L’Italia e il declino dell’Occidente

L’Italia terrà le proprie elezioni nazionali il 4 marzo. Per l’Occidente, è un momento importante: gli elettori che decideranno chi governerà a Roma non influenzeranno solo la terza economia del mondo, ma tutta la zona Euro.

Il debito italiano è pari al 130% del PIL – il secondo nella zona Euro, dopo la Grecia. Le banche italiane rilasciano sempre meno crediti. L’economia italiana crescerà solo dell’1.3% nel 2018, circa la metà della media europea (2.1%). I sondaggi mostrano che gli elettori potrebbero eleggere una coalizione anti-Euro.

Il panorama politico è diviso in tre. Il centro sinistra include il Partito Democratico dell’ex primo ministro Matteo Renzi, il Tony Blair italiano. Poi c’è il già screditato Movimento 5 Stelle. E infine il centrodestra, con il partito Forza Italia di Silvio “Bunga Bunga” Berlusconi partner del partito anti-immigrazione Lega Nord. Questa è l’alleanza che ha attualmente maggiore possibilità di vittoria, ma ancora devono formare una coalizione di governo.

Sia il Movimento 5 Stelle che la Lega Nord vogliono un referendum sulla permanenza dell’Italia nell’Euro, nel caso agli stati membri non sia permesso aumentare la spesa pubblica. Forza Italia ha lanciato addirittura la possibilità di una seconda moneta. L’intero dibattito a Roma riguarda come uscire dalla trappola della bassa crescita e dell’alta disoccupazione.

Questo assortimento di problemi fa di nuovo apparire Roma come metafora vivente del declino dell’Occidente. Ma, in alternativa, potrebbe essere la premessa per la sua rinascita. In cerca di risposte, ho guardato indietro nel tempo e fatto una camminata al Foro Romano per fare una chiacchierata con le rovine dell’antica Roma.

UNO SPAZIO TEOLOGICO-GEOPOLITICO

Nell’Adonaïs, Percy Bysshe Shelley scriveva “Vai a Roma” e “dagli amari venti del mondo | cerca riparo all’ombra di una tomba”. Quale migliore rifugio della Città Eterna, le cui rovine testimoniano forte e chiaro che la frammentazione e la mortalità sono mere illusioni, e che la realtà vive fuori dal tempo. Da quando Petrarca arrivò da Avignone nel 1341 per cantare i propri poemi, Roma nell’immaginario occidentale ha rappresentato l’ultimo baluardo, l’ultima roccaforte. L’Accademia della Civiltà Occidentale. Città Eterna. Caput Mundi.

È ancora possibile immaginare Sigmund Freud al Foro paragonare la struttura verticale delle rovine romane agli strati della memoria della nostra psiche. O immaginare Federico Fellini interpretare la vita romana ne La Dolce Vita come una sequenza verticale, mescolando cinematograficamente immagini di diversi periodi storici.

Le origini mitiche di Roma risalgono alla città-stato di Troia, distrutta dai Greci. La fondazione e lo sviluppo di Roma vedono il dio Marte come padre di Romolo e Remo, e Venere dare vita alla gens Julia, alla quale apparteneva Giulio Cesare. L’antichità greco-latina è un formidabile spazio teologico-geopolitico. Esiliati da Troia, Marte e Venere ottengono la propria rivincita a Roma.

Un Impero durato cinque secoli non poteva non rimanere impresso nella psiche dell’Occidente. È un piacere rileggere Svetonio, mentre descrive come Augusto abbellì Roma per la gloria dell’Impero. O Lucrezio, due secoli dopo, descrivere il mondo come nato da un flusso di materia e composto dalla congregazione di ogni atomo dell’universo.

Ma dopo il regno di Marco Aurelio, i Germani ad ovest e i Parti ad est minacciavano i confini dell’Impero. E, dopo avere inventato tutti i modelli ai quali si ispira la nostra Civiltà, l’Urbe cadde in mano ai barbari nel 476 dopo Cristo.

Emile Zola identifica l’inizio della decadenza con Costantino, l'”apostata” che nel 313 dopo Cristo istituì il Cristianesimo come unica religione di Stato, archiviando gli antichi dèi di Roma e creando una seconda capitale ad est con il suo nome, Costantinopoli.

LE “PIETRE INCANTATE”

Nella Cappella Sistina – il Sacro Altare della Civiltà Occidentale – a una complessa moltitudine di turisti cinesi viene ricordato ogni minuto di fare silenzio. È illuminante ricordare come Lorenzo il Magnifico usò tutti i suoi mezzi politici per imporre i maestri fiorentini, da Botticelli a Michelangelo, e rimpiazzare i pittori provenienti dall’Umbria, come Il Perugino. Senza contare che impose i suoi interessi famigliari anche sul trono palale; dopo la morte di Lorenzo nel 1492, due Papi appartennero alla famiglia Medici: Leone X e Clemente VII.

