Le Comuni parigine: un confronto – Parte Terza

In seguito ai precedenti articoli, in questa sede tratteremo del confronto, in seguito a un bilancio storico, tra le due Comuni.

Esse, come abbiamo potuto vedere, sono fortemente diverse ma condividono lo stesso destino: essere braccate e odiate dalle forze reazionarie d’Europa. La sostanziale e fondamentale differenza è che la prima Comune (1792) è figlia della Rivoluzione Francese e ha un carattere prettamente borghese; la seconda Comune ,quella del 1871, è frutto delle neonate teorie socialiste ed anarchiche.

La prima fu quindi espressione di un nuovo mondo, di una nuova società e del capitalismo. Ha posto fine al feudalesimo, alla cavalleria. L’antica nobiltà era stata uccisa per far posto alla nuova aristocrazia, la quale era la Borghesia. Fu posto l’accento sulle libertà civili e democratiche più che sui diritti sociali, prerogativa delle rivoluzioni socialiste. Riuscì a coniugare, temporaneamente, le esigenze della nascente classe borghese e gli operai. I contadini, invece, si unirono ai rivoltosi di Vandea, avversando quindi i rivoluzionari. Il pericolo della morte della Rivoluzione fece sì che salisse al potere Robespierre, un giacobino; la Comune del ’92 divenne così il suo “braccio armato”.

Non poteva essere altrimenti: sebbene molti possano giudicare negativo il periodo del Terrore, per via delle sue azioni non convenzionali e prettamente “dittatoriali”, esso fu necessario per non far soccombere la neonata rivoluzione francese sotto il giogo dell’ Antico Regime. L’Europa stava mutando il suo volto economico ed era inevitabile che si modificasse il regime politico. Era una necessità assoluta, ma la reazione svolta dalle varie coalizioni, unitesi contro la Francia rivoluzionaria, era molto potente e poteva riuscire a eliminare ogni cambiamento sorto. Per questo la Comune del ’92 aderì e applicò misure drastiche, ovvero per salvaguardare i progressi ottenuti. A tal proposito, per sostenere questa tesi, possiamo osservare altri esperimenti politici che hanno avuto luogo quasi un secolo più tardi: la Comune di Parigi del 1871 e i governi rivoluzionari aggregati.

La Comune di Parigi del 1871 cadde per mano delle stesse forze conservatrici, del clero, della borghesia e dell’antica nobiltà decaduta, le quali si erano unite assieme proprio per porre fine alle istanze socialiste e popolari della crescente popolazione operaia, sostenuta dai contadini. Cosa ha caratterizzato maggiormente la sconfitta di questa esperienza “comunarda”? I fattori sono molteplici: la tempistica, la scarsa determinazione e il sabotaggio avversario.

La scelta del momento adatto per avviare una rivoluzione è fondamentale: nel 1871 la guerra imperversava per il continente. l’Italia aveva appena preso Roma, e si preparava a farla divenire capitale dello Stato. Essa cercava inoltre di ritagliarsi uno spazio affinché potesse detenere una determinata area di influenza. La Prussia, oltre a combattere contro la Francia, stava cercando di unificare la Germania, e in questo era ostacolata dall’Impero francese e dall’Impero Asburgico; la Gran Bretagna era intenta ad allargare i propri domini coloniali. La Spagna, il Portogallo, la Russia erano in decadenza e non si occupavano troppo degli affari esterni, vista la loro situazione interna.

Le masse, giustamente, erano galvanizzate dalla propaganda nazionalista e dai successi politico-militari. Molte nazioni dovevano ancora sorgere, e per esservi una reale coscienza sociale, vi è bisogno di un forte senso di appartenenza alla propria Nazione. Non era ancora il tempo per una rivoluzione socialista in Europa, per questo l’esperienza comunarda fallì. Però, come affermato prima, non vi era solo una questione di periodo storico sbagliato, poiché furono prese anche decisioni sbagliate: la Guardia Nazionale, appena visto il successo della sollevazione, doveva assolutamente attaccare Versailles e conquistare definitivamente il potere politico.

A conti fatti è facile pensare che sia stato un grosso errore strategico, ma a difesa dei comunardi bisogna affermare che in quel momento così concitato, sebbene le guardie nazionali insorsero, essi non avevano un’idea chiara di cosa fare dopo. Non si aspettavano nemmeno il sostegno popolare. Però questo errore di valutazione fu fatale: il governo lealista continuò a lavorare per abbattere la minaccia rivoluzionaria, chiedendo soccorso anche ai Prussiani. Anche in questo le due Comuni si differenziano, poiché per una, la fine fu una soppressione politica, per l’altra fu una resistenza eroica e un glorioso combattimento.

Vi è anche da aggiungere che mentre la Comune del ’92 non ebbe istituzioni simili in altre città francesi e si configurava prettamente come una normale e semplice amministrazione cittadina, la seconda minacciava direttamente la sovranità dello Stato Francese, dato che cercò fin dall’inizio di costituire un governo parallelo a quello di Versailles, per applicare le nuove idee popolari, come quelle elaborate da Proudhon e Blanqui, producendo un fervore rivoluzionario che si estese anche in altre città della Francia, le quali proclamarono la Comune socialista. Da esse sarebbe nata una federazione di città le quali avrebbero istituito un nuovo Stato. La reazione fu quindi, seppur simili, profondamente diversa. E’ assolutamente normale che le forze conservatrici, guidate quasi da un istinto naturale, cercarono di sopravvivere attaccando militarmente le nuove forze rivoluzionarie.

(di Federico Gozzi)