È tempo di chiamare le sanzioni economiche con il loro nome: crimini di guerra

I primi impressionanti frammenti delle macerie appartenenti alle imbarcazioni da pesca della Corea del Nord conosciute come “navi fantasma” recuperati quest’anno sono stati spinti dalla corrente fin sulla costa settentrionale del Giappone. Si tratta dei resti di fragili barche di legno dotate di motori inaffidabili, devastate dalle tempeste, con le quali i pescatori nordcoreani si spingono in mare aperto nel mezzo dell’inverno alla ricerca disperata di pesce. Spesso la sola cosa che sopravvive è lo scafo di legno frantumato della barca catapultata sulla riva, ma in alcuni casi i giapponesi trovano anche i corpi dei pescatori, morti di fame e sete mentre vagavano attraverso il Mar del Giappone.

Molto di rado vengono rinvenuti alcuni sopravvissuti, miracolosamente vivi, affamati fino alla morte. Raccontano che il loro motore ha cessato di funzionare, che hanno improvvisamente finito il carburante o che sono stati vittime di qualche altro incidente mortale. Il numero di “navi fantasma” sta aumentando, non meno di 104 ne sono state scoperte nel 2017 – più che in tutti i precedenti anni -, ma la cifra reale deve essere più alta, perché molte saranno affondate senza lasciare traccia nelle 600 miglia di mare agitato tra la Corea del Nord ed il Giappone. La ragione per cui così tanti pescatori rischiano ed in molti casi perdono la vita è la fame che attanaglia la Corea del Nord, dove il pesce rappresenta l’alimento proteico più economico.

Il governo impone dei traguardi di lavoro da raggiungere per i pescatori, costretti ad andare in mare aperto. Parte del pescato viene poi venduto in contanti alla Cina, rendendo il pesce uno dei più importanti tra i pochissimi articoli di esportazione della Corea del Nord. II fatto che lo scorso anno i pescatori nordcoreani abbiano corso rischi maggiori e sia aumentato il numero dei morti è la prova del fatto che le sanzioni internazionali imposte alla Corea del Nord sono, in un certo senso, un successo: il paese è sottoposto a forti pressioni economiche.

Ma, come nel caso di sanzioni comminate in altre parti del mondo nel passato e nel presente, tale pressione non è rivolta al leader nordcoreano Kim Jong-un, che appare grassoccio e ben nutrito, ma verso i poveri e gli impotenti. Giocare la carta delle sanzioni economiche al fine di ottenere un cambiamento politico è un atteggiamento squallido, ma è un metodo difficile da battere se si vuole ridurre un paese alla povertà ed alla miseria. Le sanzioni delle Nazioni Unite furono avanzate contro l’Iraq dal 1990 al 2003.

Apparentemente dirette contro Saddam Hussein e il suo regime, non hanno ottenuto alcun risultato nei termini di un suo indebolimento: al contrario, l’élite politica baathista ha approfittato della scarsità dei beni di prima necessità e di altri elementi di sostentamento, arricchendosi considerevolmente dopo esserne diventata l’unico fornitore. L’odioso figlio maggiore di Saddam, Uday, ottenne degli enormi profitti controllando l’importazione delle sigarette in Iraq. I burocrati incaricati delle sanzioni ONU in Iraq hanno sempre finto di aver impedito a Saddam la ricostituzione della sua forza militare. Una ipocrita bugia: l’esercito iracheno non combatté per lui nel 1991, alla comminazione delle sanzioni, così come quando queste vennero meno. Sarebbe assurdo immaginare che dittatori come Kim Jong-un o Saddam Hussein verrebbero influenzati dalle sofferenze della propria gente.

Questo è indubitabile: ho visitato gli ospedali iracheni negli anni ’90, i quali erano sempre a corto di ossigeno, e non c’erano gomme per le ambulanze. Una volta sono stato inseguito in un campo nella provincia di Diyala, a nord di Baghdad, da alcuni contadini che agitavano le radiografie polverose dei loro figli perché pensavano che potessi essere un medico straniero in visita. Saddam Hussein e i suoi luogotenenti sono stati giustamente esecutati per i loro crimini, ma i politici stranieri ed i funzionari responsabili del regime di sanzioni che hanno ucciso così tante persone meritavano di stare accanto a loro dietro il banco degli imputati. È tempo che l’imposizione di sanzioni economiche venga vista come un crimine di guerra, poiché implica la punizione collettiva di milioni di civili innocenti che muoiono, si ammalano o sono ridotti a sopravvivere con gli scarti delle discariche. Non c’è nulla di nuovo in questo.

