Chiesa sotto accusa e Bergoglio tace

Le clamorose rivelazioni di Mons. Carlo Maria Viganò restituiscono un ritratto impietoso del grave stato di peccato in cui versa la Chiesa di Roma, a vari livelli, fin dai vertici.

L’ex Nunzio Apostolico degli USA, nel suo memoriale, fa nomi e cognomi, accuse precise e puntuali, riportando le aberrazioni di cui si sono macchiati non solo alcuni pastori, chiamati a pascere il gregge di Cristo e trasformatisi invece in lupi rapaci, mietitori di incolpevoli vittime, ma anche i loro superiori, i quali hanno voltato lo sguardo dall’altra parte e non hanno preso provvedimenti che avrebbero potuto limitarne, con ogni evidenza, il numero.

Dagli Stati Uniti all’Australia, dal Cile all’Honduras, gli scandali si moltiplicano e, riferisce Mons. Viganò, “Gravissima è la responsabilità dei Vescovi. […] Vescovi e sacerdoti, abusando della loro autorità, hanno commesso crimini orrendi a danno di loro fedeli, minori, vittime innocenti, giovani uomini desiderosi di offrire la loro vita alla Chiesa, o non hanno impedito con il loro silenzio che tali crimini continuassero ad essere perpetrati”.

Tra questi insabbiatori, ci sarebbe anche il Vescovo di Roma, Jorge Mario Bergoglio, che avrebbe saputo degli abusi commessi dall’Arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick, se non prima, dallo stesso Mons. Viganò, in visita a Roma circa tre mesi dopo la sua elezione al soglio pontificio nel 2013.

A questo forse alludeva quando si scagliava contro il “terrorismo delle chiacchiere”, “anche in Vaticano”? Indurre a stare zitti e coprire tutto, come ha fatto lui di fronte a notizie di una gravità inaudita riferitegli da Mons. Viganò?

Per non parlare, ma questo è il meno, della mancanza di coerenza manifestata dallo stesso Bergoglio riguardo a questo tema a lui tanto caro: in passato ha più volte paragonato il “chiacchierone” a un “terrorista”, usando con leggerezza tale termine in questi tempi sanguinosi in cui abbiamo assistito a terribili attentati in Europa.

Si legge infatti nel memoriale che il pontefice romano avrebbe chiesto in privato all’ex nunzio “con tono accattivante”: “Il card. McCarrick com’è? Io gli risposi con tutta franchezza e se volete con tanta ingenuità: Santo Padre, non so se lei conosce il card. McCarrick, ma se chiede alla Congregazione per i Vescovi c’è un dossier grande così su di lui.

Il cardinale Theodore McCarrick

Ha corrotto generazioni di seminaristi e di sacerdoti e papa Benedetto gli ha imposto di ritirarsi ad una vita di preghiera e di penitenza”. Il papa non fece il minimo commento a quelle mie parole tanto gravi e non mostrò sul suo volto alcuna espressione di sorpresa, come se la cosa gli fosse già nota da tempo, e cambiò subito di argomento. Ma allora, con quale finalità il papa mi aveva posto quella domanda: “Il card. McCarrick com’è?”. Evidentemente voleva accertarsi se ero alleato di McCarrick o no”.

Un caso isolato? No, stando sempre alle rivelazioni di Mons. Viganò, il quale riferisce che il 10 ottobre del 2013, nell’udienza che Bergoglio gli concesse, gli rivolse una domanda simile, questa volta sul Cardinale Donald Wuerl, anch’egli a conoscenza della peccaminosa e immorale condotta dell’ex Cardinale McCarrick (peraltro elettore di Bergoglio).

Mi chiese: ‘Il Card. Wuerl com’è, buono o cattivo?’ ‘Santo Padre – gli risposi – non le dirò se è buono o cattivo, ma le riferirò due fatti’. Sono quelli a cui ho già sopra accennato, che riguardano la noncuranza pastorale di Wuerl per le deviazioni aberranti alla George Town University e l’invito da parte dell’arcidiocesi di Washington a giovani aspiranti al sacerdozio ad un incontro con McCarrick! Anche questa seconda volta il papa non manifestò alcuna reazione“.

Tornando a McCarrick, Bergoglio, afferma Mons. Viganò, “ha continuato a coprirlo, non ha tenuto conto delle sanzioni che gli aveva imposto papa Benedetto e ne ha fatto il suo fidato consigliere insieme con Maradiaga. […] Solo quando vi è stato costretto dalla denuncia di un abuso di un minore, sempre in funzione del plauso dei media, ha preso provvedimenti nei suoi confronti per salvare la sua immagine mediatica. […] Papa Francesco sia il primo a dare il buon esempio a Cardinali e Vescovi che hanno coperto gli abusi di McCarrick e si dimetta insieme a tutti loro”.

