La violenza verbale e umana dell’immigrazionista medio

Piccola premessa: questo è uno sfogo e una testimonianza insieme, scritto in prima persona. Uno sfogo contro l’inumanità di certi tipi di persone la cui arroganza e insensibilità si palesa ad ogni nuova crisi di quello che chiamo sempre il “loro mondo di plastica”.

In questi giorni mi sono interessato di osservare molto il comportamento delle persone sui social network. Soprattutto, di analizzare con attenzione quello di chi è formato – quasi militarmente – al dogma dell’accoglienza, della difesa delle ONG (o al più di un’indifferenza di fronte ai fatti che le vedono sul patibolo), al concetto di differenza come male assoluto e di identità dei popoli allo stesso modo.

Ho letto tanta tantissima violenza, quasi sempre dai sedicenti “antirazzisti” reduci, ovvero i virgolettati più autentici che possiate immaginare, perché fomentatori dell’esatto opposto: odio tra popoli, tra culture, tra etnie e scontri sociali.

Questa violenza, e mi scuso in anticipo, ha connotati volgari che sono obbligato a menzionare – anche contro le mie abitudini professionali, per lo meno nel nostro giornale – soprattutto alla luce di un pezzo, questo, che per me ha il sapore di una testimonianza sociale che spero sia utile alle nuove generazioni per distaccarsi e cominciare a pensare da uomini liberi.

La sintesi di quanto ho visto è stata abbastanza disarmante. “Sei uno stronzo” “Sei una merda”  e nella peggiore delle ipotesi “Sei uno schifoso razzista” contro chiunque provi ad alzare la voce per tre concetti:

1. La difesa dei popoli, tutti di qualsiasi genere, anche se in quella loro testa vuota essi non esistono. Tra questi ivi compreso non solo quello italiano da loro tanto odiato, ma anche gli stessi popoli africani, nella speranza che un giorno bambini del continente a noi dirimpettaio possano nascere e crescere in casa propria senza affrontare viaggi della disperazione, della morte e andare in Paesi che – anche se all’immigrazionista medio non piace – non possono garantirgli un futuro roseo.

2. La lotta allo sfruttamento che è evidente a tutti, tranne alla loro arroganza putrida, spacciata pure per moralismo, il che li rende infinitamente i peggiori sulla scala della morale, in quanto complici principali, quelli che l’hanno sostenuto per anni e che continuano a farlo anche quando le evidenze gli si parano contro, dando pure delle “merde” o “stronzi” a questo a quell’altro interlocutore.

3. Il fatto che la “civilissima” (secondo i loro canoni malati) Valencia espellerà gran parte di quelle persone, cosa già comunicata ampiamente ma da loro bellamente ignorata per quanto accecati da un’ideologia che è a tutti gli effetti inculcata peggio di quella di un regime autoritario che a parole si dicono tanto di detestare.

Sono i peggiori, in assoluto. I peggiori fomentatori di razzismo e di odio tra le genti. Non sono colpevoli di come sono stati educati quasi militarmente, ma la loro resistenza di fronte a uno scempio simile fa veramente pena assoluta.

Valencia, dicevamo: oltre ai cartelli di benvenuto (perché gli immigrazionisti esistono anche lì e in Italia non abbiamo il monopolio) c’è anche chi protesta e non sono pochi. “Chi non ha le carte in regola, in Spagna non può restare”, ha detto il petalosissimo Sanchez. Ovvero quasi tutti, stando alle provenienze.

L’accogliente sinistrato immigrazionista (e razzista) anti-italiano, quello che insulta e offende violentemente chiunque non la pensi come lui (basta inventare i soliti fascismi e razzismi per pulirsi la coscienza), ovviamente ignorerà l’ultimo smacco.

Perché è questa la seconda cosa che sa fare: ignorare, soprattutto quando i fatti non fanno comodo al suo pianeta plasticoso, irreale e – ma questo non può accettarlo – inumano.

O per dare contro al Salvini di turno (perché ce ne sono stati di precedenti, di “Salvini” contro i quali ha avuto lo stesso irritante atteggiamento) o per difendere il “mondo di plastica” summenzionato, fatto di sfruttamento, schiavismo, distruzione e lotte tra le razze, che nella sua testa si trasformano in solidarietà e integrazione.

Ovviamente sempre in branco, insieme ad altri dieci, contro il poveretto che ha la colpa di pensarla diversamente: è così dai tempi di “ce lo chiede l’Europa” e di “come ti sei permesso, schifoso evasore fiscale, di votare Berlusconi”.

(di Stelio Fergola)