Porti aperti dai sindaci? Un ridicolo ribellismo fuorilegge

Hanno provato a stravolgere la Costituzione; hanno pontificato sulla necessità di restringere il diritto al voto; hanno esultato per il veto ideologico di Mattarella a Savona; hanno elogiato la volontà di De Magistris di aprire il porto di Napoli alla nave Aquarius, nonostante le chiare disposizioni del Ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Ci siamo ormai abituati – ma non rassegnati – agli atteggiamenti platealmente eversivi di quanti, nonostante tutto, si ostinano ad autoproclamarsi democratici, oltre che intelligenti, colti e moralmente superiori. Nessuna novità. È infatti acclarato che una delle principali cause dell’agonia delle sinistre – italiane e non – è proprio questa distinzione manicheistica tra Bene Assoluto e Male Assoluto.

Distinzione che li ha condannati a ragionare secondo una logica binaria ed estremamente riduttiva per cui chi gli si oppone – chi si oppone al Bene – è automaticamente dalla parte del Male. La complessità del reale, totalmente espunta da questo orizzonte di pensiero e sostituita da vuota retorica e belle parole, ha determinato il distacco della sinistra dal mondo concreto, dalle persone concrete, dai loro problemi concreti. Nessuna sorpresa, insomma, se sono rimasti in pochi a rispecchiarsi in certi partiti.

Tralasciamo però questo discorso e concentriamoci piuttosto su una delle sue conseguenze più gravi: chi si sente di appartenere alla cerchia dei Buoni, infatti, si sente in virtù di ciò anche al di sopra delle leggi. Ed eccoci tornati al punto di partenza: chi oggi loda le parole di De Magistris lo fa andando contro una decisione legittima del governo. Salvini ha infatti piena autorità per chiudere i porti. Vediamo perché.

In primis, la gestione del fenomeno migratorio e, soprattutto, la tutela della sicurezza dello Stato spettano in via esclusiva allo Stato centrale e non agli enti locali (art. 117 comma 2 lettere b e h della Costituzione).

In secondo luogo, con riguardo alle convenzioni internazionali, si guarda alla convenzione ONU sul diritto del mare del 1982. Questa stabilisce come il passaggio di una nave battente qualunque bandiera sia legittimo, sempre ammesso che si tratti di passaggio inoffensivo, vale a dire «fintanto che non arreca pregiudizio alla pace, al buon ordine e alla sicurezza dello Stato costiero». Al riguardo, alla lettera g dell’art. 19, che chiarisce la nozione di “passaggio inoffensivo”, si esplicita che deve considerarsi pregiudizievole della pace «il carico o lo scarico di materiali, valuta o persone in violazione delle leggi e dei regolamenti doganali, fiscali, sanitari o di immigrazione vigenti nello Stato costiero».

Infine, per quanto riguarda la legislazione interna, l’art. 83 del codice della navigazione dà al Ministero dell’Interno, in collaborazione col Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – e infatti Salvini ha strettamente collaborato con Toninelli – il potere di vietare «per motivi di ordine pubblico, il transito e la sosta di navi mercantili nel mare territoriale».

Veniamo ora alla questione sindaci ribelli. Le opposizioni di questi ultimi sono da ritenersi una posizione meramente politica, non potendo questi assumersi poteri di garanzia della Sicurezza dello Stato (contravverrebbero alla lettera h dell’art. 117.2 della Costituzione che ne statuisce il potere esclusivo in capo allo Stato), poteri relativi alle politiche migratorie (contravverrebbero alla sopracitata lettera b dell’art. 117.2 della Costituzione che ne statuisce il potere esclusivo in capo allo Stato) e poteri di gestione di banchine e operatività degli scali (dato che ciò rientra, costituzionalmente, nelle materie di legislazione concorrente Stato/Regioni).

Allo Stato spetta invece in via esclusiva «la disciplina di materie quali la sicurezza, le dogane, la tutela dell’ambiente nonché gli ambiti dell’ordinamento e dell’organizzazione degli enti pubblici nazionali, nel cui ambito vanno annoverate le Autorità portuali». Dopo la riforma del sistema portuale intervenuta con legge n. 84 del 1994, inoltre, i sindaci non hanno più, in materia, alcuna competenza, nemmeno di natura organizzativa, essendo state anche le attività di indirizzo, programmazione, coordinamento e controllo delle operazioni portuali, affidate alle Autorità portuali.

De Magistris e quanti si sono opposti alla chiusura dei porti alla nave Aquarius possono dunque mettersi l’anima in pace: non sono al di sopra della legge, nonostante siano convinti del contrario. La posizione di Salvini è legittima. La loro no.

(di Camilla Di Paola e Simone De Rosa)