Arriva a Trento il controverso imam salafita Ben Hassen

L’imam salafita Bechir Ben Hassen è stato ospite della Comunità islamica di Trento una decina di giorni fa, dal 14 al 16 settembre, senza che la cosa destasse scalpore alcuno né venisse riferita dai media. Si tratta di un controverso predicatore franco-tunisino, noto per le sue posizioni estremiste e violente, ma che, nonostante questo, conta ben 34 mila follower sui social.

Questo personaggio fu condannato per il sequestro dei suoi figli, si prese 6 mesi di carcere per diffamazione via social di un professore universitario tunisino, nel 2012 fu catturato in Marocco (con mandato di arresto internazionale) per aver rifiutato di concedere la custodia dei suoi 4 figli alla ex moglie. Ma, guai giudiziari a parte, è celebre soprattutto per aver dichiarato che “tutti coloro che criticano il nostro profeta meritano la morte per impiccagione”.

Accostato spesse volte ad ambienti estremisti vicini o fiancheggiatori del terrosimo, tra il 2007 e il 2010 fu anche Imam della moschea di Villiers in Francia, luogo noto per essere stato una fucina di jihadisti partiti alla volta del Medio Oriente durante l’ascesa dell’ISIS. Anche se, per la cronaca, bisogna riconoscere lo stesso imam si è sempre “ufficialmente” espresso davanti al pubblico contro l’ISIS e le azioni degli jihadisti.

A differenza del silenzio rilevato in Trentino, nel settembre 2015 la sua presenza all’Università di Laval, Quebec City, scatenò un polverone. Si scomodò addirittura la deputata Nathalie Roy, che ebbe a dichiarare: “La Laval University lascia il lupo nell’ovile. È davvero sorprendente apprendere che quest’uomo, a cui è stata inibita la possibilità di predicare in Tunisia, rimosso da una moschea e arrestato nel 2013 dall’Interpol, abbia il diritto di venire a dire ai nostri accademici come prevenire la radicalizzazione. Per noi è chiaro: Bechir Ben Hassen non ha credibilità e non è il benvenuto in Quebec. […] Quest’uomo  ha approvato gli attacchi di Charlie Hebdo in una conferenza pubblicata il 10 gennaio 2015 su Internet, sostenendo che la punizione per chi insulta il profeta è la morte. Se non si tratta di incitamento all’odio e alla violenza, mi chiedo davvero che cosa serva per negargli l’accesso”.

Nel 2012, in un’intervista che l’ex presidente tunisino Rached Ghannouchi, leader del partito islamista Ennahada, concede proprio a Ben Hassen, l’allora presidente rassicura l’imam sulla volontà di istituire la sharia nel Paese: “Finché abbiamo il potere dobbiamo farlo il più rapidamente possibile. E se non si iscrivono immediatamente le leggi della sharia nella Costituzione, i partiti di sinistra influenzeranno l’Occidente”.

La presenza di questo Imam nel tranquillo Trentino è passata assolutamente inosservata sui diversi media. Eppure ci chiediamo quanto i trentini, e anche gli italiani, si possano sentire rassicurati dalla presenza entro i nostri confini di un imam che incita ad instaurare la sharia e a “punire con la morte” chi offende Maometto.

(di Roberto Vivaldelli – da ilGiornale)