La vera storia dell‛“annessione” della Crimea

Visti i continui sproloqui dei media internazionali sull‛“annessione della Crimea”, è stato difficile per i cittadini statunitensi ed europei rendersi conto dei dettagli della recente storia della penisola. Esattamente tre anni fa, il 16 marzo 2014, ai crimeani è stata data una scelta: ritornare nella Federazione Russa o ritornare alla Costituzione del 1992, la quale istituiva la Crimea come Stato basato sulla legge, democratico e secolare, le cui relazioni con l’Ucraina era basate su accordi bilaterali.
Quella Costituzione è stata unilateralmente abolita da Kiev il 17 marzo del 1995, e questa è la cosa sorprendente: nessuno a quei tempi in Occidente chiese al governo ucraino di smetterla di violare le disposizioni del diritto internazionale e i diritti degli abitanti della Crimea. Nel 1995, le forze speciali ucraine (SBU) e le forze armate ucraine (ZSU) sbarcarono in Crimea, a Sebastopoli, per ristabilire «la legge e l’ordine dell’Ucraina» prendendo con la forza la sede del Consiglio Supremo della Repubblica, nel quale si trovava il quartier generale del Presidente in carica della Crimea, Yuriy Meshkov, e chiesero che gli venisse consegnato. Siccome Meshkov rifiutò di dimettersi dalla sua carica, provarono ad avvelenarlo. Molto più tardo, egli stesso descrisse le modalità con le quali era stata avvelenata la sua bevanda, e come, successivamente in ospedale, gli furono negate cure mediche. Solo un’evacuazione di emergenza a Mosca gli salvò la vita. 
In questo modo, la vera annessione della Crimea da parte dell’Ucraina, che nessuno condannò, fu completata nel 1995. Tutto cominciò nel 1991, con una presa di potere da parte del Parlamento ucraino, che annesse la RSS Autonoma della Crimea, annettendola con la forza all’Ucraina nonostante i risultati di un referendum del gennaio 1991 sul ristabilimento dell’autonomia della Crimea. L’annessione da parte dell’Ucraina nella cancellazione della Costituzione e nella esautorazione della carica di Presidente della Crimea. Tuttavia, nessuno in Europa o America istituì delle sanzioni contro il nuovo Stato ucraino, che violì in modo flagrante il diritto dei popoli all’autodeterminazione: in base al censo del 1989, tre quarti degli abitanti della Crimea non erano etnicamente ucraini.
Dal punto di vista della stragrande maggioranza degli abitanti della Crimea, nel marzo 2014 è stata corretta un’ingiustizia storica: l’Ucraina è stata privata di ciò che ha ottenuto illegalmente tra il 1991 e il 1995 attraverso l’inganno e la forza militare. Agli occhi dei crimeani, le rivendicazioni ucraine sulla penisola. e il sostegno occidentale a tali rivendicazioni, sembrano assurde. Negli anni ‛90, il mondo «ha chiuso un occhio» sull’annessione della Crimea da parte dell’Ucraina, e nessuno si è preoccupato della violazione dei diritti degli abitanti della RSS Autonoma di Crimea. Ma quando quegli stessi cittadini si sono attivati per decidere il loro stesso destino nel 2014, ecco che è scoppiato uno scandalo internazionale che ancora oggi divampa.
Inoltre, in Ucraina sta prendendo piede l’idea trascinare “indietro” la penisola sotto la sua giurisdizione, ben sapendo che i crimeani sono in stragrande maggioranza inequivocabilmente ostili a ciò. È molto strano che nel corso degli ultimi tre anni la comunità internazionale non ha mai ascoltato nemmeno una volta la voce di questa maggioranza. Oltretutto, non sono state imposte sanzioni internazionali contro l’Ucraina per i suoi tentativi di lasciare la penisola senza acqua ed elettricità. Kiev sta agendo contro i crimeani seguendo lo slogan: «La Crimea o sarà ucraina o sarà disabitata!».
 