Le sanzioni economiche sono come un assedio medievale, ma con al seguito un moderno apparato di pubbliche relazioni avente il ruolo giustificare e rendere accettabile ciò che viene fatto. La finalità di tali assedi era però quella di portare alla fame una singola città o un villaggio, ora invece sono volti alla spremitura di interi paesi verso la sottomissione. Le sanzioni possono essere vendute al pubblico, anche se ovviamente non alle persone che le ricevono, in quanto più umane delle azioni militari, e questo è un vantaggio non indifferente per i politici.

Di solito si utilizza sempre il pretesto di rendere noto che l’erogazione di prodotti alimentari ed attrezzature mediche verrà consentita, ma non si fa mai menzione degli ostacoli finanziari e di altro tipo che rendono impossibile la loro consegna. Un esempio di ciò sono le draconiane sanzioni inflitte alla Siria dagli Stati Uniti e dall’UE che avrebbero dovuto colpire il Presidente Bashar al-Assad ed aiutare a rimuoverlo dal potere.

Hanno completamente mancato questo obbiettivo, ma un rapporto interno delle Nazioni Unite trapelato nel 2016 mostra in modo fin troppo evidente l’effetto dell’embargo sulla cessazione della fornitura di aiuti da parte delle agenzie umanitarie internazionali. Non possono consegnare gli aiuti, nonostante l’assolvimento di tutte le relative adempienze burocratiche, perché banche e società commerciali non vogliono rischiare di essere penalizzate a causa di una eventuale relazione con la Siria. Il rapporto cita un medico europeo che lavora in Siria, il quale afferma che “L’effetto indiretto delle sanzioni… Rende l’importazione di strumenti medici e di altre forniture estremamente difficili, quasi impossibili”. La gente dovrebbe essere tanto indignata dall’impatto di questo stato cose come lo è per la distruzione degli ospedali in seguito ai bombardamenti ed al fuoco di artiglieria.

Ma l’immagine delle macchine a raggi X per le dialisi renali prive dei pezzi di ricambio essenziali non potrà mai competere per impatto scenico con i servizi che ritraggono morti e feriti in prima linea. E coloro che moriranno perché le attrezzature mediche saranno state rese non utilizzabili dalle sanzioni probabilmente rimarranno lontani dal clamore mediatico. Gli embarghi sono noiosi e la guerra è eccitante. Alcuni attacchi missilistici falliti contro Riyadh da parte delle forze Houthi nello Yemen sono stati pesantemente pubblicizzati, sebbene nessun saudita sia stato ucciso. Confrontiamo questo con la scarsa copertura giornalistica dell’embargo saudita sullo Yemen guidato dagli Houthi, che ha contribuito a generare la più grande carestia provocata dall’uomo nella storia recente. Inoltre, si sospettano più di un milione di casi di colera e secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità 2.000 yemeniti sono morti a causa di questa malattia.

Le argomentazioni di quanti giustificano automaticamente le sanzioni sono sempre le stesse, a prescindere dalle circostanze. Una è quella di asserire che il danno economico imposto impedirebbe ai vari tiranni di spendere soldi per armi e terrore. Il Presidente Trump ha denunciato l’accordo nucleare con l’Iran poiché favorirebbe la circolazione di fondi per il finanziamento delle imprese iraniane straniere, anche se l’ammontare in questione risulterebbe ridotto e, in Iraq, le attività iraniane probabilmente producono un profitto.

Le sanzioni sono una punizione collettiva tanto quanto i bombardamenti di Aleppo Est, Raqqa e Mosul. Possono persino uccidere più persone delle granate e dei proiettili perché vanno avanti per anni e il loro effetto è cumulativo. La morte di così tanti pescatori nordcoreani nelle loro insignificanti imbarcazioni in legno è un effetto collaterale ma non atipico delle sanzioni e del loro nocivo impatto. Come al solito, stanno colpendo l’obiettivo sbagliato e non fanno registrare alcun esito contro Kim Jong-un, come già accaduto con Saddam Hussein.

(da Counterpunch – Traduzione di Giovanni Rita)