Cari colleghi, la stampa è puttana e Di Battista ha ragione

Le numerose indignazioni di molti popolari colleghi alle affermazioni di Alessandro Di Battista, che ha definito senza mezzi termini “pennivendoli e puttane” i giornalisti italiani, mi lascia francamente sconcertato. Perfino quando il pentastellato ha deciso di redigere una lista di “giornalisti buoni” qualcuno s’è risentito, e mi riferisco al signor Corrado Formigli in particolare.

Sono sconcertato e non perché, da giornalista, non mi senta in qualche maniera scosso da una critica simile. Ma perché francamente non riesco a comprendere quanto lo spirito di corporazione possa coinvolgere a tal punto i membri che ne fanno parte da negare apertamente la realtà.

Se poi devo pure spiegare una banalità, ovvero che seppur giornalista non mi sento certo la donna di facili costumi a cui si riferisce l’ex deputato 5 stelle, beh, allora vuol dire che abbiamo difficoltà a comunicare anche le ovvietà, le cose semplici, avendo quasi l’impressione che il nostro interlocutore sia un cretino o, al massimo, un incredibile ingenuo.

Le generalizzazioni esistono, fanno parte della vita, ed ogni gruppo umano, sia esso sociale, nazionale, lavorativo, o quel che vi pare, produce e genera dei risultati generali prima ancora che particolari.

Ebbene, i  “risultati generali” della stampa italiana (e in generale occidentale) sono stati, se ci limitiamo agli ultimi 10 anni: fake news sulla crisi georgiana, fake news sulla Russia, fake news sull’immigrazione, fake news sulla Brexit, fake news sulle primavere arabe, fake news sulla guerra in Ucraina e sui Maidan, fake news sulla guerra in Siria.

Certo, Formigli nella sua critica ai “giornalisti buoni” elencati da Di Battista pensa bene di non citare nessuno dei sopracitati eventi, della cui falsificazione in gran parte è stato ampiamente protagonista in questi anni, puntando su notizie locali, “le condizioni di Roma per le quali non siamo mai stati smentiti”. Eccerto. Comodo.

Intanto, per dieci anni, ci hanno raccontato una marea di balle. Il che non esclude che possano (o possiamo?) averne imbroccata una sulla situazione dei rifiuti in una città, ma anche questa è un’ovvietà che bisognerebbe spiegare anche al conduttore di Piazza Pulita.

Ci hanno raccontato di presunte ingerenze russe nelle elezioni americane che ancora continuano ad essere sostenute nonostante l’impossibilità tecnica (dimostrata dal libro Fake News del nostro caporedattore Roberto Vivaldelli).
Ci hanno raccontato di salvataggi umanitari fantomatici di ONG che di fatto promuovevano l’immigrazione clandestina e lo schiavismo.
Ci hanno raccontato di presunte crisi economiche che avrebbero condotto la Gran Bretagna sul lastrico a causa della Brexit (e pochi giorni fa il Corriere della Sera si è lanciato in un editoriale a dir poco demenziale di Luigi Ippolito dove, non potendo fare altro che riconoscere la piena occupazione raggiunta da qualche mese oltremanica, essa è stata definita addirittura un problema per le imprese che, a loro dire “si impoverirebbero”).
Ci hanno raccontato di un genuino movimento di popolo sia nei Paesi del Merio Oriente governati dai terribili e sanguinari dittatori, che nella Ucraina dove i sedicenti rivoluzionari venivano finanziati a suon di dollaroni dal solito e a questo punto noiosissimo (sentirlo nominare è ormai più ripetitivo di una partita di Serie A) George Soros.
Ci hanno raccontato del cattivissimo Assad e dei gloriosi ed eroici White Helmets. Il primo accusato di attacchi chimici poi ampiamente smentiti dai fatti e dai controlli, i secondi incensati di atti umanitari mentre si facevano i selfie con i terroristi di al-Nusra.

In appena dieci anni, tutto questo. Cosa dovrei dedurre da tutto ciò? Che la mia categoria sia linda e pinta? Oppure che non sia altro che uno strumento di potere ampiamente venduto a chi detiene le redini di un sistema sociale, culturale ed economico, facendo di tutto per dargli eco e sostegno?

Direi la seconda. Quindi la tendenza “puttane”, mi spiace, è lecita e stravince su tutta la linea. E ciascuna categoria deve prendersi la responsabilità di ciò che produce nel complesso, non nella condotta di pincopallino, Tizio, Caio o Sempronio.

Da parte mia, faccio di tutto per invertirla. Per il poco che conto. Ma chi si indigna, mi dispiace, o è terribilmente ingenuo o è un ipocrita.

(di Stelio Fergola)