Facebook nasconde Oltre la Linea

Molti di voi avranno sicuramente notato che gli articoli di Oltre la Linea non vengono più visualizzati sulla home di Facebook, o quanto meno vengono visualizzati sporadicamente.

Noi addetti ai lavori avevamo già registrato, da venerdì 29 giugno, che i pezzi condivisi avevano pochissime coperture. Per chi non lo sapesse, la copertura è il numero di persone che visualizza l’articolo su Facebook prima del clic: ebbene, le nostre coperture sono passate da una media di diverse decine di migliaia a pezzo (anche più di 100mila in certi casi) a un massimo di 150-160 circa per singolo contenuto, anche a diversi giorni dall’uscita sulla nostra pagina.

Per fare un esempio spicciolo, anche un articolo di sport, che normalmente non rappresenta il nostro focus editoriale e non viene recepito dai nostri lettori con il medesimo interesse rispetto a politica, storia e attualità (gli ambiti su cui il nostro giornale solitamente si concentra), riusciva, prima, a raggiungere circa 2000 persone.

Su temi di nostro precipuo interesse, i risultati erano ben più ampi:

La situazione attualmente è invece la seguente:

Ciò avviene perché lo stesso Facebook ha deciso di “privilegiare i siti affidabili” da qualche giorno, inserendoci, manco a dirlo e in modo del tutto arbitrario, sulla lista nera. Secondo quanto riporta l’Ansa, l’ “affidabilità” sarebbe stabilita sulla base di sondaggi al pubblico.

Curioso però come nessuna fonte riporti i risultati di queste presunte “interviste”, essendo molto generosi nel considerarle metro di giudizio scientifico per valutare quanto un media sia “affidabile” o meno. E ammettendo pure che, se dovessero farci la grazia di mostrarli, siano veritieri e genuini.

Si tratta di una censura a tutti gli effetti, attuata con la strategia scaltra del danno “invisibile” che, se non ci banna direttamente dall’attività social, rende quanto meno molto complicato il nostro lavoro.

Qualcuno – che evidentemente non sa di cosa sta parlando – ha anche scritto che la crescita del traffico sui social è molto bassa, del 5% rispetto alle tradizionali indicizzazioni su google. Vorremmo rispondere a siffatti geni con il brutto vizio di parlare di cose che non conoscono che, sebbene il concetto di crescita sia differente da quello che stiamo provando a sostenere noi ad oggi, di fatto, il 95% dei nostri lettori vengono direttamente dai social network e proprio da Facebook in particolare. Siccome noi monitoriamo le nostre visite e non parliamo tanto per dare fiato alla bocca, ci permettiamo di sottolineare come, se non si hanno dei dati a disposizione, forse, sia meglio tacere.

Che concludere, dunque? Ciò che personalmente ho sempre sostenuto, ossia che le democrazie occidentali non hanno mai avuto una vera opposizione, esattamente come i regimi totalitari del Novecento. Da quando questa ha iniziato a palesarsi, come avvenuto in modo cristallino in questi anni di crisi, esse sbarellano sul proprio contorto concetto di libertà, ed ecco che Karl Popper viene in soccorso, tutto si giustifica, tutto si tace.

Cambiano solo le modalità, con un pubblico abbastanza abituato a desiderare la propria gabbia che raramente manifesta dissenso. Ora, forse, qualche scricchiolio lo stava mostrando.

E i cortocircuiti aumentano. Anche se si pubblicano fonti, link esterni, traduzioni, video originali, fatti e numeri. Probabilmente basterà un semplice articolo di opinione (che non è qualificabile come affidabile o meno, qualsiasi cosa si scriva) come pretesto.

Se se la prendono con pesci relativamente piccoli come noi, vuol dire che sono proprio alla frutta.
Mi permetto di concludere scrivendo solo un’ultima considerazione: un tempo le fughe avvenivano da Est ad Ovest, oggi avviene il contrario. Un saluto ai democretini e al loro mondo di plastica, noi sappiamo da dove ripartire, perché stiamo lavorando per arrivare a voi in ogni caso, garantendovi l’informazione che meritate.

(di Stelio Fergola)