Caso Diciotti-Albania: i vincoli UE sono una prigione

Quando sosteniamo che un’uscita dall’UE sarebbe vantaggiosa in termini di accordi bilaterali con i singoli Paesi lo facciamo con cognizione di causa.

Basti pensare al fresco contenzioso migranti Diciotti-Albania. Fonti di Bruxelles spiegano che “L’Italia non può inviare potenziali richiedenti asilo a Tirana, a meno che i migranti non accettino il trasferimento su base volontaria“. Non è permesso, quindi, secondo il diritto comunitario sui rimpatri inviare qualcuno, contro la sua volontà, verso un Paese di cui non è originario o attraverso cui non è transitato.

Secondo la Commissione Europea, addirittura, è “illegale” l’ipotesi di spostare chi arriva nell’area Schengen direttamente sul territorio di uno Stato terzo senza alcuna forma di valutazione di una richiesta di asilo degli Stati membri. “Ci sono regole chiare sull’asilo e le autorità nazionali hanno la responsabilità di assicurarne qualsiasi procedura“, si legge.

Allo stato attuale, con zero solidarietà mostrataci da chi, a parole, spinge per l’accoglienza contro i populismi (quel pagliaccio di Emmanuel Macron), sono chiaramente vincoli suicidi. Senza di essi, è quasi scontata la maggiore libertà di manovra.

Per capirlo è sufficiente citare il 1991. Sulla base di un Memorandum di Intesa firmato da Ylli Bufi e da Gianni de Michelis (all’epoca Ministro degli Esteri), Roma intraprendeva la “operazione Pellicano“. Si impegnava ad inviare per una missione umanitaria le proprie unità militari a Durazzo e Valona. Il compito categorico era di distribuire generi alimentari e pattugliare le coste albanesi per stroncare il fenomeno dell’immigrazione clandestina. Il risultato fu eccelso.

L’Albania riuscì a sopravvivere fino ai nuovi raccolti e poté affrontare una fase economica ricostruttiva che stroncò le partenze, almeno fino al 1997 con il governo Prodi. Oggi, con Edi Rama, vuole ricambiare la cortesia accettando di mettersi ad un tavolo senza particolari pretese. Approfittarne facendo valere la nostra sovranità.

(di Davide Pellegrino)