Italia o la Repubblica delle Banane

A capo di questo articolo campeggia un titolo tragicomico, comico perché è ridicolo che un paese  come l’Italia venga appellato con il nome di “repubblica delle banane”, tragico perché è tristemente vero. Ancora una volta gli Italiani hanno nei fatti visto come il loro voto non conti nulla.

Non è sbagliato ciò che dice Di Maio quando, infervorato, sostiene che ormai è chiaro che votare non serve a nulla perché alla fine sono i poteri forti a decidere le sorti della nostra nazione. Tutto ciò è ormai un dato di fatto.

Il voto, la democrazia, i suoi sacri valori e i suoi riti pubblici sono diventati lo strumento delle élite finanziare e politiche europee: fintantoché gli esiti delle elezioni sono a loro vantaggio va tutto bene, quando invece il popolo, che dovrebbe essere sovrano, si esprime in maniera differente allora si farà di tutto per impedire la possibilità di un reale cambiamento. Cambiamento che doveva essere la parola d’ordine del nuovo governo che tutti aspettavamo con ansia dopo mesi di stallo e di nulla di fatto. Sicuramente le cose non erano partite bene visto che la coalizione vincente, il Centrodestra a trazione Forza Italia e Lega, non poteva esprimere un proprio premier e una squadra di governo a causa di una legge elettorale fortemente proporzionale.

Nonostante ciò alcune forze politiche, Lega e M5S primo partito, hanno deciso di assumersi la responsabilità – tanto richiesta a gran voce da Sergio Mattarella e dagli altri esponenti politici – di dar vita ad una nuova esperienza di governo. Incontratisi ad un tavolo hanno lavorato per la soluzione della crisi e infine sono giunti ad un accordo. Questa notte tutto è saltato.

Il nome di Savona come ministro dell’economia non piaceva ai mercati, così recita il rosario del presidente della Repubblica, che sostiene anzi di aver salvato il futuro dell’Italia. Peccato che al futuro dei giovani italiani ci pensano gli stessi grazie alla possibilità di esprimere la propria volontà tramite il voto alle elezioni. Ma questo poco importa, è una cosa fuori moda ormai votare, così fuori moda che dopo le ultime elezioni dei virtuosi politici radical chic hanno addirittura lamentato che “tutti possono votare, anche le persone poco istruite”. Dichiarazioni da Repubblica delle Banane, che in un paese serio sarebbero state prese come un serio insulto alla democrazia ed alla stessa esistenza di uno stato repubblicano. Siamo insomma alle solite: a scegliere il nostro destino sono altri, l’Unione europea, i mercati, la finanza, le élites bancarie intercontinentali che preferiscono un’Italietta ad una Italia forte.

Ancora una volta l’economia del libero mercato e della globalizzazione sovrasta imperiosa sulla politica, decidendo cosa sia il meglio per noi. Scriveva Lenin nel 1919: “La potenza del capitale è tutto, la Borsa è tutto, mentre il parlamento, le elezioni, sono un gioco da marionette, di pupazzi.  Oggi siamo arrivati ad un punto di rottura tanto grave che non si potrà più tornare indietro.

(di Marco Franzoni)