Militari britannici in Ucraina: le continue provocazioni contro Mosca

La corte costituzionale ucraina ha dato luce verde a un disegno di legge che modifica i principi legislativi base del paese al fine di ottenere la piena adesione all’Unione Europea e alla NATO. La decisione è stata annunciata il giorno dopo l’incontro tra i ministri della difesa dell’Ucraina e dell’Inghilterra, i quali hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si evidenzia il bisogno di espandere la cooperazione militare.

I capi della difesa sostengono che l’Operazione Orbital, il programma di addestramento iniziato nel 2015, sia stato un successo e debba continuare fino al 2020. Gli istruttori dell’esercito britannico, molti dei quali hanno una forte esperienza in operazioni di combattimento in Iraq e Afghanistan, hanno addestrato 9500 soldati ucraini. Un numero non specificato di soldati inglesi sarà inviato ad addestrare le forze speciali e la marina ucraine, in aggiunta ai 100 membri del personale già stanziati nel paese.

Una nave di indagine idrografica multiruolo sarà schierata nel Mar Nero l’anno prossimo per dimostrare il sostegno della Gran Bretagna all’Ucraina e garantire “la libertà di navigazione”. La HMS Echo non è una nave da guerra, ma porta le insegne navali. A settembre, l’Inghilterra ha fatto sapere di aver pianificato di aumentare la presenza di navi da guerra nel Mar Nero l’anno prossimo.

La presenza navale della NATO è vista come una provocazione dalla Russia, tra le crescenti tensioni nel Mar d’Azov. Un conflitto appare ormai imminente, e l’Occidente ha deciso di schierarsi con l’Ucraina nonostante il fatto che sia stata Kiev a provocarlo.

L’aumento della presenza militare britannica va contro gli accordi di Minsk, i quali sanciscono che il conflitto in Ucraina debba essere risolto attraverso i mezzi diplomatici e politici.

L’esercito statunitense sta già gestendo un centro di operazioni marittime localizzato all’interno della base navale di Ochakov, capace di inviare supporto marittimo alle operazioni militari. Centinaia di istruttori militari americani e canadesi stanno addestrando il personale ucraino al poligono di Yavoriv. Gli Stati Uniti stanno trasferendo all’Ucraina due fregate classe Oliver Hazard Perry. La mossa assicurerà una presenza navale costante alla NATO nel Mar Nero, in grado di aggirare le restrizioni imposte dalla Convenzione di Montreux, perché le navi avranno a bordo marinai americani che stanno conducendo “missioni di addestramento” e rimarranno sotto il controllo statunitense, nonostante le fonti ufficiali dicano diversamente. In totale, dieci navi di quella classe sono state messe a disposizione. A settembre, la guardia costiera statunitense ha trasferito due navi classe Island armate con mitragliatrici calibro .50 e cannoni da 25 millimetri. I trasferimenti sollecitano Kiev a sfidare militarmente Mosca.

Nessuno, né a Washington né a Londra, chiede perché una nazione industrializzata e un grande esportatore di armi debba dipendere dall’assistenza straniera. In un paese dove la corruzione è dilagante, come riportato anche dal Dipartimento di Stato USA, vengono confluite armi e offerto addestramento militare. Le proteste popolari sono all’ordine del giorno. Il conflitto in Donbass viene usato per distrarre la gente dai problemi interni. La frustrazione verso la riluttanza di Kiev a introdurre le riforme necessarie affinché si riduca l’influenza politica degli oligarchi sta crescendo. La gente comune in Ucraina ha bisogno di riforme politiche ed economiche, non di presenza militare straniera.

L’unica ragione per cui l’Occidente vuole tenere a galla la fallita Ucraina è per trasformarla in un trampolino per minacciare la Russia. Nonostante i molti problemi dell’Ucraina, il paese è stato recentemente premiato con uno status ufficiale alla NATO.

Il governo inglese sta passando un brutto periodo. Ha appena ottenuto una bozza di accordo per le relazioni post-Brexit con l’Unione Europea. L’accordo ha poche speranze di passare alla Camera dei Comuni. Nessuno sa come finirà, se i parlamentari diranno di no. Potrebbe non esserci del tutto una Brexit. Il Cancelliere Phillip Hammond crede che “se l’accordo non verrà approvato dal parlamento, avremo una situazione politica caotica… nel caos che ne deriverebbe, potrebbe non esserci affatto una Brexit”. Oppure potrebbero esserci negoziazioni infinite, conferenze di riconciliazione, ritardi e posticipi. Ci sono sostenitori del voto di sfiducia per il governo. Non si sa come finirà tutto questo.

Niente unisce un paese meglio di una minaccia esterna, come la Russia. La deadline per la Brexit è fissata al 29 marzo, con un periodo di transizione di 21 mesi in cui l’Inghilterra sarà ancora un membro. Gli eventi in Ucraina servono a gettare benzina sul fuoco. Far credere alla gente che l’Inghilterra stia aiutando una nazione povera sotto attacco è un modo per migliorare l’immagine e i sondaggi del governo. I membri del gabinetto non diranno mai al loro popolo che, offrendo aiuto militare all’Ucraina, il loro paese diventa complice di un conflitto che non pone alcuna minaccia ai loro interessi e la loro sicurezza. L’aiuto bellico britannico spinge il governo ucraino a cercare una soluzione militare.

La Russia non resterà a guardare. Se gli accordi di Minsk non saranno rispettati, avrà tutte le ragioni per riconoscere le autoproclamate Repubbliche di Lugansk e Donetsk come stati indipendenti e idonei per accordi di cooperazione militare, includendo basi militari permanenti sui loro territori, se lo chiedessero i governi. Nessuna legge internazionale verrebbe violata.

Il governo ucraino sta alimentando le tensioni perché il presidente Petro Poroshenko sta correndo per la rielezione nel marzo 2019, quindi su Azov sta scegliendo la linea dura. Coloro che fanno a gara per offrirgli aiuto militare diventano complici delle sue azioni avventuristiche, le quali potrebbero condurre a conseguenze disastrose. L’Inghilterra sarà responsabile per avere spronato Kiev ad adottare un approccio militaresco e ad avere trasformato il Mar d’Azov in un punto caldo che potrebbe scoppiare in qualsiasi momento.

(da Strategic Culture – Traduzione di Federico Bezzi)