Governo, ecco perché l’occasione è storica

Lo stallo tra il governo e le istituzioni europee in merito alla vicenda della nave Diciotti ha evidenziato, semmai ce ne fosse ancora bisogno, la netta volontà, da parte dell’esecutivo Conte, di cambiare nettamente rotta per quanto riguarda la gestione del fenomeno dell’immigrazione.

La voce è stata alzata come mai prima d’ora, lo scontro con Bruxelles è ai massimi termini e non ci si può non chiedere quanto “il governo del cambiamento” possa realmente, in termini di forza, stravolgere una situazione consolidatasi in numerosi anni di prassi supina. Quanto Lega e 5 stelle potranno resistere avversando istituzioni europee, istituzioni interne e media vari?

Di certo la soluzione tampone che ne è venuta fuori (e che ha fatto registrare sostanzialmente un pareggio tra Roma e Bruxelles) non potrà ripetersi per sempre. Resta ferma quindi la necessità, per l’alleanza gialloverde, di trovare una soluzione definitiva al problema, ad esempio con l’ipotesi del blocco navale, idea di certo di fortissima rottura (al punto che persino Salvini si è visto bene dal tirarla in ballo) ma probabilmente unica mossa efficace per raggiungere l’obbiettivo, data anche la sordità dei partner europei.

Al di là del legittimo dubbio e delle obbiettive difficoltà sopracitate però va compresa anche la portata straordinaria dell’occasione.

Se solo tornassimo col pensiero a 5 anni nemmeno i più ottimisti tra i sovranisti avrebbero potuto immaginare una condizione generale migliore di quella attuale. La Brexit ed i suoi effetti, il gruppo Visegrad (per quanto possa esserlo limitatamente) più forte che mai a rappresentare un altro modello di Europa, asse franco-tedesco in difficoltà e soprattutto un possibile alleato alla Casa Bianca del calibro di Donald Trump, dal canto suo sempre più in rotta con l’establishment europeo e in palese ricerca di alleati.

Inutile negarlo, è il tycoon l’uomo chiave, quello che può dare la forza politica a questo governo per provare a scardinare lo scardinabile e a recuperare un minimo di sovranità, almeno su questioni economiche e di immigrazione. Difficilissimo sarà invece, in ogni caso, fare altrettanto sul piano geopolitico (pare ad oggi estremamente più semplice attuare durissime politiche migratorie, ad esempio, che togliere le sanzioni alla Russia).

Ma le occasioni, se vengono fatte scorrere via, vuoi per timore o per eccessivo zelo, potrebbero difficilmente riproporsi nel breve periodo. In ogni caso non resta che attendere e vedere come evolverà uno scenario che avrà in ogni caso bisogno di una svolta definitiva nel brevissimo periodo. Hic et nunc. È qui e ora che il governo, se davvero intenzionato a farlo, deve muovere il primo passo di rottura. Domani potrebbe essere troppo tardi.

(di Simone De Rosa)