“Migranti”, pure in Libia crollate le partenze: la rivoluzione del governo Conte

Dopo oltre un mese, alla metà di luglio e a metà dell’estate, possiamo dirlo: i numeri del governo Conte sul tema dell’immigrazione sono pazzeschi, in senso positivo e nettamente contrario alle tendenze dell’anno scorso.

Dal 1° gennaio al 13 luglio del 2018 sono sbarcate da noi 17.168 persone, lo stesso intervallo di tempo lo scorso anno ne registrava 86.123: il calo è dell’80%.

Per onore della verità, va riconosciuto che già nel 2017 intero gli sbarchi erano scesi a meno di 120mila, contro i 180mila del 2016. A quel primo calo avevano contribuito due fattori: in primo luogo lo scandalo ONG, che ha acceso i fari sull’attività delle organizzazioni stesse, in secondo luogo la discreta opera di normalità del ministro degli Interni Marco Minniti.

A mio parere l’azione del ministero fu conseguenza diretta di quella vicenda, senza la quale il governo italiano non avrebbe mosso un dito. Lo dimostra il fatto che fino a marzo, ovvero il mese in cui scoppiò lo scandalo, gli sbarchi erano aumentati enormemente rispetto allo stesso lasso di tempo nell’anno precedente, e le previsioni per il 2017 erano catastrofiche. Poi video, articoli, mappe google inchiodavano le organizzazioni, ma la magistratura (escluso il povero Zuccaro) misteriosamente no.

Se non altro, Minniti fu capace di produrre i primi accordi di rimpatrio, istituzione dei tanto criticati CPR (Centri di Permanenza e Rimpatrio), la voglia quanto meno di inquadrare le ONG in un sistema di regole (il cosiddetto Codice di condotta) e non di pura e semplice libertà di movimento in barba a qualsiasi autorità statale sovrana.

Sforzi tenui, per carità. Per i quali è stato accusato dei soliti fascismi e razzismi inventati. La rivoluzione, però, è arrivata con il ministero degli Interni di Matteo Salvini.

Si diano pace tutti i gufi e i rosiconi, quelli che puntano sulle navi cargo per dire che sì, in fondo sbarca ancora qualcuno, che si aggrappano disperatamente al fatto che Austria e Germania ci prenderanno in giro sull’ “accordo dei volenterosi” contro l’immigrazione (lo faranno se noi non continueremo a bloccare i flussi, mi pare più che evidente, non sono enti di solidarietà, gli austriaci e i tedeschi, ma Stati sovrani che dovrebbero proteggere i propri cittadini).

Ma si diano pace anche quelli che ciarlano di morti nel Mediterraneo, come fa Il Post, che rilancia i dati UNHCR per poter dire che i decessi non sono diminuiti, puntando sulla probabilità di annegare partendo con gommoni di due lire. “I morti erano di 1 su 19 l’anno scorso, ora è di 1 su 10”. Ai geni autori di questo articolo andrebbe spiegata la differenza tra probabilità e numeri reali.

E ricordargli che la probabilità delle partenze incide sulla probabilità di morire non meno che la presenza o meno di organizzazioni “benefiche” a raccogliere migranti dalla Libia: è infatti evidente che chiunque si arrischi a compiere il “viaggio della speranza” ora abbia meno probabilità di uscirne vivo, ma è altrettanto indiscutibile la differenza netta delle morti nel Mediterraneo. Oltre 2mila alla fine del giugno 2017, poco più di 1.000 ai primi di luglio 2018. Quasi la metà, miei cari.

È chiaro che la guerra sia solo agli inizi, a fine anno potranno puntare su ogni tipo di strategia della tensione possibile per far sì che il numero sia nettamente superiore all’anno scorso. Intanto, nonostante il gioco al massacro sulle coste nordafricane (dove avvengono stranissimi e incredibili naufragi a pochi chilometri dalla riva) iniziato nell’ultimo mese forse per mettere all’angolo il governo Conte, sono crollate anche le partenze dalla Libia, come riporta il Corriere della Sera: meno di 200mila in attesa oggi, erano circa 700mila lo scorso anno.

E immaginiamo che questo crollo abbia dato comunque una bella spallata a coloro che volentieri farebbero annegare altre persone per far riprendere senza pietà il traffico di esseri umani. Buona estate a tutti.

(di Stelio Fergola)