Perché “USA nazione fondata sui migranti” è una frase stupida

Quanto sta succedendo ai confini tra USA e Messico è noto, la rigidità del presidente americano Donald Trump pure, le solite retoriche umanitariste (che di umano hanno ben poco) idem con patate.

Nei talk show ogni tanto risuona la frase standard dell’immigrazionismo statunitense, ovvero “gli USA sono una nazione fondata sugli immigrati” che – con le dovute proporzioni – somiglia molto all’ “anche noi siamo stati migranti” italiana.

Nel caso della retorica statunitense, come per il caso italiano, vale sempre la solita regola: si prende un elemento storico, lo si decontestualizza, e lo si rende regola generale valida in ogni epoca, perennemente.

Il “anche noi siamo stati migranti” di tradizione italiana non riflette sul fatto che non ci sia nulla da festeggiare al riguardo, ma semmai molto per cui versare lacrime amare, visto che se l’Italia non fosse stata un Paese tanto povero a cavallo tra il XIX e il XX secolo, molti connazionali non sarebbero stati costretti a fare le valigie, privando la Nazione di risorse utilissime per il futuro.

Il “gli USA sono una nazione fondata sugli immigrati” è invece una fesseria completamente lontana da ogni profilo analitico.

Certo che gli Stati Uniti si sono formati e sviluppati grazie all’immigrazione. È la scoperta dell’acqua calda, ma ripeterlo nel 2018 non rende più colti o preparati. Questo perché tutti coloro che tuonano con questa frase non riflettono su un dettaglio: che gli USA si sono formati e consolidati su un territorio semideserto, nel quale nel corso del XIX secolo si regalavano addirittura appezzamenti di terra al termine di vere e proprie competizioni. Senza contare poi il prezzo dello sterminio delle popolazioni autoctone, non numerose come numero rispetto ai coloni ma in ogni caso legittime proprietarie della terra che oggi identifichiamo come gli USA.

Oggi gli Stati Uniti sono un Paese occupato da oltre 300 milioni di abitanti. Va bene che la densità della popolazione non è paragonabile a quella italiana (34 abitanti per km² contro i 200 nostrani), ma in ogni caso abbiamo a che fare con un territorio che ha ormai conformato i propri cittadini allo spazio disponibile, non è più nella posizione di cedere “spazi vuoti” e non necessita certamente di essere ulteriormente popolato.

Dirò di più, se guardiamo ai fatti, la stabilizzazione era ormai avvertita dalle classi dirigenti americane già alla fine del XIX secolo, altrimenti non si spiegherebbero le leggi che già allora furono approvate per regolamentare un flusso che nel corso dell’ Ottocento aveva raggiunto ritmi incontrollati per la popolazione mondiale dell’epoca (15 milioni di persone fino al 1892).

Con il Chinese Exclusion Act del 1882 si dà una stretta all’immigrazione cinese, con Literaly Bill del 1895 a quella italiana, nel 1907 a quella giapponese. Nel 1924 un’altra stretta con l’Immigration Act, con il divieto esplicito di ingresso agli emigrati in gran parte di provenienza mediterranea.

Gli “USA nazione fondata sugli immigrati” è, in altre parole, un Paese che non esiste più. E non esiste più da più da un secolo buono, non dall’altro ieri. Ovvero da quando la Nazione americana ha stabilizzato il proprio territorio e i suoi primi nuovi abitanti.

Oggi c’è qualcosa di molto diverso, che meriterebbe rispetto e non l’aggressione violenta degli immigrazionisti di mezzo mondo: ci sono centinaia di milioni di persone che oltreoceano hanno ormai radici stabili, non desiderano altro che vivere in pace in casa propria e non hanno molta voglia di vedersi privati dei propri diritti per un umanitarismo farlocco che ha il solo risultato pratico di impoverire ancora di più i Paesi disagiati, di distruggere quelli sedicenti accoglienti e di promuovere nuove e intollerabili forme di schiavismo.

Ecco perché il presidente Trump non deve mollare: per dare un futuro agli americani, ai sudamericani, a tutto il mondo. Rifilando nella pattumiera della storia l’immigrazionismo, fonte bieca di gran parte dei mali di questo pianeta ed elemento funzionale alla globalizzazione che tanti crimini ha commesso contro tutti noi.

(di Stelio Fergola)