Il razzismo? Roba da liberali

“Il razzismo nasce a metà dell’800 in paesi democratici come l’Inghilterra gli Stati Uniti e la Francia”. Così Emilio Gentile, storico del fascismo nonché allievo di Renzo De Felice precisò alcuni mesi fa nel corso del programma “Bersaglio Mobile” in cui si discuteva di fascismo.


Il razzismo appare come una minaccia spesso ricorrente ai giorni nostri. Esso si aggirerebbe nel mondo a seguito del successo elettorale conseguito da movimenti politici definiti come populisti o sovranisti.


Bisogna però innanzitutto distinguere il razzismo dalla xenofobia, la quale, come insegna la sociologia, risale alla formazione dell’identità mediante la distinzione “io-noi” “noi-altri”, sfociando appunto in atteggiamenti ostili. La paura e l’odio contro il diverso è un fenomeno presente dai tempi più lontani, probabilmente è un tratto connaturato nella stessa natura dell’uomo. 


Paradossalmente è invece in piena età dei lumi che comincia a formarsi un pensiero fondato sulla gerarchia delle razze: il determinismo razziale. La sua genesi e i suoi sviluppi non risalgono alle esperienze totalitarie del 900, ma attraversano la nascita dell’ideologia liberale viziata da questi fattori fin dall’inizio. È possibile fare una disamina comprovata dalla realtà storica prendendo ad esempio lo sterminio dei pellerossa, la segregazione razziale nei confronti degli africani operata negli Stati Uniti, il lascito tremendo dell’imperialismo britannico, oppure il persistente dominio coloniale della Francia nei confronti dei Paesi dell’Africa subsahariana, di cui l’ondata migratoria attuale non è che una triste conseguenza.


Persistente, sempre a tal riguardo, fu la componente scientifica dominante nel corso dell’800 , il positivismo, alimentato dalle teorie evoluzionistiche e dalla loro interpretazione in ambito sociale per poi sfociare nelle pratiche eugenetiche. Sostiene infatti Losurdo in ‘Controstoria del Liberalismo’ : “La tentazione eugenetica attraversa in profondità la tradizione liberale. Non a caso, la disciplina che prende questo nome conosce il suo battesimo in Gran Bretagna e gode poi di una straordinaria fortuna negli Stati Uniti”.


Anche in Darwin è possibile riscontrare considerazioni piuttosto ambigue: “Noi uomini civilizzati facciamo di tutto per arrestare il processo di eliminazione: costruiamo asili per pazzi storpi e malati, leggi per i poveri…così i membri deboli delle società civilizzate propagano nel loro genere. Questo può essere altamente pericoloso per la razza umana… dobbiamo sopportare l’effetto del fatto che deboli sopravvivano e propaghino il proprio genere” 


Basterebbe inoltre rammentare come si espressero alcuni tra i padri fondatori del liberalismo classico. Secondo tale tradizione infatti la miseria umana sarebbe provocata dal demerito individuale, dalla sfortuna e dall’ordine naturale delle cose, senza mettere mai in discussione l’ordine socio-economico. John Stuart Mill, per esempio, parla di ‘razze minorenni‘ appena al di sopra delle specie animali, sottolineando che la libertà vale solo per gli esseri umani nella pienezza della loro facoltà.


Locke paragona lo schiavo nero al cavallo. In seguito Burke colloca il lavoratore salariato alla pari degli strumenti di lavoro e del bue e pensatori come Voltaire si trovano direttamente coinvolti nel commercio di schiavi.

Montesquieu scrive: “È dimostrato che selvaggi americani sono  docili, incapaci di riflettere e imparare. Voler insegnare loro qualcosa, piegare le fibre del loro cervello sarebbe come voler far camminare delle persone con tutte le membra paralizzate”. Hume non è affatto da meno: “Propendo a ritenere che i negri e tutte le altre specie di uomini sono inferiori ai bianchi…non è mai esistita una nazione civilizzata che non sia stata di razza bianca” 

Considerazioni affini si riscontrano anche in ‘alfieri’ della democrazia, come Jefferson o Churchill. In più, non va dimenticato che uno dei più importanti atti della politica internazionale della gloriosa e liberale Inghilterra dopo la vittoria sull’invincibile armata, la Spagna, fu la sottrazione del monopolio della tratta dei neri.


Nell’Ottocento gli scritti di de Gobineau e Chamberlain ispirarono, sostenendo la maggiore purezza degli ariani fra le razze bianche, il nazismo. Attraverso i totalitarismi del 900, il liberalismo si è poi ripulito di quelle macchie che avevano attraversato la maggior parte dei suoi esponenti nel corso del 700 e dell’800. 


Queste stesse macchie che affogano nel liberalismo sono evidenti ancora oggi, celati dell’ideologia umanitarista dei diritti umani e dal multiculturalismo disgregatore delle diversità, nell’interventismo militare in nome della democrazia di cui si fanno portatori e garanti globali gli Stati Uniti.

(di Emilio Bangalterra)