Israele: “demonio” dei cristiani gnostici e venerato dai cattolici

L’ultimo massacro di Gaza pone di nuovo, in tutta la sua attualità, il problema della liceità dell’esistenza di Israele. Ad un livello di narrativa geopolitica, il problema non ha naturalmente motivo di esistere. Anzi, dall’ottica delle forze che patrocinano e promuovono tale Stato, la sua esistenza è logica e storicamente necessaria, qualunque cosa esso faccia.

E, pur essendo profondamente ostili al blocco imperialista che sostiene Israele, non possiamo non riconoscere -geopoliticamente- il diritto all’esistenza degli agenti di cui il blocco atlantista, giocatore geopolitico attivo, ritiene opportuno avvalersi per imporre i propri scopi. Sciocco odiare la regina in mano al giocatore di scacchi avversario.

Il problema diviene molto più complesso in ambito morale-religioso: il pensiero comune del cristianesimo storico, così come esso si è affermato sotto l’influenza della chiesa di Roma, vede in Israele la culla dell’insegnamento del Salvatore e ritiene che gli ebrei, per quanto temporaneamente brancolanti nell’errore, continuino ad essere il popolo eletto, a cui va tributato rispetto ed onore.

Ogni cristiano deve salutare con gioia il ritorno degli ebrei alla Terra Promessa, poiché tale ritorno prelude alla conversione definitiva di Israele al Cristo. Non a caso, durante l’inaugurazione dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme è stata menzionata la profezia di Zaccaria, uno dei testi più importanti, insieme a quelli di Isaia, dedicati a questa tematica: i vertici di potere statunitensi sanno infatti benissimo che, negli USA, lo stato di Israele è venerato (e finanziato) dai cristiani evangelici più che dagli stessi ebrei.

Bisogna tollerare qualunque cosa compia lo stato di Israele, poiché si sta parlando di un piano soteriologico che la mente umana non può afferrare completamente. La mente umana può afferrare, al massimo, cinquanta civili ammazzati come bestie in nome di questo piano salvifico. E non può non arrestarsi in uno stato di confusa, irrisolvibile, tormentata incertezza.

Il quadro sarebbe tuttavia incompleto se non aggiungessimo che, all’interno del cristianesimo storico, la teoria del «primato giudaico» è tarda e risale al periodo dopo l’Editto di Milano, quando la Chiesa di Roma, cedendo gradualmente alla tentazione temporale, comincia ad elaborare una struttura concettuale che giustifichi e rafforzi la propria autorità e il controllo sulle masse: e nulla in questo compito fu più utile della teoria del potere religioso in terra offerta dal Tanach (conosciuto anche come Vecchio Testamento), che venne quindi innestata nell’originario insegnamento cristiano, antistatalista ed intimista.

Prima di questo termine, l’approccio di gran parte del mondo cristiano verso Israele era completamente differente, come possiamo vedere nelle correnti definite cristiano-gnostiche, che nel II d.C. erano nettamente più influenti dei gruppi cristiani di pensiero giudaizzante, formatisi sotto l’influenza delle cosiddette Lettere Paoline (un “progetto redazionale” che dei testi del Paolo storico aveva conservato ben poco) ed imposti poi con la violenza da Roma a partire dal IV sec. per motivi di convenienza politica.

Occorre fare subito una precisazione importantissima. Il cristianesimo gnostico non fu né un fenomeno tardo né una degenerazione del pensiero cattolico, per il semplice motivo che gli è anteriore o, in ogni caso, contemporaneo: Irineo di Lione, che scrisse nel 180 d.C. contro gli gnostici, ne parla come di gruppi affermatisi già da tempo e come avversari formidabili delle frange cristiane influenzate dal modello giudaico.

Se consideriamo che il cristianesimo cominciò realmente a diffondersi per l’Impero a partire dal 70 d.C., comprendiamo che lo gnosticismo fu una forma estremamente antica di cristianesimo. Cosa sostenevano i cristiani gnostici, che vennero sottoposti ad una spietata repressione da parte del cristianesimo statalizzato di stampo giudaico-romano sino alla loro completa scomparsa? Ristabiliamo il loro pensiero grazie all’inestimabile biblioteca di Nag-Hammadi, rinvenuta nell’omonimo villaggio egiziano nel 1945.

I cristiani gnostici sostenevano che il «dio» del Vecchio Testamento è in realtà un demone crudele, assetato di potere e creato per errore da Sofia, uno degli Eoni supremi del Vero, Inconoscibile Padre: il vero nome di questo demone è Yaldabaoth ma, come tutti gli impostori, ha molti «alias»: Saklas, Samael, Abraksas, Yhwh. La comparsa di questa entità è tramandata nell’Apocrifo di Giovanni, uno dei testi universalmente accettati da tutte le correnti cristiano-gnostiche (valentiniani, basilidiani ed altri).

Dopo aver creato gli Eoni (gli Universi) supremi, il Vero Padre, in un impeto di amore, permette agli Eoni di creare autonomamente altri universi, con la sola condizione di chiedere preventivamente la benedizione del Padre. Uno di questi Eoni, Sofia, colmo di amore verso il Padre, volle allietarlo dandogli una prova della sua perfezione: creare di nascosto un universo per poi donarlo in gloria alla Fonte Ultima di ineffabile grandezza. Quello che fu un impulso nobile e generoso diede però vita alla catastrofe cosmica che stiamo vivendo ancora oggi: priva della benedizione e, quindi, della suprema saggezza del Padre, Sofia diede alla luce un essere mostruoso, metà serpente, metà leone.

