Il governo gialloverde e le Nuove vie della Seta

Appena insediatosi, il cosiddetto “Governo del cambiamento” ha intrapreso un’azione determinata a connettere l’Italia alle Nuove vie della Seta, l’iniziativa strategica della Cina (BRI) il miglioramento dei collegamenti e della cooperazione tra paesi nell’Eurasia. Durante il primo forum della Belt and Road Initiative, svoltosi il 14-15 maggio 2017 a Pechino, l’allora presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni aveva ottenuto la promessa da parte del governo cinese di investimenti nei porti di Trieste e Genova.

La situazione a giugno 2018 (cartina di Limes, a cura di Laura Canali)

A un anno di distanza,  Roma non aveva ancora firmato con Pechino il memorandum d’intesa per sancire la sua partecipazione alla Bri. Inoltre, nessun accordo fu ufficializzato per rendere i porti nostrani snodi concreti dell’iniziativa. Dal punto di vista diplomatico, una netta accelerazione si è avuta con l’insediamento del governo gialloverde.

Alla fine di agosto, il Ministro dell’Economia Giovanni Tria, recatosi in Cina, ha siglato quattro accordi di cooperazione bilaterale con Pechino. Come riporta l’Agi, Cassa Depositi e Prestiti ne ha firmati due. Il primo con Intesa SanPaolo a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese italiane in Cina. Il secondo con Bank of China (uno dei principali gruppi bancari): si tratta di una intesa preliminare a favore delle esportazioni e dell’internazionalizzazione delle imprese italiane in Cina.

Snam, invece, ha siglato un memorandum d’intesa con State Grid investment Development, controllata dal gigante dell’energia elettrica State Grid Corporation of China, per la cooperazione nelle nuove tecnologie e nella riduzione delle missioni di CO2. Fincantieri ha inoltre siglato un memorandum d’intesa con China State Shipbuilding Corporation, il maggiore gruppo cantieristico cinese, per l’ampliamento della cooperazione industriale.

Accanto all’iniziativa del Ministro Tria, c’è quella del Ministro per lo Sviluppo Economico e vice Premier Luigi di Maio, che lo scorso agosto ha creato una Task Force Cina presso il ministero. Tale Task Force, si legge sul sito dello stesso ministero, è stata costituita “su impulso del Vicepresidente del Consiglio e Ministro Di Maio e del Sottosegretario Prof. Geraci” ed è  “un meccanismo operativo di lavoro, cooperazione e dialogo fra Governo, associazioni di categoria e società civile, volto all’elaborazione di una nuova strategia nazionale di sistema, destinata a rafforzare le relazioni economiche e commerciali con la Cina”.

“La velocità con cui la Cina sta trasformando il proprio sistema rende obsoleti molti degli schemi di analisi tradizionali dello sviluppo economico. La costituzione della Task Force Cina è quindi dettata, inter alia, dall‘opportunità di costituire un meccanismo di analisi in grado di reagire alla stessa velocità, onde evitare di restare a guardare passivamente l’asse mondiale spostarsi verso est”.

Tra gli obiettivi primari della Task Force si evidenzia quello di “potenziare i rapporti fra Cina e Italia in materia di commercio, finanza, investimenti e R&D e cooperazione in Paesi terzi, facendo sì che l’Italia possa posizionarsi come partner privilegiato e leader in Europa in progetti strategici quali la Belt and Road Initiative e Made in China 2025″.

Arriviamo dunque alla recente missione istituzionale del vicepremier Di Maio a Chengdu, nel sud-ovest della Cina. Secondo lo stesso Di Maio, la chiusura dei negoziati per la partecipazione dell’Italia all’iniziativa strategica di Pechino potrebbe avvenire entro l’anno: “Per noi è molto importante chiarire che siamo contenti di essere l’unico Paese del G7 ad avere portato avanti fino a questo punto i negoziati”, ha detto Di Maio, “ed è chiaro anche che entro la fine dell’anno si potrebbe arrivare alla firma, e quindi alla chiusura dei negoziati, qualora si potrà discutere nei prossimi mesi con il governo cinese di alcune questioni della via della Seta, che per noi sono dirimenti”.

Il vicepremier ha poi aggiunto, come riporta l’Agi: “Potere investire in Paesi terzi come quelli africani con un partner come la Cina può essere un’ottima occasione per migliorare la vita di quelle persone e allo stesso tempo migliorare le condizioni economiche delle nostre aziende”.

Per l’Italia, migliorare l’interconnessione con la Cina e con gli altri Paesi eurasiatici è di fondamentale interesse. Se il governo dovesse siglare entro l’anno l’accordo con Pechino, per il nostro Paese si tratterebbe di un’ottima notizia, a conclusione di un’iniziativa diplomatica e strategica di estrema importanza.

(di Roberto Vivaldelli)