Nazionale Russa: quando il cuore supera il talento

E’ un afoso pomeriggio estivo quello in cui dal palco di Pontida, Matteo Salvini, parla al popolo leghista radunato per il tradizionale evento bergamasco. Tra le tante bandiere presenti, oltre ad un campo sterminato di bandiere della Lega e vessilli regionali (dal Leone di San Marco ai Quattro Mori sardi), si scorge un’aquila e i colori slavi della Federazione Russa.

Non si tratta di una singola bandiera tenuta in mano da un simpatizzante di Putin, bensì di diversi stendardi, indice della convergenza tra la Lega e Russia Unita che si è sviluppata negli ultimi anni. Davanti a 80.000 persone, Salvini, non perde occasione per evidenziare la presenza dei vessili russi, ringraziando gli alfieri e ricordando a tutti l’importanza e l’apprezzamento per la Russia di Putin.

Tra uno slogan e l’altro, conclusosi l’intervento del Ministro dell’Interno, a diverse migliaia di chilometri di distanza un altro evento ha richiamato l’attenzione di altrettanti 80.000 sostenitori, accomunati stavolta dalla passione per il calcio. Si tratta dell’incontro del mondiale Spagna – Russia.

Capita di rado nel calcio moderno di percepire la passione, l’orgoglio patriottico e il peso del rischio di deludere i propri tifosi da parte dei giocatori che scendono in campo. L’incontro che si è consumato allo stadio Luzhniki di Mosca è uno di questi pochi casi. La sintesi del match, con la vittoria dei russi, si adatta perfettamente alla trama di un qualsiasi film con protagonista Rocky Balboa, dove, nonostante l’improbabilità del successo, grazie alla passione e alla resilienza, la parte sfavorita sconfigge l’avversario più forte e talentuoso.

I parallelismi storici riferiti alle dinamiche della Seconda Guerra Mondiale che hanno interessato la Russia, non sono da meno per interpretare il sacrificio, la difesa granitica e lo slancio finale verso la vittoria dimostrata quest’oggi nel rettangolo di gioco.

Del resto il sospetto di assistere a qualcosa di storico si intuiva dalla monotonia della manovra spagnola e dalla furia cieca dimostrata dai ragazzi di Čerčesov verso la fine del primo tempo. La consapevolezza del riuscire nell’impresa da parte dei padroni di casa è aumentata minuto dopo minuto, nonostante – c’è da dirlo –  l’assenza totale di tecnica e idee di gioco.

Ma questo è un altro discorso e chi ha apprezzato la sfida di quest’oggi non s’è di certo limitato all’analisi tecnica delle formazioni in campo. D’altronde la nazionale russa non è di certo la squadra più forte del torneo ma è senza dubbio quella con il cuore più grande.

(Fabio Sapettini)