Riace modello di delinquenza: in manette il sindaco amico di Saviano

Mimmo Lucano, il sindaco precursore di un modello di accoglienza “sostenibile”, è agli arresti domiciliari. La motivazione è favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Nelle sue azioni, a quanto si legge dal rapporto del GIP di Locri, traspare una particolare spregiudicatezza nell’organizzare veri e propri matrimoni di convenienza tra cittadini riacesi e donne straniere per favorire illecitamente la permanenza di queste ultime nel territorio italiano. Gli strumenti di cui si serviva per questo espediente criminoso volto a dirottare la disciplina prevista dalle norme nazionali per ottenere l’ingresso in Italia erano i fondi provenienti dal Viminale.

Gad Lerner e Roberto Saviano, tuttavia, hanno gridato subito allo scandalo. Hanno invitato ad usare l’arma della disobbedienza civile per difendere i diritti degli immigrati affinché possano godere di una condizione di pace sociale. Insomma, l’ennesima staffilata contro il governo gialloverde, in particolare Matteo Salvini.

Ma è davvero così? Ovviamente no. Il 7 aprile 2018, in una assemblea pubblica alla presenza del presidente della Regione Calabria, Matteo Oliverio, il sindaco in questione denunciava la mancanza di risorse per andare avanti. “Riace diventerà una città fantasma”, diceva. Dal 2016, infatti, i progetti ministeriali avevano progressivamente bloccato i fondi dedicati ai suoi programmi di accoglienza in concomitanza con il proseguo delle indagini ai suoi danni nell’ambito dell’Operazione Xenia.

In quel periodo chi c’era agli Interni? Marco Minniti, quindi il PD. Mimmo Lucano, quindi, non lotta contro una legge iniqua, la viola. Un’inchiesta giudiziaria per favoreggiamento alla clandestinità non è un primo atto verso la trasformazione definitiva dell’Italia da democrazia a stato autoritario, ma un gesto da Paese civile. Accettatelo.

(di Davide Pellegrino)