Poi c’è l’illuminazione estetica delle stanze raffaelite, in particolare la Scuola di Atene, dominata da Platone e Aristotele (con la partecipazione straordinaria di Diogene, Eraclito e Archimede); la sottile armonia, l’omaggio all’antichità pagana nel cuore del Rinascimento Italiano.

L’Illuminismo è coesistito con un’estetica “libera per tutti”. Paolina, la voluttuosa principessa Borghese, sorella di Napoleone Bonaparte, è stata scolpita da Antonio Canova come Venere seminuda. L’Apollo del Belvedere, la scultura umana più famosa di tutti i tempi, fu rivisitata da Canova come una celebrità pop (Napoleone) che posa come un Dio romano che posa come un Dio greco.

Stendhal andò in estasi davanti al Colosseo, “la più bella vestigia degli antichi romani”. Dalla mia stanza di fronte al Pantheon, l’Olimpo dell’Impero, è ancora possibile rivivere i giorni in cui Roma comandava e l’universo obbediva. Quando l’universo era fedele, e Roma era giusta.

Quando l’Europa era il centro del Mondo, Roma era il centro dell’Europa. Goethe la definì “il centro del centro”: “l’intera storia del mondo è legata a questa città”. Quella era ancora l’era della certezza – dopo secoli in cui i templi di Roma venivano visti come pile di sassi donate dalla Provvidenza per costruire le chiese.

Jean-Paul Sartre, amante dell’Italia, visitò la Chiesa del Cappuccini nel 1951, dove trovò “non Dio, ma un girone infernale; lo sfruttamento dei morti da parte della Morte”. Si lamentò di dovere respirare “i corpi di 4000 cappuccini nelle mie narici” e notò che “quando i papi rubarono i bronzi del Pantheon per assicurarsi il trionfo di Cristo sui pagani, fu come profanare una tomba”.

Se “l’antichità vive a Roma”, è grazie a “una vita odiosa e magica, perché le fu impedito di morire in modo da diventare schiava”. Sartre si infuria del fatto che siamo affascinati da queste “pietre magiche” perché “sono umane e inumane: umane perché fatte dall’uomo, inumane perché conservate nella formaldeide dall’odio cristiano”.

Quando l’Antica Roma era viva e vegeta, Orazio, Ovidio e Sesto Properzio scrissero che il marmo sarebbe scomparso ma il mondo sarebbe rimasto. Noi siamo fortunati del fatto che (alcune) rovine romane siano rimaste, perché gli umanisti rinascimentali, seguendo il consiglio di Petrarca, non solo ne ammirarono la storia ma anche gli incredibili standard di bellezza architettonica.

Ma la maestosità romana fu ridotta a uno scenario pittoresco, con pecore e mucche pascolanti sulle rovine del Foro. Henry James, nel 1870, descrisse il Palatino come un “giardino confuso e fatiscente”. Tuttavia Shelley, perso nella natura selvatica di Roma, fu entusiasta: “il tempo non è un divoratore, è benigno e trasformatore”.

LA LUCE IN QUEGLI OCCHI CINESI

Senza la Civiltà Occidentale non ci sarebbe la modernità. Senza il Rinascimento non ci sarebbe la Civiltà. E senza Roma non ci sarebbe stato il Rinascimento.

La modernità, tuttavia, è stata crudele con Roma. Niente più vita eliocentrica. Niente più ordine terreste basato su Roma. Come W.B. Yeats profetizzò ne “La seconda venuta” del 1919, “le cose si frammentano; il centro non può resistere; l’anarchia governerà il mondo”.

Un secolo dopo, l’anarchia rimane lo spettro più terrificante del mondo Occidentale. Roma, esiliata dal centro, è al massimo una gloriosa e decadente periferia.

Ma Roma ha trovato il modo di cambiare il corso degli eventi, incarnando – con Milano, Torino, Firenze e Bologna – un approccio alla vita integrale, olistico che rappresenta l’essenza del potere dolce italiano. Un armonio mix di arte, territorio, storia, cultura, eleganza e cibo: una cultura di “come si vive elaborata al dettaglio.

I voli di fantasia si mescolano alla ricerca della qualità. Il rispetto per la storia – e quelle rovine- significa conoscere i grandi creatori del passato. La conservazione della tradizione passa di mano in mano, con un’attenzione agli adattamenti che la postmodernità richiede.

Gli occhi estasiati dei cinesi che scoprono Roma ci mostra una parabola della Nuova Via della Seta. Vedono che Roma e l’Italia, al contrario della Cina, è un museo vivente che rappresenta la sintesi tra conservazione della storia e modernizzazione; una dimostrazione di come costruire una società postindustriale che rispetti i molti aspetti degli antichi modi di vivere. La politica fa schifo, ovviamente, ma nessuna civiltà è perfetta.

(da Atimes – Traduzione di Federico Bezzi)