Piangono i progressisti di tutto il Mondo: LeU chiude

Una mesta notizia ha rabbuiato i cuori delle masse: Liberi e Uguali, il movimento politico di Pietro Grasso e Laura Boldrini, è ormai senza vita.  L’intera umanità progressista viene colpita da un enorme senso di vuoto, incolmabile, lancinante come cento punte di freccia conficcate nelle carni del cuore.

Da tempo sofferente, la creatura politica avrebbe dovuto tramutarsi in un partito politico, ma le varie parti che lo avevano costituito hanno iniziato a stridere l’una con l’altra: come se i vari pezzi del mostro di Frankenstein avessero sofferto di sindrome di rigetto, iniziando a scambiarsi la cancrena vicendevolmente.

Avrebbe dovuto essere l’alternativa “più a sinistra” del Pd e con tale ciclopico obiettivo storico era stato composto da armate di coraggiosi, guidate da condottieri politici di audacia inenarrabile: vi erano le “schiere” di Articolo 1 – Movimento democratico progressista con alla testa Pierluigi Bersani, poi c’era il partito che è anche un’affermazione (si spera non anche alle peggiori nefandezze del “Ce lo chiede l’Europa!” o del “I mercati bisogna rispettarli!”) ossia SI – Sinistra italiana, e poi il partito fondato e ispirato da Giuseppe Civati che si chiama Possibile, con stendardo di colore fucsia spento, quasi sul rosa, e col simbolo dell’eguale matematico ma obeso.

Si trattava, insomma, di un’alleanza indomita e fiera: immaginate soltanto una piazza, piena di sostenitori delle varie anime del fu Liberi e Uguali, con tutti questi simboletti e colori smorti, farebbe davvero terrore!

Certo, dovete adoperare un bel po’ di forza d’immaginazione per rappresentare mentalmente un’intera piazza popolata da LeU: alle politiche del 2018 per il Senato hanno ottenuto 4 seggi (990.500 voti, 3,28%) e per la Camera 14 (1.113.969 voti, 3,39%). Alle elezioni regionali sono riusciti ad eleggere uno dei loro – si, solo uno – nel Lazio e nel Friuli; in Lombardia e Molise nessuno.

Degno di nota sicuramente il fatto che la frattura è cresciuta sempre più proprio a seguito dei risultati elettorali delle politiche, quando il 14 giugno la segretaria di SI – Sinistra Italiana Beatrice Brignone comunica il rifiuto di partecipare al progetto. Della serie: i programmi politici, questi sconosciuti.

Non si prosegue neanche la “lotta“, che dovrebbe basarsi su idee e obiettivi solidi, ma tutto si fonda sulla palude instabile dell’immediatezza del voto. La spaccatura si allarga ulteriormente quando sempre SI, il 27 ottobre, auspica che sia coinvolto De Magistris (attuale sindaco di Napoli).

Liberi e Uguali ha rispettato il suo nome, perlomeno: ora, molti di loro, sono infatti liberi di tornare all’ovile del Pd, dal quale sono provenuti e al quale erano praticamente uguali; una sorta di partitino colorato esternamente di rosso, ma era soltanto antiruggine.

(di Pietro Vinci)