Megalizzi vittima innocente: ma il mondo che aveva sposato è marcio

È difficile, molto difficile scrivere due parole su una vicenda drammatica come quella del giornalista italiano morto durante gli attentati dell’11 dicembre a Strasburgo.

Complicato perché per onestà e rispetto della memoria del ragazzo non possiamo esimerci dal riconoscere che le idee da lui abbracciate appartengono a quel circolo vizioso infinito di globalismo, solidarietà farlocca, immigrazionismo ed anti-identitarismo che sta uccidendo tanto il continente africano quanto quello europeo.

Complicato perché è oggettivamente impossibile non qualificare Antonio come una vittima innocente di questa assurda situazione, costruita sull’indifferenza ai problemi, sulla mancanza assoluta di voglia di affrontarli e riconoscerli, nonché sull’ideologia folle di una visione del mondo ancora più contorta, fatta di ostilità alle differenze, alla difesa dei confini, delle peculiarità, dei diritti dei lavoratori autoctoni.

Era uno di loro, Antonio. Un giornalista giovane come tanti che, abbracciato questo mestiere, si è trovato semplicemente dalla parte in cui si trova la stragrande maggioranza dei giornalisti, consapevolmente o semplicemente in quanto frutto di un olismo ineludibile: quella del sistema e del pensiero dominante.

Ma di fronte alla morte non c’è azione o pensiero che tengano. Gli europeisti provano – ovviamente – a mettere sul piedistallo il giovane cittadino del mondo, il giovane europeo, quello che vuole gli Stati Uniti d’Europa che, manco a dirlo, risuonano ora come una specie di riscatto per la memoria della giovane vittima.

Ci prova Renzi, ci prova + Europa. Dobbiamo costruire questi benedetti “Stati Uniti”, perché Antonio è morto. E nessuno capisce – o tutti fanno finta di non capire – che Antonio è morto anche a causa di quelle idee, di cui da assoluto e fedele discepolo si è ritrovato ad essere il sacrificio umano.

Perché al di là delle statistiche sugli attentati (effettivamente in una fase di stallo da un annetto buono) ciò che queste idee hanno generato è un’Europa debole, incapace di provare amore per sé stessa, per la propria cultura e per le proprie radici.

Ma, soprattutto, hanno generato una miriade di giovani come Antonio, vittime innocenti incapaci di provare amore anzitutto per loro stessi.

In ogni caso, che riposi in pace.

(di Stelio Fergola)