“Io sto con le ONG”: un dogma criminale sulla pelle di onesti volontari

L’ Inquisizione semicolta e di regime ha reagito duramente alle accuse alle ONG. Noi stessi abbiamo pubblicato un riepilogo della penosa situazione che ha visto coinvolto il procutarore di Catania Carmelo Zuccaro. Un uomo accerchiato da una prossima interrogazione parlamentare e un prossimo CSM, che dopo le prime affermazioni è già tornato parzialmente sulle proprie posizioni sulle cosiddette “associazioni senza fini di lucro”: come nei contesti mafiosi, sarà costretto a fare marcia indietro, e la stessa inchiesta – salvo miracoli – finirà in una nuvola di fumo.

La storia di queste sedicenti organizzazioni umanitarie parte in Italia dagli anni Ottanta. All’estero molto prima. Medici Senza Frontiere nasce nel 1971, dopo quel Sessantotto spacciato per ribellione ma che infiniti studiosi, dal contemporaneo Pasolini al “successivo” Preve hanno dimostrato essere l’origine di quel Nuovo Ordine Mondiale improntato alla globalizzazione la cui strada è stata spianata dopo il crollo del muro di Berlino nel 1989.

Complottismo, dicono in molti. Constatazione dei fatti, diciamo noi: da quel disgraziato momento l’iter verso la distruzione delle frontiere e della progressiva espansione delle multinazionali è testimoniato dallo sfruttamento crescente della forza lavoro tramite le delocalizzazioni nei Paesi del cosiddetto “terzo mondo”, dalla progressiva apertura a movimenti migratori di massa che stranamente si impennano dopo la fine della guerra fredda, e lo schieramento di un numero indefinito di sacerdoti di un sistema multi-etnico spacciato come incontro tra culture, che ha l’unico obiettivo di annullarle e di sacrificarle all’altare del mercato esteso all’infinito, senza limiti, senza argini.

Le penose reazioni di tutto l’intellettualismo radicale di sistema alle prime voci di inchiesta sono fin troppo inclini a dimostrare quanto stiamo sostenendo: Saviano sui social scatenato come al solito “in difesa di chi salva le vite”, Erri De Luca che lancia citazioni bibliche senza essere alcun faro di vera pietà cristiana ma solo di propaganda, Il Fatto Quotidiano all’improvviso tuona contro i “magistrati opinionisti” che fino all’altro ieri erano Via, Verità e Vita della società civile, onesta e umana.

Medici senza frontiere nel più banale dei modi:

Le politiche europee sarebbero disumane e loro aiutano a produrre politiche ancora più disumane. Andando a raccogliere i migranti in Libia. Al massimo diremmo che di disumano abbiamo due attori: i capi di governo, ben orchestrati nei soliti modi, e gli umanitaristi che favoriscono senza colpo ferire i flussi spacciandosi per enti caritatevoli.

Andiamo a vedere un po’ i numeri di queste sedicenti organizzazioni umanitarie. Cominciamo col dire che non sono composte interamente da volontari, come la vulgata romanzata diffonde impunemente e senza mostrare uno straccio di fonte. Il 3% della forza lavoro è ben retribuita, circa 600mila impiegati, con oltre 3 milioni di volontari. In Italia ci sono 16mila lavoratori e 78mila volontari. Sotto il velo dell’umanitarismo, abbiamo a che fare con organizzazioni che “producono” in gran parte con il lavoro gratuito, assicurando però stipendi più che lauti ai loro dirigenti.

Seconda cosa: i fatturati delle ONG mondiali sfiorano i 40 miliardi di euro, i loro utili superano gli 11 miliardi.

Qualsiasi altra realtà con queste caratteristiche sarebbe ritenuta un’impresa dedita allo schiavismo internazionale: dei volontari, degli immigrati pronti a “sbarcare il lunario” della miseria nei nostri territori, dell’abbassamento totale del costo del lavoro. E guarda caso tra i finanziatori delle organizzazioni pseudosolidali ci sono i maggiori paperoni del nostro pianeta: che già nel 2005 costituivano 45 degli 85 miliardi di patrimonio già accumulato dalle ONG.

Il tutto con l’artifizio dialettico di spacciarsi per “filantropi”. Fatto sta che, al netto di qualche eccezione senza dubbio esistente (e vero perno su cui si basa la scandalosa propaganda di questi enti per circuire cittadini male informati) e per citare – per correttezza – la fonte di Repubblica sopra menzionata, c’è una differenza fondamentale tra la filantropia e la beneficenza.

La prima presuppone un investimento volto allo sviluppo: un elemento totalmente inesistente in questo caso, dal momento che Stati occidentali, ONG e imprenditori che da dietro muovono le fila, non fanno altro che promuovere al massimo aiuti singoli volti a favorire la solita importazione di schiavi nel mondo sviluppato, senza investire assolutamente nulla sui territori interessati.

Non serve un genio per capire che gli oltre 25 miliardi di euro spesi in questi anni (parlando della sola Italia) non abbiano nulla a che vedere con lo sviluppo, dal momento che potrebbero essere impiegati per una reale crescita economica, o quanto meno un enorme miglioramento delle condizioni di vita medie, dei Paesi sfruttati.

