Egualitarismo ed ideologia del progresso: Il vero volto della scuola moderna

Il fronte scuola è balzato alle cronache per le ultime vicende legate al bullismo. Il problema fondamentale è che essa meriterebbe una revisione profonda e non “semplicemente” sulla base dei fatti più eclatanti. E’ necessario innanzitutto partire da un’analisi accurata dei vari aspetti della contraddizione, che in pochi anni hanno mal ridotto una delle più importanti istituzioni del mondo occidentale.  Con le riforme dei vari Zecchino, Berlinguer, Moratti, Gelmini fino al capolavoro renziano, si è adeguata la nostra scuola ai processi di globalizzazione culturale, intellettuale ed economica.

Infatti i meccanismi di allineamento al capitale transnazionale e tecnocratico si dischiudono attraverso l’uso massiccio di lingua inglese e tecnologia digitale, e con l’attacco costante a pensiero astratto, cultura umanistica ed in particolare al liceo classico. A ciò poi si aggiungono miriadi di progetti, percorsi, monitoraggi e potenziamenti vari, proprio alla stregua delle macchine.

Contemporaneamente, però, si sono introdotti nella prassi, ma in qualche modo anche normativamente, i primi approcci alla precarizzazione e allo sfruttamento. Questo in particolare con la riforma sull’alternanza scuola-lavoro e più complessivamente con un sistema che forma professionalità che nel mondo del lavoro poco fanno incontrare l’offerta alla domanda. Il discorso “globalistico” si è poi reso sistemico con l’Erasmus, che grazie a qualche esame raffazzonato a destra e manca per l’Europa e al seducente modello di vita post-moderno, fa presa in molti giovani come se fosse un faro di civiltà e progresso.

Proprio rimanendo su questo tema, e affrontando la questione più dal punto di vista culturale, educativo e politico, possiamo affermare che la scuola è proprio vittima del complesso intellettuale che va sotto il nome di “ideologia del progresso”. Egualitarismo, evoluzionismo, dogmatismo accademico-scientista, rivoluzione dei costumi degli anni ’60-’70 e psicologizzazione degli alunni, costituiscono dei veri e propri varchi dissolutivi foraggiati dalle oligarchie, in combutta con le riforme globaliste e tecnocratiche.

E ciò si aggiunge a quel coacervo di raccomandazioni, clientele, concorsi truccati e diplomi comprati per “fare punteggio”; il tutto bilanciato però da ottusità burocratiche da far spavento, e troppa apertura verso le scuole private e a pagamento – non parlo di quelle a orientamento cattolico. E ancora – riguardo il corpo docenti-amministrativo – impreparazione, ignoranza, negligenza e svogliatezza. L’unica soluzione auspicabile è il far tornare proprio questa gente tra i banchi scolastici “per ricominciare da capo”.

Sui più recenti ed eclatanti fatti di “bullismo”, poi, dobbiamo dire che alla base esso è un fenomeno molto mediatico, visto che la goliardia estrema c’è sempre stata. Lo stesso vale per la bestialità, che è uno dei lati della persona umana.  E’ davvero da ingenui pensare che ragazzi e bambini siano scevri da questi attributi, anzi in questi ultimi sono presenti in forme ancor più pure poiché le pulsioni base sono poco razionalizzate.

Il problema centrale è che proprio attraverso questi dettami egualitaristici e livellatori, che fanno riferimento alle concezioni anti-autoritarie del ’68, la parola del professore o del genitore ha poco valore. Il genitore, poi, è esso stesso strutturato su questa forma mentis, magari con ulteriori degenerazioni e attitudini alla “trivialità” tipiche degli anni ‘80-’90 – i frutti delle trasmissioni TV dei vari Boncompagni, De Filippi e D’Urso.

Infine sul bullismo completano il quadro i livelli, oramai esorbitanti, di nevropatia di massa e la grossa sovraesposizione a media e social-network, che tutto amplifica e che mai come in questo caso favorisce forme di palese regressione dai fondamenti minimi di civiltà. Ma ciò non basta, e come si dice a volte la cura è peggio della malattia. Per recuperare questi “esseri maledetti travestiti da fanciulli” il solito tran tran di liberal e benpensanti, armati di politicamente corretto, prevedono sistemi a base di “psicoterapia”, “comprensione” e “amore”. Il tutto corredato dalle solite analisi sulle problematiche sociali e familiari, e da questo nuovo dogma educativo moderno la cosiddetta “didattica inclusiva”.

Si dovrebbe spiegare a questi semicolti permeati di nozionismo progressista e finto-benevolente che era Antonio Gramsci a parlare di “coercizione” nell’educazione dei bambini, perché sosteneva che nel bambino non c’è “tutto l’uomo in potenza” ma un essere che va formato. Allo stesso modo è il sistema penale liberale che prevede, se realizzato pienamente, pratiche rieducative anche dure, ma utili al recupero del condannato.

Da qui si evince che, per il bullismo sarebbe molto meglio applicare politiche di “lavoro coatto”, finalizzato alla rieducazione come ripulire i gradini dell’istituto, imbiancare le pareti delle aule, o aumentare i livelli di studio, comunque un toccasana anche per i disturbi della psiche. Fa tenerezza ascoltare il preside di una delle scuole dove sono accaduti questi episodi, dire in un’intervista: “il provvedimento di bocciatura è stato attuato per il benessere psicologico dei ragazzi”, cioè dei bulli in questione, “e per farli stare sereni”. Sembra un vero e proprio processo staliniano dove bisogna confessare a “sua maestà il politicamente corretto” l’aver violato il principio del “non redarguire mai nessuno” poiché limita la sua “libertà di essere”, “l’essere come siamo” e altre scemenze simili oggi tanto di moda.

Poi su questo “nuovo culto” del pensiero educativo ovvero la “didattica inclusiva”, non si contesta l’utilità o meno di un metodo, che va valutata caso per caso. Ma da qui a far diventare questa “didattica inclusiva” un assioma col quale sostituire tutti gli altri sistemi ce ne vuole.
A parte che proprio determinate pratiche psicanalitiche insegnano che per la vera formazione della personalità deve avvenire quello che Carl Gustav Jung chiamava il “processo di individuazione”, un meccanismo che in un modo o nell’altro prevede la “separazione” dal gruppo.

In ultim’analisi sulla scuola possiamo dire che anni e anni di metodologia scolastica finalizzate all’allevamento del genio, sono state gettate via con principi tipo “bisogna includere tutti” o “l’eguaglianza sociale viene prima del merito” – e delle qualità naturali aggiungerei. Proprio queste ultime, però, sono le uniche che per davvero non conoscono classe e ceto sociale.

In pochi anni egualitarismo, liberalizzazione dei costumi, anti-autoritarismo, o meglio “anti-autorità sempre e comunque”, e psicologizzazione degli alunni hanno annichilito un modello pluricentenario e reso culturalmente “sterile” una civiltà.

Ciò accade proprio perché non si coltivano più geni ed élite, e non si educano queste élite a valori di tipo spirituale ed ideale. Viceversa a dominare sono i principi del competitivismo tecnico-aziendale, dell’american way of life e dello svilimento della propria identità individuale e collettiva, e tutto in favore del detto “diventare cittadini del mondo”.

(di Roberto Siconolfi)