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Prof bullizzato a Lucca, ultimo atto di una società allo sfascio

«Lei non ha capito nulla. Chi è che comanda? Si inginocchi!». Non è un messaggio rivolto a un ragazzino impertinente in Chiesa, e nemmeno l’angheria di un adulto troppo severo. È un ragazzino di Lucca a parlare, con la spocchia di chi ha le pretese pure di saperla lunga, contro un professore ormai ridotto all’umiliazione pubblica.

Il professore, tale Cesare Lazzari, accerchiato dai ragazzini che in sottofondo ridacchiano e vessato dal giovane alla cattedra, è solo l’ultima vittima di una dittatura della libertà estrema sempre meno propensa ad affrontare i problemi.

L’insegnante praticamente non reagisce. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, non dirà nulla nemmeno al preside. Nel frattempo il video fa il giro del web. I responsabili vengono denunciati al tribunale dei minori di Firenze. Quattro indagati, tra i quali l’autore delle minacce, rischiano sospensione e bocciatura.

Dopo la denuncia il ragazzino, bontà sua, “chiede scusa” al professore. Le punizioni sarebbero il minimo per un universo, quello della scuola, che è lo specchio diretto di una società che ha rinunciato da decenni alle gerarchie, al valore dell’educazione, alla superiorità di docenti e insegnanti, e in generale di qualsiasi adulto, nei confronti dei giovani.

Quante volte ci siamo sorbiti le omelie sui giovani che vanno capiti e ascoltati, sui giovani ai quali non va imposto nulla. Quante volte, da quel maledettissimo Sessantotto, anno che ricorre ogni volta che avvengono fattacci del genere, ogni volta che il mondo di chi dovrebbe solo imparare per poi semmai da adulto (e solo da adulto) prendere decisioni fa l’ennesimo passo verso l’anarchia e la ribellione.

Giudichiamo pure dai brillantissimi risultati che ricordano scuole e università, anche verso l’analfabetismo e l’ignoranza, sempre maggiore tra i giovani, come denunciato agli inizi del 2017 da 600 professori.

“Gli italiani leggono poco” si legge anche su quotidiani profeti di libertà e diritti per tutti. Quando poi si scava sulle cause, il massimo cui si giunge è “a scuola si potrebbe fare di più”. Come, di grazia? Continuando tavole rotonde immaginarie in cui tutti si rispettano e il giovane sa perfettamente cosa imparare, quando e come imparare (senza mai approfittarsene ovviamente, giammai!), oppure rigettando una rivoluzione che il petaloso mondo di sinistra, evidenziato da ciò che disse qualche tempo fa Pierluigi Bersani, sogna “un altro Sessantotto”?

Perché tutto riconduce sempre a quel dannatissimo anno, è quasi noioso nominare all’infinito “la rivoluzione dei signorini” come la definiva con cinismo critico Franco Ferrarotti, il movimento “in fondo reazionario”, secondo la storica figura del PCI Giorgio Amendola, l’assassino di Karl Marx, secondo Costanzo Preve. Insomma, una rivoluzione che da una parte autorevole della stessa sinistra marxista o comunque vicina a ideali socialisti è stata accusata di ogni possibile crimine ideologico possibile.

 Su tutte, l’aver prodotto generazioni di bambini eterni, pure arroganti e spocchiosi. Generazioni di ragazzi poi “cristallizzati” nell’immaginario collettivo dai teen drama e serie tv varie in cui i giovani venivano descritti come adulti ultraconsapevoli alla veneranda età di 15 anni (con l’aspetto di 25, ma vabbé questo è un altro discorso).

Giovani che potevano decidere tutto, dal sesso, al lavoro, a cosa fare della propria vita. I genitori protagonisti, quasi sempre, dei sottomessi cronici, educatori a parole ma mai nei fatti, “amici dei figli” e mai guida verso il futuro. Da Beverly Hills 90210 a Dawson’s Creek, passando per The O.C. più emulazioni varie: un mondo di plastica divenuto tragicamente realtà, in cui i ragazzi nascono “imparati” e i genitori non hanno più nulla da insegnare.


È l’odio per il potere, di cui parlavamo qualche giorno fa sulla nostra testata, in risposta all’Augias preoccupato dei “giovani e inconsapevoli fascisti”. L’odio per qualsiasi forma di gerarchia e di imposizione, limitazione alla libertà che è diventata un’ossessione senza limiti, perché l’importante è sempre fare ciò che ci vuole, senza alcun argine né eccezione.

Tutti devono avere tutto, indipendentemente dalle proprie azioni e responsabilità: se rubano una caramella non è giusto punirli troppo, se superano il limite di velocità in autostrada idem, se rapinano una banca troppo carcere potrebbe precludere il “reinserimento”, se uccidono qualcuno idem alla seconda. E se sono ragazzi, guai a pensare che debbano, semplicemente, stare al loro posto di ragazzi fino a quando non diverranno – si spera, finalmente! – grandi.

Complimenti ai profeti della generazione egualitaria, dei giovani che vanno capiti e non puniti, dei “genitori amici” e mai educatori, del recupero a tutti i costi senza prendersi mai una benedetta responsabilità delle proprie azioni. Complimenti a chi ha prodotto e consolidato un mondo senza adulti.

(di Stelio Fergola)