Le presidenziali dello scorso marzo lo confermano: nella Russia di Putin non c’è spazio per i “valori occidentali”

Lo scorso 18 marzo 2018 in Russia si sono svolte le elezioni presidenziali le quali hanno visto trionfare con il 76,6% Vladimir Putin e il suo partito Russia Unita. Da non sottovalutare anche il risultato raggiunto dal candidato del Partito Comunista Pavel Grudinin, il quale ha raggiunto il 12%. Risultati poco consistenti sono stati ottenuti invece da Vladimir Zhirinivsky (Partito Liberal Democratico) e Ksenia Sobchak (Iniziativa Civica), i quali hanno fatto registrare rispettivamente le percentuali di voto del 5,6% e dell’1,7%. Perché Vladimir Putin e il suo partito Russia Unita hanno ottenuto una vittoria così schiacciante?

A distanza di qualche mese, i risultati di queste elezioni dovrebbero far meditare gli osservatori internazionali e l’intero mondo occidentale. In modo particolare nei confronti di quest’ultimo andrebbero mosse alcune critiche. Innanzitutto, l’Occidente è da ritenersi a tutti gli effetti come un fenomeno storico e particolareggiato che è riuscito a penetrare a livello globale attraverso una cultura pragmatica e anche per certi versi arrogante: l’Occidente è convinto di rappresentare il mondo, in quanto portatore sano di progresso e civiltà. Inoltre, ciò che per l’Occidente è sinonimo di stile di vita e valori, molto probabilmente non lo sarà per il resto del mondo, soprattutto per quanto concerne tempistiche, strutture e soggetti. Infine, l’egemonia culturale di cui l’Occidente stesso è portavoce universale – globalizzazione, esportazione della democrazia e del modello economico neoliberista, sono gli esempi più lampanti di questa cultura dominante – difficilmente riuscirà ad attecchire in Russia.

Fino a poco dopo la caduta dell’URSS, il comunismo rimase per qualche anno ancora l’unica ideologia dominante. Tuttavia, la classe dirigente post-sovietica iniziò a occidentalizzarsi negli atteggiamenti: affarismo, carrierismo e privatizzazioni erano all’ordine del giorno nella Russia di Eltsin. Con la nomina di Vladimir Putin a Presidente della Federazione Russa, il Paese si trovava di fronte ad un grave crisi economica. Nel giro di qualche anno grazie al pragmatismo del nuovo leader e alle riforme di forte contenuto ideologico e patriottico, la Russia raggiunse risultati a dir poco stratosferici e impensabili fino a poco tempo prima. L’orso, risollevandosi dal disastroso periodo eltsiniano, è tornato a essere una grande potenza mondiale, nonostante all’interno del Paese ancora sussistano contraddizioni e disuguaglianze non completamente debellate. Aldilà della parentesi risalente al periodo degli anni Novanta l’occidentalismo non è mai profondamente penetrato nel tessuto sociale russo. Lo stesso Vladimir Putin, nel corso degli ultimi anni è entrato spesso in rotta di collisione con l’Occidente, dimostrandosi il più delle volte un vero campione di saggezza e diplomazia, vedi in ultimo la guerra in Siria.

I principi liberali e democratici non prenderanno mai piede nel mondo russo poiché totalmente avulsi alla storia di una intera comunità. Il patriottismo, la sovranità nazionale, la tradizione, la religione ortodossa, invece, rappresentano l’unico collante tra la Patria russa e il suo popolo. Putin incarna nella propria figura di leader indiscusso tali valori, unici elementi nei quali è possibile riscontrare il suo straripante successo. Per l’Occidente è arrivata l’ora di prenderne contezza!

(di Francesco Marrara)