“Migrazioni fenomeno inarrestabile”: la fine di una menzogna

Tra le tante leggende che circondano un problema complessissimo come quello dell’immigrazione ce n’è una che di tanto in tanto viene fuori, a sottolineare non la bontà o i danni del fenomeno, ma l’impossibilità di porvi rimedio.

Sicuramente la questione rappresenta un tema cruciale, che ha spinto non pochi popoli dell’occidente a votare, nelle rispettive elezioni, per una radicale inversione di tendenza che prevedesse, sul tema, una linea ben più dura. Basti pensare alle elezioni italiane, a quelle austriache o anche alla vittoria di Trump negli USA.

È possibile dunque, come pare evidente chiedano questi popoli, dominare il fenomeno? C’è stato e c’è infatti chi ancora continua a parlare di “inarrestabilità dei flussi migratori“, ma è davvero così?

I numeri sembrano smentire categoricamente questa asserzione secondo la quale, qualunque siano le politiche migratorie, nulla cambierebbe nel fenomeno. L’Unione Europea ha, ad esempio, risolto, con l’accordo con la Turchia, il flusso di immigrati proveniente dal medio-oriente. Concentrandoci però sugli sbarchi dall’Africa e diretti verso il nostro Paese, che ha avuto la sfortuna di diventare una cavia perfetta per un tipo di studio del genere, possiamo vedere come il cambiamento di politiche intervenuto in particolare con l’intervento di Minniti (codice di condotta e decreto) abbia a dir poco stravolto la situazione.

Il codice (che si è semplicemente limitato ad alcune disposizioni per le ONG) è diventato efficace ad agosto 2017. Da quel momento il numero di sbarchi in Italia (e in Europa) è drasticamente calato.

Se infatti nel 2016 e nel 2017 sulle nostre coste sono sbarcati, secondo quanto riporta il Ministero dell’Interno, rispettivamente 181.436 e 119.369 migranti, al 1° agosto il numero degli immigrati arrivati in Italia è di soli 18.549 (in calo, rispetto allo stesso periodo dei due anni precedenti rispettivamente dell’80,37 e dell’80,52%).

Ma, se, come ci dicono, l’immigrazione è davvero un fenomeno naturale ed inarrestabile, dove si sono spostati i migranti che, in seguito al decreto, non sono potuti più sbarcare con facilità in Italia? La risposta sembra chiara: alcuni in Spagna, molti altri, semplicemente, non sono partiti.

Perché se è vero che Madrid (col suo neogoverno socialista) è diventata il nuovo Stato più accogliente del continente, il numero di sbarcati in Europa, che nel 2017 era di 171.332, nel 2018 è, ad oggi, secondo i dati UNHCR, ridotto a circa 62000 persone.

I numeri dell’Italia l’anno scorso incidevano infatti per circa il 70% su quelli sbarcati nell’intero continente. Il cambio di politiche in materia – seppur i dati del 2018 siano parziali – ha prodotto, quindi, nei numeri, sia un evidente abbassamento generale (ad oggi -63%) sia uno per quanto riguardata la percentuale tra migranti arrivati in Italia e in Europa (più che dimezzatasi e oggi intorno al 30%).

Per quanto riguarda invece il numero dei morti in mare, va evidenziato come questo sia aumentato in rapporto percentuale rispetto alle partenze, ma sia diminuito in valore assoluto (Oltre 3000 morti nel 2017, 1400 al 17 Luglio 2018). Se da un lato quindi la regolamentazione recente ha da un lato reso più pericoloso il viaggio, ha dall’altro comunque ridotto il numero di morti, raggiungendo l’obbiettivo secondo una formula banale “meno partenti = meno morti”.

Il cambio di politiche del nostro Paese, con Minniti prima e proseguito negli ultimi due mesi con la linea dura di Salvini, è  stato, numeri alla mano, incredibilmente efficace nella riduzione del problema, sia nei numeri italiani che in quelli europei. Il dato pare incontrovertibile: arrestare del tutto i flussi migratori è ai limiti dell’impossibile, governarli e riportarli a numeri fisiologici è possibile e doveroso.

(di Simone De Rosa)