I dati confermano: Salvini ha bloccato l’immigrazione di massa

In sette mesi di governo giallo-verde, il tema più discusso e più in risalto sui media è sempre quello: l’immigrazione. Se nei mesi passati abbiamo sentito esimi “esperti” e capi dell’opposizione sbraitare che “le migrazioni sono un fenomeno epocale e inarrestabile”, il primo semestre del Governo del Cambiamento li ha smentiti. Tutti i dati dicono inconfutabilmente la stessa cosa: il Ministro Salvini ha adottato una politica efficace che ha bloccato – o comunque ampiamente arginato – il fenomeno migratorio.

I dati forniti dal Viminale, freddi e asettici finché si vuole ma assolutamente concreti, promuovono all’unisono l’azione di Salvini. Sotto la guida dei governi PD, nel 2015 arrivarono illegalmente in Italia 153.000 persone, nel 2016 oltre 181.000, per ridursi ma non troppo a 119.000 nel 2017. E nel 2018? Solamente 23.370 sono riusciti a raggiungere il Bel Paese.

Certo, bisogna riconoscere non pochi meriti anche al Ministro Minniti. Ma Salvini ha fatto di gran lunga meglio. Ad oggi, gli immigrati giunti in Italia con Salvini agli Interni (quindi dal luglio 2018) sono 6.793: in un semestre sono la cifra più bassa da innumerevoli anni (con un picco ulteriormente in discesa nel mese di dicembre 2018, con “solo” 359 arrivi). Confrontando i dati attuali con quelli del 2015, risulta un calo superiore al 90%.

Allo stesso modo, scendono i morti nel Mar Mediterraneo: nel 2015 sono stati 3.771, l’anno successivo sono saliti a 5.096, per poi calare nel 2017 a 3.139, mentre nel 2018 sono stati solo 2.262 (circa un 30% in meno), secondo le cifre fornite dall’UNHCR. I dati più bassi mai registrati dall’inizio della crisi migratoria. Sintomo che la politica di chiusura dei porti e di lotta agli scafisti e alle ONG è stata tutt’altro che “assassina” e “criminale”.

Addirittura, grazie alle politiche di Salvini, nel 2018 l’Italia è scesa al terzo posto in Europa per arrivi: prima la Spagna del socialista Sanchez con 65mila, seguita dalla Grecia di Tsipras con 32mila. Un trend destinato probabilmente a scendere ancora considerato che nel 2019, ad oggi che scriviamo, i dati statistici riportano un sonoro zero alla voce “sbarchi in Italia”.

Anche sul fronte rimpatri, quello più delicato e complesso, Salvini ha di che sorridere. I rimpatri dal 1° gennaio al 31 maggio 2018 sono stati 2.833, mentre dal 1° giugno a metà dicembre sono saliti a 3.626 (crescita di quasi il 30%). Ancora troppo pochi, ma comunque un miglioramento rispetto al vuoto inerte a cui abbiamo assistito per anni e anni.

Se questi primi sette mesi sono stati molto efficaci e concreti, gli anni che verranno avranno di fronte sfide sempre più complesse: aumentare il numero dei rimpatri e velocizzarne le tempistiche (al quale Salvini sta lavorando con diversi governi africani, essendosi recato di persona nel Continente nero), cercare il più possibile di ricollocare i migranti presenti in Italia negli altri Stati membri dell’UE (soluzione la cui efficacia, come l’ultimo quinquennio dimostra, è assai problematica), e, infine, bloccare in maniera definitiva le partenze dalle coste libiche.

(di Leonardo Olivetti)