Centenario Grande Guerra: chi odia l’Italia è sempre a Sinistra

“Vittoria! Approvata la mozione di FdI sulle celebrazioni del centenario della vittoria dell’Italia nella Prima  guerra mondiale, ricorre il prossimo 4 novembre”.

Giorgia Meloni ha festeggiato su facebook. E fa bene. Perché ogni piccola notizia positiva, in un Paese distrutto come l’Italia, può essere da stimolo per il futuro. Le celebrazioni sulla Grande Guerra e sui suoi caduti  si faranno.

Una minoranza di lettori si chiederà: “Perché, era in dubbio?”. Certo che lo era. Sui motivi potremmo discutere per settimane ed essere – diciamo la verità – anche un po’ ripetitivi, ma il dato è che per dare il via libera al festeggiamento di una Vittoria storica come quella del 1918, per lo meno nell’anno del Centenario, una vittoria che ha salvato l’Italia da una possibile fine orribile, oltre a gettare le premesse per costruire quella moderna che – nonostante tutto – viviamo tutti i giorni, si doveva esprimere un voto in Parlamento.

E non era così scontato che sarebbe andata bene. Dalla foto pubblicata dalla Meloni sui social, deduciamo che la “larga maggioranza” a cui fa riferimento è indiscutibile. Almeno 4/5 della Camera dei Deputati si è epressa favorevolmente. Poi c’è un altro quinto in rosso: sono, come ben si sa, i voti contrari.

A votare “No” sono stati PD, LeU ed i due deputati di SVP, il partito autonomista altoatesino. Nel secondo caso si può comprendere un voto negativo, come anche criticarlo violentemente: se non accettano la storia d’Italia, i signori a nord di Trento sarebbero liberissimi di promuovere una politica autenticamente indipendentista, anziché continuare mangiare da anni sulle spalle dello Stato italiano e poi agire per indebolirlo ancora di più di quanto già non sia.

Il caso del PD però rappresenta una dichiarazione d’odio autoctono ufficiale verso l’Italia. Non le semplici frasi allo zucchero per l’integrazione, l’accoglienza che nascondono sempre la solita cultura anti-nazionale, non la semplice repressione del “nazionalismo malvagio”, ma un atto di volontà, una dichiarazione di ostilità ai propri simili e ai propri connazionali.


Tutto questo dopo l’intervento del deputato Luca De Carlo (sempre di FdI) che aveva chiesto con forza, con un ultimo sussulto di far qualcosa, di non morire di inerzia, di indifferenza, per l’ennesima volta, anche durante una ricorrenza unica, 100 anni dopo, che chissà quando si ripeterà se qualcosa non cambia sul serio, nell’aria delle strade italiane, dei suoi splendidi borghi, delle sue imponenti città e metropoli. “L’approvazione della mozione di FdI è una bella vittoria sugli immemori e sugli anti italiani in servizio permanente effettivo”, si legge sul Secolo d’Italia. È incontestabile, pur nel suo dato minimo e ancora sfumato.

Poco più di una settimana fa scrivevo questo articolo. L’auspicio evidente del contenuto era che in Italia anche la sinistra, da sempre tradizionalmente contraria alla difesa del popolo italiano, facesse quella svolta necessaria anche a sé stessa, per non morire miseramente come pare stia avvenendo ai consensi del Pd.

Oltre a ciò, l’altrettanto evidente consapevolezza che ciò non sarebbe mai accaduto. Non mi pento di averlo scritto. Ho sempre pensato che la conversione sia una speranza che tutti dobbiamo serbare dentro, specie quando tratta di un argomento tanto importante, necessario alla nostra stessa esistenza come cultura, oltre che come popolo.

Quanto successo oggi a Montecitorio, però, forse, ha i caratteri della novità. Si possono ricordare le azioni ambigue del vecchio PCI nel difendere e oscurare le foibe istriane, il suo atteggiamento fondamentalmente ostile alla protezione dei confini a Nord Est, il vilipendio che sempre ha esercitato per le celebrazioni della Vittoria della Grande Guerra, nel penoso razzismo anti-italiano espresso dopo lo sbiadimento della vecchia bandiera rossa.

Ma mai come nel caso di oggi la sinistra, che sia rappresentata dal PD, LeU o da altre formazioni politiche, aveva esplicitato su una questione netta – un successo fondamentale per l’esistenza stessa della Nazione – il proprio odio all’Italia, in ogni sua forma, culturale, identitaria, storica. In un giorno importante che ha visto il voto favorevole anche della Lega, a dimostrazione che qualcosa c’è ancora in una classe politica che, lo speriamo tutti, un giorno recuperi la propria credibilità, ma soprattutto la propria dignità.

In certi schieramenti, evidentemente, non esiste ormai nemmeno la voglia di salvare almeno le apparenze.

C’è da indignarsi, c’è da criticare? Certamente. Ma forse per la prima volta in vita mia tendo ad essere moderatamente ottimista. Quanto accaduto oggi a Montecitorio ha permesso di guardare il nemico negli occhi. Lo stesso nemico che auspica la fine del popolo italiano, la sua estinzione, la fuga dei giovani, la perdita di ogni loro diritto nel lavoro, e la loro sostituzione con gli immigrati.

Ecco perché bisogna sempre tentare e sempre sperare. Anche per le briciole, anche se il fallimento è quasi certo. Viva l’Italia, per quanto anacronistico possa sembrare.

(di Stelio Fergola)