Il reddito di cittadinanza di oggi e le spese pubbliche di ieri

L’argomento che da qualche giorno accende le tribune politiche di Tv e Radio è l’exploit del Movimento 5 Stelle e il suo “Reddito di Cittadinanza”. L’errore più grande è, tuttavia, guardare alle condizioni attuali senza però capire attentamente quali sono state le cause che hanno portato alle condizioni economiche e sociali l’Italia di oggi.

Non andiamo troppo indietro, non è necessario partire dall’Unità d’italia, anche se qualcuno lo farebbe, parliamo della fine degli anni ’50, di tutto il decennio ’60 fino agli ‘70. Parliamo di un “bel po’” di storia italiana. Molti di noi avranno sentito parlare di “Pensioni di anzianità”, “Pensioni Sociali”, ”Metodo retributivo”, sono importanti riforme e interventi attuati durante i governi della Dc e di Centro Sinistra che portarono, assieme ad un’errata gestione delle risorse, a uno sviluppo di costi statali che oggi sono definiti col nome di Deficit o debito pubblico.

È utile pensare a tal proposito che, la legge 1338 del 1962 rappresentò il più importante aumento delle pensioni che si fosse mai realizzato nell’Italia Democratica fino a quell’anno, così com’è doveroso ricordare che il numero di pensioni di invalidità concesse tra gli anni ‘60 e la seconda metà degli anni ’70 , crebbe del 400 per cento.

Il fenomeno delle Baby pensioni, indette dal governo Rumor nel ’73 , riferite all’impiego pubblico, fu uno dei casi piu’ eclatanti che prevedeva la concessione pensionistica alle donne con 14anni 6mesi ed 1 giorno di contributi. Secondo uno studio, gli impiegati pubblici che andarono in pensione tra i 35 ed i 39 anni, considerando un’aspettativa di vita di circa 85 anni, percepiranno una pensione per almeno il triplo degli anni di contribuzione.

Il Welfare Italiano fin qui delineato, continuato anche con l’istituzione del S.S.N., era quindi una macchina politica che se da un lato cercava di risolvere il problema della disoccupazione ed il miglioramento dei diritti sociali, dall’altro alimentava le spese finanziarie dello Stato che non avrebbero avuto un impatto immediato, ma sarebbero divenute oneri delle generazioni successive.

Fu solo dopo il 1988, secondo una riflessione di Giuliano Amato, che si iniziò a comprendere la necessità di approntare degli interventi alla spesa pubblica al fine di evitare il collasso. In conclusione, questi fatti ci portano ad un punto di domanda: come potrà mai esser prevista l’attuazione di un “reddito di Cittadinanza” se il problema del debito pubblico,che Bankitalia a dicembre 2017 stimava intorno a 2256 miliardi di Euro, non è ancora stato risolto?

(di Rosario Lanzafame)