ombra di quello che era 400 anni prima, impossibile paragonarlo ormai a quello propriamente romano di Traiano e Costantino I.

Un tempo l’imperatore bizantino dominava non solo la città più grande e prospera di due continenti, ma poteva, dal suo trono d’oro, dettare legge dal Danubio fino in Palestina, passando per l’Italia e l’Armenia. Massimo trionfo di Costantinopoli fu saccheggiare Ctesifonte e distruggere l’Impero Sassanide, vittoria adombrata dalla fulminea espansione islamica. Baluardo contro l’espansione dei discepoli del profeta Maometto, Bisanzio resistette per secoli alla pressione islamica. Porta per l’Europa, l’impero venne via via indebolito da numerosi nemici fino a che Costantinopoli non fu saccheggiata e conquistata da crociati e Veneziani nel 1204. L’Impero seppe però risollevarsi, ma mai più come prima.

Ora, nel 1453 ogni speranza era svanita. Maometto II, nuovo Sultano turco, puntava alla città d’Oro per stabilirvi la sua capitale e ricoprire con il suo prestigio il suo nome e quello della sua stirpe. I territori dell’impero erano ridotti al Peloponneso e qualche lembo di terra greca, tutto il resto era ormai in mano agli Ottomani. Era l’ultimo atto di una tragedia che aveva le sue radici nella Roma arcaica di Romolo e Remo ben millenovecento anni prima, l’ultima scena dell’impero più glorioso della terra. Alla proposta di pace e sottomissione del Sultano, Costantino, consapevole di non poter cedere la città ai Turchi senza combattere rispose: «Darti la città non è decisione mia né di alcuno dei suoi abitanti; abbiamo infatti deciso di nostra spontanea volontà di combattere e non risparmieremo la vita.» La battaglia fu feroce e durò per due mesi, 400.000 Turchi con 70 e più cannoni combattevano contro 6000 fra Greci e Latini ora l’uno di fianco all’altro per combattere o morire. Le famose mura teodosiane, mai cadute né superate dal nemico vennero distrutte dai cannoni del Sultano, i nemici dilagarono quindi in città.

L’ultimo imperatore combatté valorosamente fino alla fine, fianco a fianco con i suoi soldati, nella difesa della seconda erede di Roma. Costantino Paleologo XI cadde combattendo contro il nemico, solo e abbandonato da tutti i cristiani dell’Europa latina. Perì di fronte all’avanzata musulmana resistendo fino alla fine. Costantinopoli cadde e con lei l’ultimo dei Romani. Durante le lotte per la liberazione della Grecia e la sua indipendenza il Santo Costantino XI divenne un eroe nazionale, simbolo della resistenza al nemico turco. Le ultime parole dell’imperatore tramandateci da chi fu presente all’assedio e si salvò risuonano oggi più che mai in tutta la loro gloria. Divenendo anche monito per i nostri tempi: «miei signori, miei fratelli, miei figli, l’ultimo onore dei Cristiani è nelle nostre mani. So che l’ora è giunta, che il nemico della nostra fede ci minaccia con ogni mezzo… Affido a voi, al vostro valore, questa splendida e celebre città, patria nostra, regina d’ogni altra. Ci sono quattro grandi cause per cui vale la pena di morire: la fede, la patria, la famiglia e il Basileus. Ora voi dovete essere pronti a sacrificare la propria vita per queste cose, come d’altronde anch’io sono pronto al sacrificio della mia stessa vita». L’imperatore si rivolse poi ai Latini, Genovesi e Veneziani, che stavano combattendo a fianco dei suoi sudditi: «da oggi Latini e Romani sono lo stesso popolo, uniti in Dio, e con l’aiuto di Dio salveremo Costantinopoli»

Sotto il dominio turco Costantinopoli, chiamata poi Istanbul, divenne di nuovo il centro di un grande impero, che dalle sponde del Golfo Persico arriverà a minacciare pure Vienna. Gli Ottomani saranno debitori della tradizione romana e greca imperiale, ma non solo, entrati in città i soldati del Sultano videro numerose rappresentazioni della Luna crescente – effige della Bisanzio greca del IV secolo a.C.- e ne rimasero così affascinati da farne il proprio simbolo. Ora la mezzaluna islamica troneggia ancora su Costantinopoli, ma una leggenda greca racconta che l’ultimo imperatore tornerà un giorno per riconquistare la città e riportarla sotto il dominio ortodosso:

Re, io mi desterò dal mio sonno marmoreo,
E dal mio sepolcro mistico io ritornerò
Per spalancare la murata porta d’Oro;
E, vittorioso sopra i Califfi e gli Zar,
Dopo averli ricacciati oltre l’Albero della Mela Rossa,
Cercherò riposo sui miei antichi confini.

(di Marco Franzoni)