Perché non mi schiero a difesa dell’ordine internazionale liberale

La scorsa settimana, un gruppo di importanti studiosi di relazioni internazionali ha pubblicato una petizione sul New York Times intitolata: “Perché dovremmo salvare l’ordine e le istituzioni internazionali”. Potete trovare il testo e la lista dei firmatari qui. Le persone che hanno stilato la petizione sono grandi nomi nel campo dell’economia politica internazionale, ma la lista di firmatari include anche molte persone che lavorano su altri aspetti delle relazioni internazionali, tra i quali sicurezza, genere e così via.

La petizione si rivolge al presidente americano Donald Trump e, in particolare, alla sua scarsa considerazione -se non proprio aperta ostilità- per le varie istituzioni che hanno modellato la politica mondiale degli ultimi sessant’anni. Essa sostiene che “l’ordine internazionale formato dopo la Seconda Guerra Mondiale fornisca importanti benefici agli Stati Uniti” e dichiara che “la leadership americana ha contribuito a creare questo sistema”, il quale “ha ottenuto enormi successi”. Il testo della petizione riconosce che gli Stati Uniti abbiano “sostenuto la maggior parte dei costi” di questo ordine, ma che comunque il paese abbia ottenuto “grandi benefici”. I firmatari sono “allarmati” dai continui e “sconsiderati” attacchi di Trump verso queste istituzioni. Anche se ammettono che “l’ordine globale necessiti di enormi cambiamenti”, tuttavia avvertono che la fine di queste istituzioni porterebbe il mondo nel caos.

Sono stato invitato a firmare, e ci ho riflettuto seriamente. Gli sponsor di questa petizione sono studiosi dai quali ho imparato molto in questi anni, e alcuni di loro sono validi colleghi e amici stretti. Avendo contribuito, in precedenza, alla stesura di altre due petizioni (una contro l’invasione dell’Iraq nel 2002, e una a favore dell’accordo sul nucleare iraniano), credo sia giusto che gli intellettuali facciano conoscere al grande pubblico le loro opinioni attraverso questo mezzo. E condivido lo sgomento dei firmatari per l’incompetente gestione della politica estera di Trump, la quale ha già arrecato un notevole danno alla posizione degli Stati Uniti, e probabilmente ne arrecherà di più in futuro.

Ma, alla fine, ho deciso di non firmare, nonostante il mio rispetto per gli autori e la condivisione di alcune delle cose che hanno scritto. Lasciatemi spiegare perché.

In primo luogo, la petizione elenca una serie di diverse istituzioni che avrebbero caratterizzato l’ordine postbellico, incluse ONU, NATO, WTO, e l’Unione Europea. Oltretutto, le riconosce come direttamente responsabili degli ultimi sessant’anni di prosperità e di pace tra le maggiori potenze. Non c’è dubbio che alcune di queste cose siano vere (potremmo aggiungere anche, ad esempio, il Trattato di non proliferazione nucleare), ma non è esatto dire che ognuna di queste istituzioni sia stata ugualmente importante nel raggiungimento dei risultati. Per un realista come me, per esempio, la contrapposizione USA-URSS e l’esistenza delle armi nucleari hanno impedito una guerra di larga scala molto più di tutte le istituzioni citate nella petizione.

Secondo, la loro tesi rinforza la nostalgia per l’“ordine internazionale liberale”, ormai diventato una questione di fede per i critici di Trump. Come hanno notato Andrew Bacevich, Patrick Porter, Paul Staniland, Graham Allison e altri, il cosiddetto ordine liberale non era affatto il Nirvana che oggi la gente crede che fosse. Non fu mai un ordine globale, e ci furono molti comportamenti illiberali anche da parte di quei paesi che si proclamavano aderenti ai valori liberali. Gli Stati Uniti hanno sostenuto diversi leader autoritari durante la Guerra Fredda (e lo fanno tutt’ora) e Washington non ha esitato a infrangere le regole dell’ordine liberale quando gli andava, esattamente come accaduto con lo smantellamento del sistema di Bretton Woods nel 1971 e con l’invasione dell’Iraq nel 2003.

Terzo, la petizione non evidenzia in maniera sufficiente come alcune delle istituzioni che difende siano in realtà fonte di molti problemi attuali. La NATO era un’istituzione importante durante la Guerra Fredda, e ha contribuito ad estendere l’influenza americana, ma si può sostenere che da allora sia diventata una forza distruttiva, principalmente a causa della sua espansione verso est. Allo stesso modo, la creazione della WTO e il proseguimento di ciò che il mio collega Dani Rodrik chiama la “iperglobalizzazione” ha avuto effetti economici deleteri per milioni di persone, e ha contribuito alla valanga populista che sta ridefinendo la politica nel mondo occidentale.

Per essere sinceri, il testo definitivo della petizione riconosce la necessità di “grossi cambiamenti” nell’attuale ordine globale (una frase che non era presente nella bozza originale che mi era stata inviata), e due eminenti firmatari, Robert Keohane e Jeff Colgan, hanno scritto un’ottima critica su come l’ordine liberale abbia perso di vista i propri obiettivi. Ma la petizione non precisa quali cambiamenti intenda supportare.

Sarebbe stato un po’ contraddittorio, per me, firmare. Avendo scritto diversi articoli nei quali chiedevo che gli Stati Uniti riducessero gradualmente il proprio ruolo in Europa, e avendo recentemente terminato un libro che critica l’impegno bipartisan americano verso l'”egemonia liberale” e la feticizzazione della “leadership statunitense” sulla quale si basa, sarebbe stato piuttosto strano cambiare improvvisamente rotta e unirmi in questa particolare impresa, specialmente considerando quale sia la sua visione del precedente ordine istituzionale.

Infine, dubito dell’efficacia di questa dichiarazione, anche se non metto in dubbio la sincerità di chi l’ha scritta e firmata. Dio solo sa quante petizioni ho firmato nella mia vita, che hanno avuto poco o nessun effetto, e sarei stupito di sapere che una qualunque petizione firmata da un gruppo di studiosi possa persuadere il presidente a cambiare idea, o i suoi sostenitori a cambiare idea su di lui. Ma questa non è una ragione per rimanere in silenzio; a volte è importante affinché, in futuro, si sappia che si sono sollevate obiezioni. Né mi preoccupa che questa petizione dia a Trump e ai suoi tirapiedi di Fox News un altro liberale sovrappeso da attaccare.

Piuttosto, la mia obiezione è che difendere il vecchio ordine in questa maniera sia, anzitutto, una proposizione politica destinata alla sconfitta, e una distrazione dal vero obiettivo: capire come dovrà essere impostato il nuovo ordine. In quanto comunità di studiosi, dovremmo spendere meno tempo a guardare indietro, difendendo uno status quo problematico, e spenderne più pensando a come si possa migliorare la situazione attuale.

(da Foreign Policy – Traduzione di Federico Bezzi)