“In Italia ci sono tanti piccoli Petain”: la strigliata di Giulio Sapelli

Giulio Sapelli – come ha dimostrato in più occasioni – è un economista eterodosso, rispetto alla narrazione cui usualmente i cittadini italiani sono abituati, proveniente tanto dalla televisione quanto dai principali quotidiani del Paese: le sue considerazioni, infatti, oltre che enucleare un punto di vista genuino e senza remore, hanno uno stampo squisitamente etico.

La sua weltanschauung [visione o idea del Mondo; N.d.R.] non riporta dati con il feticismo di coloro che su percentuali e decimali si masturbano il cervello al fine di trovare finanche il più minuto dei cavilli contabili, ma ne sottolinea cause e conseguenze nella vita reale: al di là delle carte stampate, dei grafici al computer e dei fogli di calcolo, e quindi sulle persone, sui cittadini.

Cittadini che l’economista piemontese desidera siano informati bene e con dovizia di particolari sulla contemporaneità, ed alla cui consapevolezza egli vuole contribuire con i suoi interventi. Ma la sua impresa – compiuta assieme a pochi altri eretici e dissidenti, quali Malvezzi, Bifarini, Micalizzi e così via – è paragonabile a quella compiuta dai salmoni per risalire i fiumi: oltre a dover badare ai pericoli esterni, essi debbono nuotare con tutte le loro energie in direzione contraria ad una forza avversa.

La fiumana del pensiero unico neoliberista, cui Sapelli è profondamente ostile, per le sue perversioni e le ricadute che queste hanno sulle persone comuni. Recentemente, egli è letteralmente sbottato sia contro questa uni-direzionalità della grande narrazione, sia contro coloro che tifano per lo spread ed a sfavore dell’Italia.

La condanna è durissima, con parole ficcanti, corrosive, al vetriolo, rilasciate ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è Desta” su Radio Cusano Campus, l’emittente appartenente all’Università Niccolò Cusano di Roma. Dinanzi ai conduttori Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti, questa è stata la sua sentenza, che merita (e necessita) di essere riportata nella sua interezza, nella sua energia strabordante:

C’è una via di mezzo tra apocalittici ed integrati. La situazione è un po’ più usuale di quello che viene rappresentato in Italia dai corifei, a cominciare da Padoan, che tifano per la Troika. Se noi guardiamo la stampa internazionale, ad esempio El Paìs dell’altro ieri: c’era la foto della ministra dell’economia spagnola con Moscovici e all’interno c’era un titolo molto neutro che diceva: ‘Con l’UE si comincia a trattare sulla legge di bilancio che sforerà del 2,7%’, e c’era un articoletto in cui dicevano quali erano le posizioni di Moscovici.

Poi c’era un corsivo in alto in cui si diceva che la stessa cosa stava capitando in Italia. Poi c’era una bella spiegazione in cui si diceva che prima che l’UE avvii una procedura d’infrazione di tempo ne passa. Poi ci si chiedeva cosa farà Moscovici quando arriverà la legge fiscale francese, dato che Macron ha impiegato 21 miliardi per un’ultra-reddito di cittadinanza.

Come la metteranno questi? Noi siamo l’unico Paese dove la classe dominante tifa perché l’Italia vada in default e venga commissariata, e lo fanno perché sono tutti eterodiretti. Qui ci sono tanti piccoli Petain¹, persone che sono pronte a garantire questa operazione di appropriarsi di asset importanti del nostro Paese.

In questi ultimi 20 anni, col neoliberismo, c’è stata un’ondata di intossicazione ideologica: oggi ai giovani si dice che per essere bravi devono fare gli imprenditori, altrimenti non sei nessuno. Ma il mondo è andato avanti perché abbiamo avuto dei bravi operai, impiegati, centralinisti.

Le domande che ci si possono porre sono quindi, tra le altre, le seguenti: che cosa si cela dietro la forza inaudita con la quale la Commissione Europea e la BCE si stanno scagliando contro l’Italia? Perché la narrazione dominante con la quale si interpreta la contemporaneità non è mai imparziale ed equidistante?

Un vecchio detto popolare dice: a pensar male si compie peccato, ma spesso ci si azzecca“.

Anche l’economista francese Jean Paul Fitoussi, intervenuto nei giorni scorsi a L’Aria Che Tira, ha riconosciuto, nelle sue fattezze, questo illecito e scriteriato accanimento contro il Bel Paese, mostrando con chiarezza i gangli terminologici con cui si pratica terrorismo mediatico nei confronti dei cittadini.

Ma ancora più clamorosi – riprendendo il filo con le dichiarazioni di Sapelli – sono coloro che, da posizioni di prestigio o potere nel panorama italiano, attaccano il governo non in maniera critica e costruttiva, bensì aprioristica e spesso foriera di violenza verbale e priva di argomentazioni convincenti e strutturate.

Costoro sono i medesimi che si schierano con un’Unione Europea che si è progressivamente manifestata cieca, la cui struttura (Maastricht e Lisbona) delegittima la democrazia e l’interventismo degli Stati a favore di un competitivismo esacerbato e tutt’altro che mutualistico e solidale.

Costoro, secondo l’economista, sarebbero disposti a far passare la popolazione dello Stivale sotto le forche caudine di un’ulteriore austerità spinta, pur di rispettare l’illogicità di regole contro la morale e niente affatto intelligenti – come tali definite, tra gli altri, da Romano Prodi, peraltro loro strenuo difensore.

Per fare un esempio: la Grecia, secondo la stessa narrazione dominante di cui sopra, sarebbe finalmente rinata, grazie alle amorevoli cure dell’austerity. Libera, quindi. Libera di dover vendere siti archeologici vecchi di millenni, libera di aver svenduto i propri aeroporti, libera di aver perduto oltre mezzo milione di cittadini emigrati, libera di aver tagliato le pensioni, libera di aver tolto liquidità alla sanità pubblica, libera di aver assistito a centinaia e centinaia di suicidi, libera di veder prosperare l’HIV, libera di avere persone incapaci di ereditare perché senza i soldi per pagarne le tasse: “libertà” conquistate grazie ai summenzionati pacchetti di misure economiche restrittive ed alienanti. Oltre che delittuose e scellerate.

Ecco, tale sarebbe il destino cui molti vorrebbero condurre l’Italia, a prescindere dalle sofferenze che esso causerebbe, semplicemente per rispettare regole ideologiche, paradigmi economici perversi e direttive anti-democratiche provenienti da enti sovranazionali che, negli anni, hanno dimostrato inadeguatezza e persino distopia.

Sapelli è stato adamantino in merito, la battaglia deve essere combattuta e capitanata attraverso due direttrici fondamentali: contro i Petain ed i corifei, e verso la popolazione; contro la narrazione univoca e mistificante, e verso una pluralità di voci e consapevolezze; contro l'”ordoliberismus” (come spesso lo chiama), e verso un’economia che ritorni ad essere sociale e morale, ovverosia a servizio dell’uomo, e non viceversa.

[¹Philippe Petain fu un generale francese; dopo l’occupazione tedesca della Francia nella Seconda guerra mondiale, formò un governo di collaborazione con l’occupante nazista]

(di Lorenzo Franzoni)