Nel 2014, Kiev ha ordinato che il Canale della Crimea del Nord (costrutto dall’URSS tra il 1961 e il 1971) fosse chiuso, e come risultato la superficie delle terre irrigate in Crimea è diminuita dell’85%. Alla fine di settembre del 2015, un gruppo di “attivisti” ucraini, che rappresentavano le organizzazioni di estrema destra “Settore Destro” e “Battaglione Azov” insieme a molti fuggitivi dal Mejlis del popolo tataro di Crimea, hanno organizzato il “blocco della Crimea”: le autostrade che andavano in Crimea sono state chiuse per impedire che beni ucraini raggiungessero la penisola, nel tentativo di innescare una crisi alimentare e un aumento dei prezzi del cibo, vista la complessità e il costo dei rifornimenti dalla Russia continentale per mare, terra e per lo Stretto di Kerč.
Il Canale della Crimea del Nord chiuso a metà del 2014
 
Più tardi, quando fu chiaro che il “blocco della Crimea” aveva fallito e aveva causato danni soprattutto ai piccoli negozi dei tatari di Crimea, il Presidente del Mejlis dei Tatari di Crimea, Refat Chubarov, ha dichiarato inaspettatamente che il blocco «è stato istigato da diverse persone, tra cui alcuni leader del Mejlis, ma non ha nessun legame con il Mejlis in quanto istituzione». Come risultato, gli uomini d’affari ucraini, privati della possibilità di vendere cibo in Crimea, hanno sofferto maggiormente per colpa del blocco degli “attivisti”. Nella penisola, tuttavia, i commercianti all’ingrosso si sono adattati per ottenere rifornimenti dalla Russia, i produttori domestici hanno visto un boom nella loro attività, e i mercati esteri si sono rafforzati, offrendo prodotti lontano per esempio dalla Bielorussia.
Attivisti bloccano un valico a Khalanchank, regione di Kherson
 
Più tardi nel 2015, i promotori del “blocco della Crimea” hanno capito di non aver raggiunto il loro obiettivo: nessun segno di fame, e nessun aumento significativo del prezzo del cibo, neppure proteste sociali nella penisola. In aggiunta, molti abitanti della Crimea hanno iniziato a ridicolizzare il blocco sui social media, pubblicando foto dai mercati e dai magazzini che mostrano tutto fuorché penuria di cibo; al contrario, hanno documentato che carne, pane, latte e cereali erano facilmente disponibili e il pesce e la frutta erano abbondanti. Gli attivisti tatari, in precedenza controllati dal governo di Kiev, e capinati da Lenur Islyamov hanno fatto saltare in aria i piloni dell’elettricità, nella vicina regione di Kherson, in Ucraina, che rifornivano di elettricità la penisola. I crimeani sono stati lasciati senza elettricità sulla soglia dell’inverno.
Tralicci elettrici diretti in Crimea fatti esplodere da degli attivisti, ottobre 2015
Dato che all’epoca il ponte energetico con la Russia non era ancora stato ultimato, fu dichiarato lo stato di emergenza nella penisola. Kiev allora tentò di ricattare gli abitanti della penisola: sarebbe stata data loro elettricità in cambio di un accordo con una compagnia elettrica la quale riconoscesse la Crimea e Sebastopoli quali parti dell’Ucraina. Questo ricatto terminò in un grave fallimento. Solo il 6,2% dei crimeani, in base ai sondaggi, approvavano la richiesta di Kiev, e il 93,1% la rifiutava, accettando persino di sopportare dure condizioni per mesi. Il contratto con l’Ucraina non fu finalizzato nei termini di Kiev.
 
Un altro importante risultato del passaggio della Crimea sotto la giurisdizione russa è il seguente: è avvenuto che, a differenza di quanto predetto dalla propaganda ucraina e occidentale, non ci sono stati conflitti tra la popolazione russa e quella ucraina nella loro casa comune in Crimea. Senza l’elemento nazionalista ucraino in Crimea, è chiaro che tra i popoli russo e ucraino non c’è inimicizia, tensione e nessuna ragione per combattersi. Sono riconosciuti ufficialmente tre lingue nazionali nella Repubblica di Crimea: russo, ucraino e tataro di Crimea. Le moschee coesistono pacificamente con le Chiese Ortodosse russe. Se non fosse stato per i guerrafondai che cercano di rilanciare le attività sovversive di Hizb at-Tahrir e di altre organizzazioni radicali in Crimea, la penisola non avrebbe nessun problema – eccetto la devastazione causata dall’Ucraina.
 
In tutti gli anni della sua indipendenza, le autorità ucraine in Crimea hanno sfruttato ciò che era stato ereditato dall’URSS, senza investire un centesimo nella penisola – e, come risultato, la Crimea odierna è economicamente molto indietro rispetto alla fiorente regione russa del Kuban. Negli ultimi tre anni la Russia ha attivamente investito in Crimea (i sussidi annui ammontano ad oltre 600 milioni di dollari, senza contare gli investimenti miliardari per la costruzione di un ponte sullo Stretto di Kerč). Nonostante l’enorme pressione da parte delle sanzioni internazionali, le misure prese dalla Russia hanno già dato enormi benefici alla vita del popolo.
(da Strategic Culture – Traduzione di Leonardo Olivetti)