E a questo atto di accusa come ha reagito il pontefice romano? Con trasparenza? Con una smentita? Con sincerità? Nient’affatto! Sul volo di ritorno dall’Irlanda, dove si è appena concluso l’Incontro mondiale delle famiglie, durante il quale Bergoglio ha chiesto perdono per la piaga della pedofilia che ha infestato e tuttora infesta, in parte, il sacerdozio, ha dichiarato: “Fate voi il vostro giudizio. Io non dirò una parola su questo”. Che equivale al “Parlo solo in presenza del mio avvocato” o “Mi avvalgo della facoltà di non rispondere” di un reo qualunque colto in flagranza.

E ha pure la faccia tosta di buttarla sulla “maturità professionale dei giornalisti”! Cioè, tra le righe, dovremmo leggere: “Se credete alle parole di Viganò non siete bravi giornalisti”?

Se le accuse fossero vere, e non avremmo ragione di non credere a Mons.Viganò, malgrado gli inutili e ridicoli tentativi di tv a reti unificate, stampa e vaticanisti di delegittimarlo, dovremmo registrare anche l’ipocrisia che regna ai vertici della Chiesa di Roma.

Altro che “nuovo episodio di opposizione interna”, come si legge sull’Osservatore Romano! Questa volta per Bergoglio non sarà sufficiente trincerarsi vigliaccamente dietro il muro del silenzio, come ha fatto con i dubia dei quattro Cardinali su “Amoris Laetitia”. Dovrà rispondere, ai vescovi americani e ai fedeli, che giustamente pretendono spiegazioni.

A tutto questo potremmo aggiungere che vi è un altro problema, e sta a monte, cioè nella mancanza di chiarezza riguardo al tema dell’omosessualità: “L’80% degli abusi riscontrati è stato nei confronti di giovani adulti da parte di omosessuali in rapporto di autorità verso le loro vittime”, dichiara senza tergiversare Mons. Viganò, il quale denuncia quell’ ”ala deviata della Compagnia di Gesù, purtroppo oggi maggioritaria, che già era stata motivo di gravi preoccupazioni per Paolo VI e per i successivi pontefici. Basti solo pensare a P. Robert Drinan, S.J., eletto quattro volte alla Camera dei Rappresentanti, accanito sostenitore dell’aborto, o a P. Vincent O’Keefe, S.J., fra i principali promotori del documento The Land O’ Lakes Statement del 1967, che ha gravemente compromesso l’identità cattolica delle Università e dei Collegi negli Stati Uniti. […] James Martin, S.J., […] nominato Consultore del Dicastero per le Comunicazioni, noto attivista che promuove l’agenda Lgbt, prescelto per corrompere i giovani che si raduneranno prossimamente a Dublino per l’Incontro mondiale delle Famiglie [conclusosi due giorni fa], non è se non un triste recente esemplare di quell’ala deviata della Compagnia di Gesù [si ricordi, tra l’altro, che lo stesso Bergoglio è un gesuita]”.

L’omoeresia va condannata senza se e senza ma, perché qui è in gioco la salvezza delle anime, e come ha detto San Paolo, “I sodomiti non erediteranno il Regno di Dio” (1Corinzi 6,10). Ingenerare confusione vuol dire fare il gioco del maligno: “Occorre denunciare la gravità della condotta omosessuale. Occorre sradicare le reti di omosessuali esistenti nella Chiesa”, scrive ancora l’ex nunzio. “Queste reti di omosessuali, ormai diffuse in molte diocesi, seminari, ordini religiosi, ecc., agiscono coperte dal segreto e dalla menzogna con la potenza dei tentacoli di una piovra e stritolano vittime innocenti, vocazioni sacerdotali e stanno strangolando l’intera Chiesa”.

Ampliando il discorso, delle due l’una: o la Chiesa, come va predicando il pontefice romano, “accoglie” tutti, di qualsiasi religione, di qualsiasi orientamento sessuale, di qualsiasi stato civile (si pensi ai divorziati risposati ammessi ai Sacramenti!), tradendo di fatto la Dottrina, Cristo e i suoi insegnamenti, il suo sacrificio salvifico, oppure parla chiaro e ribadisce con forza i princìpi che per secoli l’hanno accompagnata, e che non hanno nulla a che vedere con il progressismo imperante di questi ultimi tempi.

Sembra che la strada, tuttavia, con le sue scelte, le sue nomine, i suoi scritti e le sue numerose dichiarazioni eterodosse, il pontefice romano l’abbia già tracciata, fino a un punto di non ritorno.

(di Federica Palmieri)