Nicolas Sarkozy in stato di fermo: c’è di che festeggiare

Il sangue innocente di Mu’ammar Gheddafi sulle sue mani deve aver corroso l’anima di Nicolas Sarkozy giorno e notte. Il suo vilipendio di cadavere ad opera dei Fratelli Musulmani ed al-Qaeda quel 20 ottobre 2011 a Misurata, probabilmente, gli appariva in sogno, nonostante i tentativi della sua lercia coscienza di soffocarlo negli oblii del cervello. “Non ti preoccupare, prima o poi sapranno il perché della mia morte”, era la voce che perseguitava i suoi momenti di dormiveglia prima dei classici risvegli bruschi ed agitati. Credeva, però, ad un “delirio” di una mente stressata, quindi ignorava e guardava avanti.

Il karma, tuttavia, ha 100 occhi e oggi, a Nanterre, lo ha posto in stato di fermo e sotto interrogatorio da 12 ore nell’ambito delle indagini sui presunti finanziamenti illeciti libici legati alla sua compagna elettorale. Lo ha condannato alla giusta punizione riservata agli invertebrati che osano toccare i giganti della storia. Chissà se oggi riderà, come accaduto durante un bilaterale con Angela Merkel appena sentì la domanda del giornalista in merito alla nostra Nazione, questo buffone. Giorno dopo giorno, tutta quell’élite globalista e palesemente nemica dell’Italia perde pezzi su pezzi. Ma anziché festeggiare e goderne, siamo troppo impegnati a cianciare dei “pericoli autoritari” e del “populismo”.

(di Davide Pellegrino)