Essere rappresentati!

Il premier Giuseppe Conte “prende in ostaggio” (per usare le parole dell’Ansa) il Consiglio UE. O si trova un accordo sull’immigrazione di massa e gli sbarchi, oppure l’Italia non ratifica il documento finale.

Niente conferenza stampa finale, Donald Tusk e Jean-Claude Juncker restano a bocca asciutta: non si possono comunicare risultati di fatto mai pervenuti. Dall’altro lato una Angela Merkel finora ambigua, ma tendente alla collaborazione: finché non si trova un accordo, dice, varrà l’operato di una “coalizione di volenterosi”, ma in ogni caso “non si possono lasciare soli i Paesi di primo approdo dei migranti”. E chi non è d’accordo, sarà fuori dall’area Schengen.

Emmanuel Macron, per il momento, non fiata granché: scrive sui social del lavoro con Conte per “trovare un accordo sull’immigrazione”, ma è una frase vuota di significati.

Questo governo ha tanti, tantissimi difetti. Soprattutto in politica interna ed economica la questione si fa dura, tra Flat Tax, discutibilissimi redditi di cittadinanza, leggine inutili come quella sull’internet gratuito o sui vitalitizi aboliti.

Ma in politica estera, finora, nodo delle sanzioni russe a parte (tasto dolente), non si può che applaudire. E a nulla valgono i patetici tentativi di critica che puntano al cargo Maersk con i suoi 103 migranti, un’operazione-formica rispetto alle orde di ONG che fino all’anno scorso facevano il bello e il cattivo tempo e che soprattutto rimette in primo piano quella che dovrebbe essere la suprema aurorità di qualsiasi Stato nel controllo del proprio territorio.

A nulla valgono le patetiche antipatie che vengono da sinistra (ma anche da destra) contro Salvini, di origine politica nazionale o addirittura meridionaleggiante, come se questo abbia una minima rilevanza rispetto a ciò a cui stiamo assistendo.

Perché ciò che proviamo, da tre settimane a questa parte, è qualcosa che almeno chi scrive non ha mai vissuto in tutta la sua vita: la sensazione impagabile di essere rappresentati.

Una sensazione bellissima, ancorché inaspettata e ben consapevole della sua possibile breve durata. Boccate d’ossigeno che valgono più di qualsiasi antipatia, qualsiasi posizione di principio, di qualsiasi elemento irritabile voi possiate immaginare.

Non ho nessuna idea di come finirà, ma chi si augura che finisca male non può che avere il mio disprezzo e, forse, anche un pizzico di pena. E fidatevi, ce ne sono, perché questo Paese è ancora malato di disgregazione, e finché non proveremo a curarlo anche sotto il profilo culturale, periodi come questo saranno sempre eccezionali.

Gli “antirazzisti” poi manco li prendo in considerazione: sono stati educati ad odiare l’Italia ancora peggio degli altri, sono irrecuperabili.

(di Stelio Fergola)