La storica disfatta del Pd in Toscana

Quando ti sposti sempre più su logiche centriste e pensi che l’obiettivo per la crescita economica sia quello di foraggiare la classe imprenditoriale con la speranza che una maggiore ricchezza in mano alla borghesia, prima o poi, si riversi anche sulla classe operaia in base al fenomeno di “sgocciolamento”, sempre teorizzato dai neo-liberisti ma mai riscontratosi nei fatti, la débâcle è pressoché scontata.

Nel momento in cui ti chiami Pietro Grasso, Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema, ti dichiari contrario alla visione di cui sopra ma rassicuri burocrati come Jean-Claude Juncker e fondi micropartiti la cui tinta “socialdemocratica” è una perdurante facciata integrata nelle logiche di quella sinistra liberal-capitalista della quale Tony Blair fu alfiere alla fine degli anni ’90 meriti il 3%, senza troppi piagnistei. Con i risultati in Toscana di ieri, forse, è definitivamente scomparsa una delle peggiori neoplasie che ha colpito il nostro Paese.

Ma vedrete, nessun mea culpa da parte di Maurizio Martina, Carlo Calenda, Graziano Del Rio e Paolo Gentiloni. La perdita di Pisa, Massa Carrara e Siena – la cosiddetta “roccaforte rossa” (ma de che?) – sarà colpa del populismo e della demagogia di Matteo Salvini, che arriva “alla pancia delle persone”.

Non ci sarà nessuna autocritica, hanno già pronto l’alibi dal quale dipende la loro esistenza. A nessuno di questi signori verrà in mente che il popolo, quello vero, quello distante dai salotti buoni di Capalbio, non si riconosce più in questa sinistra che, in nome dell’individualismo radical chic, del liberismo globalista e dell’elogio al meticciato multiculturalista, ha abbandonato tematiche fondamentali come la lotta di classe e l’internazionalismo bollandole come “fasciste” dall’alto di un simulacro di peloso ed inutile antifascismo, funzionale ai giochi della globalizzazione.

Preferiranno rifugiarsi nei manifesti di resistenza di Oliviero Toscani. E così, tra un parallelismo con le Leggi sulla Difesa della Razza del 1938, un plauso a Roberto Saviano e un Like al bruciore anale di Vittorio Zucconi sprofonderanno ancora nel baratro. E non ci sarà più alcuna congiura sovranista alla quale gridare. Noi li aspetteremo sulla riva del fiume, godendo.

(di Davide Pellegrino)