Alexander Dugin presenta “Putin contro Putin”

Venerdì 22 giugno presso la sede di Casapound a Roma si è tenuta una storica conferenza dal piglio decisamente metapolitico e trasversale, che ha visto la presenza del filosofo russo Alexandr Dugin, del giornalista Giulietto Chiesa, oltre che di Simone Di Stefano, Maurizio Murelli e Alberto Palladino.

Dugin presenta il suo ultimo libro “Putin contro Putin”, titolo che evoca la questione di una differenza tra un Putin “solare” e uno “lunare”. Il Putin “lunare”, per Dugin, è quello degli affari interni russi, ed è l’aspetto secondo il filosofo meno importante. Quello “solare”, indica simbolicamente la speranza che questo grande politico e statista mondiale ha saputo suscitare nei popoli. Per il filosofo poco importa se sia stato egli ad evocare questa potente forza liberatrice, oppure se viceversa sia stata creata dal popolo russo e non solo, viste le speranze messe in moto in importanti settori del mondo occidentale.
Dugin presenta la sua nuova sintesi teorica politica e lo fa a partire dall’analisi delle categorie di destra e sinistra come “storicamente” intese. Se la destra si fonda sul concetto di capitalismo e questione dei valori legati alla tradizione, alla sinistra si legano i concetti di giustizia sociale e diritti.

Nella fase attuale si è già arrivati ad una fusione operata dalle élite, nel senso di aver messo insieme la parte della destra relativa all’economia capitalista, con la parte della sinistra riguardante i diritti delle cosiddette “minoranze”. Ai popoli spetta il compito di costruire un asse simile ma unendo i “valori tradizionalisti” e la “giustizia sociale”.

Interessante anche la citazione che Dugin fa di Fukuyama, secondo il quale da un lato vi sono le élite, sempre più ristrette, e dall’altro lato vi è il fascismo. Un approccio che farebbe sorridere, se non fosse la constatazione reale del pensiero unico dominante, che anche in termini più piccoli e territoriali riverbera questa concezione. Puntuale l’analisi e l’apprezzamento sull’attuale governo italiano e sul ministro Salvini. Secondo Dugin si sta letteralmente facendo cadere a pezzi la costruzione UE, di conseguenza il giudizio non può che essere positivo.

L’altro intervento molto atteso, è stato quello di Giulietto Chiesa, definito l’amico/nemico da Simone Di Stefano. Anche Chiesa mette in luce le speranze animate dalla presidenza Putin, e l’opportunità che ha l’Europa occidentale di costruirsi una sua nuova unità geopolitica sulle ceneri proprio della UE. E’ doveroso cogliere questa opportunità, pena l’essere completamente schiacciati e sopraffatti da blocchi come gli USA, la Cina, l’India e la stessa Russia.

Sempre dal punto di vista geopolitico, Chiesa parla del rischio che vive stesso Putin in persona, da quando la coalizione a guida occidentale procede con l’uccisione diretta del capo politico “nemico”, così come è avvenuto con Saddam Hussein e con Gheddafi. A riguardo il presidente russo non può sbagliare una mossa, pena, tra le altre, la sua vita. La situazione è assai delicata perché se da un lato abbiamo delle dirigenze “sagge”, quelle russe e cinesi, dall’altro lato abbiamo delle élite, quelle occidentali e americane, caratterizzate da un fattore davvero poco sottovalutabile: la demenza. E a causa di questa potrebbe succedere di tutto.

Infine Chiesa chiude sui pericoli concreti di una nuova guerra, e sul fatto che la possibilità di effettiva distruzione del pianeta, e dell’umanità, debba scoraggiare politiche di aggressione. A riguardo egli porta l’esempio dell’accordo tra Corea del Nord e USA, favorito anche dalla Corea del Sud. Interessante è anche il passo in avanti “intellettuale” fatto dal giornalista definitosi egli stesso in quella occasione “marxista”. Per Chiesa, Marx intendeva l’individuo come “punto di intersezione dei suoi rapporti sociali”, ma il giornalista chiosa “dicendo” che sarebbe riduttivo, oltre che impossibile, pensare che non vi sia qualcosa di più.

Simone Di Stefano parla del superamento, e anche della stanchezza, della definizione “fascismo” per la sua area politica. Questa dovrebbe essere sostituita dal concetto di “identitarismo”. A riguardo chiede di recuperare la storia dell’Impero Romano, anche in virtù della costruzione di una nuova identità collettiva italiana, e al fine della costruzione di una nuova e vera Europa. Invece, dal punto di vista filosofico, e anche teorico-politico, Di Stefano riafferma la visione del mondo che vede il primato dello “spirito” sulla “materia” e della “politica” sull’“economia”.

Maurizio Murelli, l’artefice della conferenza, ma meglio ancora dell’operazione volta a superare gli steccati politici classici, riferisce di quando ciò era già in embrione con la rivista Orion. Da allora, infatti, si iniziò a parlare di rivedere tutto il giudizio sull’anti-comunismo, posizione che oramai era la stessa utilizzata dal fronte “neo-liberale”, che dal punto di vista geopolitico faceva capo alla NATO.
Sempre a riguardo, Murelli mette in guardia dal vero pericolo per i popoli costituito dal mondialismo, e definisce meglio questa categoria politica rispetto a quella di globalismo e globalizzazione, in quanto contiene anche la sfera dell’attacco ai valori.

Importante anche l’intervento di Alberto Palladino, il quale afferma definitivamente, anche in virtù di tutta una serie di polemiche a riguardo, la posizione di Casapound sulla questione Ucraina, posizione nettamente contraria al governo golpista di Kiev.

(di Roberto Siconolfi)