Appello per un ampio Fronte nazionale

Al netto del risultato che otterranno in termini numerici, le prossime elezioni politiche dimostreranno ancora una volta – qualora ve ne fosse stato ancora bisogno – che la scena politica italiana è sempre dominata da partiti di chiara matrice liberale e liberista.

Dalla media dei vari sondaggi risulta, infatti, sostanzialmente evidente che i primi partiti politici nazionali saranno il M5S, il Partito Democratico e Forza Italia. Movimenti e partiti che, senza ombra di dubbio, non possono definirsi attenti alle politiche e alle istanze di tipo sociale, date le loro “linee guida” e le pregresse azioni ed omissioni in materia ben conosciute. In tale desolante quadro le forze politiche più attente e concentrate sul tema dei diritti sociali sono, ahimè, in una posizione di rincalzo.

Se si esclude la Lega, nella sua nuova veste “nazionale”, seppur con molti distinguo e battute d’arresto dovute alla presenza della vecchia guardia bossiana e maroniana, tutti gli altri partiti e movimenti che mettono nella loro agenda al centro della loro agenda il tema di cui sopra a fatica riusciranno a passare la soglia di sbarramento del 3% per entrare in Parlamento.

Le cause di questo stato di cose sono molteplici e vanno ricercate in più fattori. Oltre, ovviamente, ad una censura mediatica de facto innegabile da parte del c.d. “mainstream”, questi movimenti scontano altresì il fatto di essere tra di loro divisi sulla base di un antifascismo e di un anticomunismo oramai senza senso ed anacronistici che gli impedisce di collaborare concretamente per ottenere i risultati voluti.

A titolo esemplificativo possiamo citare CasaPound e il Partito Comunista di Marco Rizzo. Orbene, nonostante il rispettivo programma elettorale sia quasi perfettamente sovrapponibile l’uno all’altro, questi soggetti politici concorrono separati ognuno per conto proprio, rubandosi sostanzialmente i voti a vicenda, e non all’interno di un più ampio fronte comune.

Così divisi fra di loro, rischiano di non entrare nessuno in Parlamento, indebolendo così ancor di più le giuste battaglie di cui sono sostanzialmente gli unici portatori. Eppure, una “collaborazione” a fini, per ora, meramente elettorali non sarebbe una soluzione peregrina campata per aria. Basti pensare a quanto accade in altri Stati esteri.

Viene in rilevo, anzitutto, a questo proposito, il Fronte Popolare Panrusso creato da Vladimir Putin nel 2011 come movimento di supporto e sostegno al suo partito “Russia Unita” e al governo. Ben presto, tuttavia, tale movimento è cresciuto in termini di numeri e di consenso in maniera tale da riuscire ad attirare e coinvolgere attorno all’agenda politica del Presidente Putin persone, enti ed associazioni della provenienza politica più disparata.

Così facendo, in diversi ambiti, il Fronte ha oramai di fatto soppiantato “Russia Unita” ed è riuscito a sua volta ad imporre in più di una circostanza un nuovo programma politico più attento alla tematica dei diritti sociali.

Una cosa analoga, parzialmente, è avvenuta in Venezuela e in Bielorussia con Lukašenko. Il Presidente bielorusso, infatti, è sostenuto da una compagine politica estremamente variegata che comprende al suo interno sia di ispirazione socialista e comunista, che di matrice conservatore e nazionalista.

Si sta parlando, pertanto, di un’esperienza politica che, per quanto molto particolare, è sicuramente possibile e ripetibile. Replicarla in Italia con le dovute forme e nel rispetto delle sensibilità di ciascuno in un “Fronte Ampio Nazionale” che abbia come stelle polari la giustizia sociale, la sovranità ed il multipolarismo, forse, sarebbe davvero l’idea vincente per contare qualcosa e ribaltare il tavolo politico italiano.

(di Manuele Serventi Merlo)