Dotato di smisurato orgoglio, questo essere affermò di essere il solo Dio esistente, per cui venne allontanato dal Pleroma («Pienezza» in greco, vale a dire la dimensione del Vero Padre) e segregato in un luogo di devastazione spirituale, il Kenoma («Vuotezza» in greco, vale a dire l’universo infimo dove noi viviamo sotto il controllo geloso di Yaldabaoth). Per neutralizzare il pericolo rappresentato da questa entità, Sofia lo priva del soffio di vita del Pleroma ricevuto durante la nascita (soffio che lo avrebbe reso realmente eterno ed onnipotente) trasferendolo nell’uomo terreno, che Yaldabaoth aveva plasmato nel tentativo di imitare gli Esseri Spirituali intravisti nel Pleroma.

In tal maniera, l’essere umano è l’unica creatura nel Kenoma ad avere tracce del Pleroma e, quindi, ad avere diritto di ritornarvi. Reso folle dall’invidia, Yaldabaoth concepisce il disegno di tenere prigioniero l’uomo nel Kenoma il più a lungo possibile tramite l’operato di un popolo -quello ebraico- appositamente scelto per questo compito. Il popolo ebraico era destinato a dominare l’umanità e tenerla prigioniera costringendola ad obbedire alla Legge Mosaica del Demiurgo (cioè Yaldabaoth).

Mosso a pietà, Cristo, il Figlio Autogenito -l’Eone maggiore del Pleroma dopo il Padre- nasce in Palestina sotto spoglie umane per avvertire gli ebrei della vera natura del «dio» cui sono soggetti e scongiurare così il pericolo della diffusione della religione mosaica in tutto il mondo. Secondo il Cristo degli gnostici, compito di ogni cristiano è liberarsi dai ceppi carnali con cui il Demiurgo tiene prigioniero lo Spirito tramite la propria Legge (Torah) e fare ritorno al Pleroma. Nonostante gli assidui interventi redazionali sul Vangelo da parte di Roma nel corso dei secoli, tracce di questo elemento della predicazione del Cristo sono rimaste in specifici punti: l’affermazione del Salvatore, secondo cui i Farisei non conoscevano il Vero Padre, non avrebbe senso senza la chiave offerta dagli gnostici, dal momento che i Farisei conoscevano a perfezione il Tanach e, di conseguenza, conoscevano a perfezione il Dio del Tanach.

Di quale Dio allora parlava il Salvatore? Dopo l’assassinio del Cristo, il Demiurgo comprende con orrore che la predicazione del suo nemico mortale non solo non era scomparsa, ma si era addirittura rafforzata, spesso oltre i confini della Palestina. Concepisce allora un piano di un’estrema astuzia: si autodichiara Padre del Cristo e, come tale, comincia ad essere venerato dai popoli che avevano accettato il messaggio cristiano ma che potevano essere ingannati a tal riguardo, dal momento che non conoscevano affatto la religione giudaica e la potevano identificare con la fonte originaria da cui era scaturita la nuova fede abbracciata.

L’omicidio del Cristo viene giustificato con la falsa teoria dell’espiazione del Peccato Originale, sebbene secondo gli gnostici il solo macchiatosi di Peccato Originale sia proprio il Demiurgo dopo aver affermato, nella sua cecità spirituale, di essere l’unico Dio esistente ed essere stato esiliato, per questo, nel Kenoma. Nel suo delirio di potere, Yaldabaoth abbandona abbastanza cinicamente gli ebrei, ormai inutili e disprezzati da tutti per deicidio, al proprio destino (li si reintegrerà nel “Progetto” solo a partire dal 1700 a causa dell’indebolimento della chiesa cattolica, aggiungiamo noi) ed inizia a perseguire l’ambizioso piano di mettere l’umanità sotto il proprio controllo ormai tramite la Chiesa romana.

Qui l’avvertimento gnostico si interrompe per sempre, sotto i colpi del cattolicesimo. Echi di tale avvertimento si udranno nuovamente con i pauliciani, i catari e i bogomili. Quanto detto può sconvolgere il credente comune, ingannato da duemila anni di cattolicesimo. Il cristianesimo gnostico non è tuttavia una bizzarra eresia sostenuta da individui isolati: si tratta di un insegnamento composito e profondamente complesso, perfezionato e predicato per due secoli (II-IV) da scuole laiche e centri monastici. La biblioteca di Nag-Hammadi, ad esempio, apparteneva ad un monastero pacomiano i cui monaci avevano seppellito i preziosi volumi per salvarli da Roma dopo la 39° Lettera Pasquale di Atanasio del 367 d.C., dove si sanciva la distruzione di tutti gli scritti sacri non ritenuti canonici dal “Comitato Centrale” cattolico.

Resta certo un solo fatto: una riscoperta del pensiero cristiano-gnostico è l’unico mezzo culturologico per sottrarre ad Israele l’importantissimo puntello concettuale e morale di cui si avvale per giustificare la propria esistenza dinanzi al mondo cristiano (un puntello offerto paradossalmente dalla politica secolare di Roma, basata sull’architettura concettuale “paolina”). Per gli gnostici, infatti, Israele è solo una cosa: il centro del peggior male spirituale esistente, il regno del Demiurgo. Non il “fratello maggiore” del cristianesimo, ma il suo implacabile nemico.

(di Claudio Napoli)