Quindi si può parlare al massimo di “benefattori” e non certo di filantropi: individui stranamente ben lieti di importare manodopera a basso costo e di promuovere uno sfruttamento senza pari ai danni delle popolazioni di destinazione quanto di quelle “in viaggio”. Beninteso che anche “beneficenza” è una parola forte: dal momento che tutto si risolve nello schiavismo, semmai è da considerarsi un’efficace appellativo utile a sostenere un sistema criminale.

Quale in effetti è quello liberista occidentale, che punta su una solidarietà senza alcuna struttura e senza alcun investimento in loco, perdente in partenza, utile solo ai fini di una ristretta minoranza di signori che vivono un’esistenza fatta dei più sfrenati lussi sulle spalle di miliardi di persone.

La verità è che la “oenneggì” è un altro dogma di regime. Uno strumento di controllo delle opinioni, come ce ne sono sempre stati, in tutti i regimi, totalitari come “democratici”. Lo scopo precipuo della loro esistenza è di indirizzare le coscienze all’accettazione e alla promozione dei movimenti migratori di massa, a puntare in modo vergognoso sul concetto di pietas, condendo il tutto con le solite frasi di circostanza come “è un fenomeno inarrestabile” oppure “nessuno qui è immigrazionista”. Quante balle. Badate bene, non ci saranno mai tracce di questo collegamento, perché è bene che non ci siano.

La storia di queste organizzazioni parla da sola. Parlano da soli i numeri miliardari che fatturano, la destinazione di gran parte dei loro  utili alla loro stessa pubblicità. Che all’interno di un movimento nato con scopi in larga parte propagandistici possano e debbano svilupparsi delle iniziative autenticamente solidali, assolutamente necessarie per giustificarne l’esistenza e per promuovere il ruolo di indottrinamento delle masse, non c’entra assolutamente nulla con ciò che stanno rappresentando per il mondo occidentale e per quello economicamente sottosviluppato.

Ovvero l’imposizione di un’idea contraria ai diritti umani, alla natura stessa dell’essere, al suo sviluppo e alla sua identità culturale, spirituale, economica: quella delle migrazioni, del multiculturalismo, dello schiavismo che nonostante sia dimostrato ormai da anni continua ad essere difeso nella sostanza come una verità incontestabile, senza appello, perché criticare le ONG è brutto, razzista e xenofobo.

Non comprendere che le ONG siano uno strumento di un sistema economico fallimentare, in grado di produrre nella migliore delle ipotesi salvataggi pre-confezionati e nella peggiore sbarchi a volontà, navi naufragate in quantità industriale, mercificazione, scafismo e distruzione è frutto o di malafede o di un completo lavaggio del cervello.

Una lobotomia rafforzata diffondendo le più penose sciocchezze sui dogmi della xenofobia, veri strumenti di controllo di una situazione altrimenti totalmente al di fuori di ogni sostenibilità etica ed economica.

Le ONG sono un fenomeno politico che nei fatti si sta rivelando criminale: è chiaro, ovvio e scontato che, a margine di questa loro tendenza imprescindibile, si servano di tanti generosi completamente otnubilati dai loro slogan, ovvio e scontato che producano iniziative benefiche singole che cozzano con un quadro che definire disarmante è eufemistico.

Ma il loro sistema nel complesso produce criminalità e sofferenza. Molta di più di quanta se ne produrrebbe se gli Stati occidentali volessero sul serio investire il fiume di denaro sperperato nell’ “accoglienza” per aiutare nei fatti, e non a parole, paesi in difficoltà economica che rappresentano la fonte nettamente più ricca del flusso (altro che “guerre”: ma anche qui meglio ignorare e continuare a raccontare storie senza alcuna reale base statistica).

L’augurio è che i numerosi volontari genuini circuiti da questo sistema criminale si rendano conto di essere soltanto dei burattini al servizio di signori che con la beneficenza non c’entrano assolutamente nulla.

Che l’unica beneficenza è quella individuale, per lo meno in questo sistema economico, ben distinta dalla loro truffa e dai ricatti morali che perpetrano senza ritegno da decenni.

Che con i soldi dell’accoglienza (5 miliardi di euro si appresta a spendere l’Italia nel 2017) si costruiscono infrastrutture per un Paese intero medio-grande dell’Africa sub-sahariana. Non sono opinioni, ma fatti. Se si preferisce “spenderli qui” in modo del tutto infruttuoso per la popolazione civile come per i succitati disgraziati, è solo per un motivo: lucrare in modo vergognoso sulla pelle degli schiavi e dei cittadini autoctoni.

Le cifre parlano chiaro: crescita del 40% degli interventi in mare, mortalità cresciuta del 30%. E un 5 per mille che produce cifre da capogiro, senza contare i “finanziamenti”.

Se le associazioni maggiormente sotto l’occhio del ciclone tengono tanto al progresso umano, abbandonino i barconi e comincino a lavorare esclusivamente sui territori. Poi, semmai, ne potremmo riparlare.

Tanti auguri umanitari a tutti. Anche a quelli che volgarmente continuano ad accusarci di cavalcare l’onda, quando nel nostro mondo ideale sbarchi, morti e sfruttamento dovrebbero essere ostacolati, anziché favoriti. E dove il vostro bel multiculturalismo sarebbe debellato per difendere il più grande dei diritti: quello all’umanità.

(di Stelio Fergola)