Alessandro Magno alla conquista dell’India

Le vicende del re dei Greci e dei Macedoni Alessandro, conosciuto da noi come Magno, ovvero il grande, riecheggiano il mito e l’epica discostandosi dalle vite di noi mortali. Nell’inarrestabile rincorsa del suo folle sogno, infatti, il giovanissimo re e conquistatore non contemplava né il riposo né la stanchezza. Nemmeno la conquista del vasto impero persiano, il più grande nemico dei Greci e del mondo ellenistico, aveva placato la sua sete di fama e potere. Alessandro voleva diventare, al pari degli eroi omerici dell’Iliade e dell’Odissea, un personaggio mitologico, un semidio vivente, voleva divenire il re di tutte le terre conosciute. Ed è proprio nel solco di questo grande sogno che nel 326 a.C., poco dopo aver sottomesso le ultime riottose resistenze persiane nell’estremo est del paese, Alessandro si scagliò con un grande esercito nella valle dell’Indo.

Era la prima volta nella storia che un esercito greco e macedone in armi si addentrava in queste mitiche terre sconosciute. L’esercito di Alessandro, composto, a questo punto della sua lunga marcia, per la maggior parte di elementi orientali, contava circa 40.000 fanti e 5/6.000 cavalieri. Formato da soldati provenienti da quello che era ora un gigantesco impero multietnico, Alessandro, divenuto Re dei Re di Persia, faceva ancora grande riferimento  allo zoccolo duro delle sue armate: la falange macedone ed i corpi di cavalleria pesante degli “Hetairoi”, i “compagni”. Superato il passo Khyber, il giovane re macedone ricevette gli emissari del regno di Gandhāra, i quali si sottomisero alla sua potenza nel nome del loro sovrano Tassile. Insieme al nuovo alleato l’esercito occidentale si mosse allora verso il potente nemico di Tassile, il re di Paurava Poro, conosciuto in sanscrito con il nome di Purushottama.

Poro richiamò a sé un potente esercito, radunando ben 50.000 fanti, 3.000 cavalieri e 200 possenti elefanti da guerra indiani e si preparò allo scontro con l’invasore che veniva da occidente. La battaglia che ne seguì, combattute presso il fiume Idaspe, è riconosciuta come la più sanguinosa degli scontri sostenuti da Alessandro Magno. Poro posizionò il suo esercito dall’altro lato del fiume, controllando i guadi e confidando nella profondità e nella velocità del fiume che poco si prestava ad arditi attraversamenti. Alessandro, dopo alcuni giorni di attesa passati a trovare un tratto guadabile del fiume, decise di lanciare una parte della sua cavalleria al di là del corso d’acqua molto più a monte delle posizioni nemiche.

Guidati dal re in persona, 5.000 cavalieri macedoni, greci, persiani ed indiani attraversarono l’Idaspe di notte mentre la maggior parte dell’esercito rimaneva accampata di fronte alle forze del re indiano. Di seguito il resto dell’esercito si mise in marcia in gran segreto per varcare il fiume nel luogo stabilito. Poro, vedendo davanti a sé ancora il grosso dell’esercito inviò a ricacciare gli invasori solo 2.000 e più uomini comandati da suo figlio, questi vennero facilmente sconfitti dalle forze greche, e nello scontro perse la vita il giovane principe. Il re indiano dopo questa prima sconfitta capì di doversi muovere con la maggior parte delle sue forze contro il nemico. Poro schierò in prima linea i 200 elefanti da guerra, dietro di loro fanteria ed arcieri protetti ai fianchi dalla cavalleria e dai carri da guerra.

Questa non era la prima volta che il re macedone si trovava ad affrontare gli elefanti, ma mai si era trovato di fronte a così tanti pachidermi, ed il problema era se i suoi cavalli avrebbero resistito alla paura o sarebbero fuggiti terrorizzati di fronte a questi strani animali. Ad aprire lo scontro furono gli arcieri a cavallo persiani di Alessandro, che bersagliarono i carri indiani, poi la cavalleria macedone si lanciò contro la sua controparte sulla sinistra indiana dando il via ad un violento scontro. Il terreno era sfavorevole ad una grande battaglia, infatti non solo la fitta vegetazione della foresta indiana limitava la vista, ma a causa di un violento temporale le cronache ci raccontano che il terreno era fangoso e difficile da percorrere.

Mentre infuriava la battaglia fra le cavallerie, la falange macedone fu caricata dagli elefanti. Le falangi resistettero al primo impatto, i pachidermi fecero a pezzi le picche greche calpestando i nemici e scaraventando i soldati di Alessandro con la proboscide e le zanne. Lo scontro si fece estremamente cruento; la disciplina e la dedizione dei Macedoni li tenne in linea mentre gli elefanti si aprivano una scia di sangue fra le loro linee.  Benché le forze di Poro fossero superiori di numero, più lo scontro infuriava più Alessandro aveva la meglio. Da una parte infatti la fanteria greca capì come affrontare gli elefanti, e così i soldati leggeri iniziarono a tagliare i garretti dei pachidermi e a tempestarli di giavellotti e dardi. Così spaventati gli elefanti si misero in fuga calpestando la fanteria indiana che avevano alle spalle.

Dall’altro lato dello scontro la cavalleria guidata dal coraggioso Alessandro riuscì a compattare e circondare la cavalleria e i carri indiani esaruendone ogni energia e portandoli a cercare la fuga. L’esito della battaglia rimaneva però incerto, il grande numero degli indiani poteva sempre ribaltare lo scontro e le numerose perdite greco-macedoni non promettevano nulla di buono. Fu allora che Alessandro vide Poro. Il re Indiano stava combattendo come un leone dall’alto del suo gigantesco elefante da guerra. Purushottama infatti, circondato da nemici, e con più di dieci ferite che gli rigavano il corpo di sangue, continuava a resistere e a rispondere colpo su colpo. Al contrario del re persiano in fuga a Gaugamela, Poro continuava a combattere fino alla fine. Alessandro non ci pensò due volte, volse Bucefalo, il suo fido cavallo e caricò a testa bassa il nemico. Proprio in quel momento però le forze del suo amato compagno vennero meno, e dopo aver posato a terra il suo re, Bucefalo stramazzò al suolo per la stanchezza.

La scena della battaglia dell’Idaspe del film “Alexander” di Oliver Stone.

Alla fine Poro dovette arrendersi, incapace di combattere venne infatti fatto scendere dal suo elefante e deposto ai piedi di un albero. Lo scontro si era ormai concluso con una sanguinosa ed atroce vittoria macedone. Nella battaglia e nel successivo inseguimento le fonti ci tramandano che morirono ben 20.000 indiani. Gli elefanti sopravvissuti diventarono il bottino del vincitore.

Una volta che l’esercito macedone si riprese dalle ferite, Alessandro ordinò ai suoi uomini di marciare verso la valle del Gange, ma questi si rifiutarono. Troppo in là si erano infatti spinti i soldati macedoni al seguito del giovane re sognatore, troppo lontani da casa, in terre ostili e pericolose. Alessandro, rendendosi conto della situazione e consapevole di aver chiesto già grandi sacrifici ai suoi uomini, decise di desistere per tornare a Persepoli. Il giovane re del più grande impero della terra aveva trent’anni e si era spinto là dove nessuno era mai giunto.

(di Marco Franzoni)