L’isteria del presidente ucraino Poroshenko

A seguito dell’incidente-provocazione avvenuto il 25 novembre nello stretto di Kerch, la dirigenza nazionale dell’Ucraina mostra segni che sarebbe difficile non classificare come isteria.

Il Presidente ucraino Petro Poroshenko ha fatto sapere, con la pubblicazione di più tweet il 30 novembre, una serie di decisioni che hanno del paradossale: in Ucraina sarà vietato l’accesso ai cittadini russi fra i 16 e i 60 anni, perché si potrebbe trattare di “mercenari” pronti a combattere.

Traduciamo il contenuto di questi messaggi, dal primo all’ultimo: “Il capo del servizio di guardia di frontiera dello stato dell’Ucraina, il tenente generale Petro Tsigikal, ha riferito sulle restrizioni all’ingresso in Ucraina di cittadini russi maschi tra i 16 e i 60 anni, ad eccezione di casi umanitari che saranno chiaramente indicati nelle istruzioni. Ha suggerito di rafforzare i requisiti per la registrazione, in particolare nelle aree in cui è stato introdotto lo stato di guerra, per quanto riguarda i cittadini della Federazione russa

L’Ucraina ha introdotto restrizioni all’ingresso di cittadini russi dai 16 ai 60 anni, in modo che la Russia non formi in Ucraina unità di eserciti “privati”, che in realtà sono rappresentanti delle Forze armate della Federazione Russa. Per impedire ai russi di attuare in Ucraina le operazioni che avevano pianificato nel 2014“.

Da Mosca la portavoce del Ministero degli affari esteri, Maria Zakharova, ha commentato nello stesso giorno le decisioni ucraine; ecco quanto riporta l’agenzia Tass: “Per quanto concerne l’Ucraina, in riferimento non tanto allo stato quanto a Poroshenko che attualmente governa il Paese, è semplicemente orripilante parlare di misure di rappresaglia.

La ragione è che se si cercasse di controbattere con altre decisioni ciò che sta accadendo a Kiev, tutto ciò porterebbe alla pazzia e se si ragiona a livello nazionale si arriverebbe al collasso totale. Le bravate realizzate in Ucraina portano al disfacimento del sistema statale. E’ un risultato delle feroci e mal concepite mosse fatte dalle autorità del Paese“.

Importante notare, in questo triste spettacolo nel quale lo stato ucraino sembra quasi in preda alla rabbia, il messaggio pubblicato sempre dal Presidente Poroshenko nel quale si ringrazia l’Unione Europea; vi si legge infatti: “Sono sinceramente grato alla Commissione Europea per la decisione di sborsare per l’Ucraina 500 Milioni di Euro, prima parte del Quarto programma d’assistenza macrofinanziaria della UE. Apprezzo molto il supporto del Presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, assieme al Vice-presidente Dombrovskis, nello spirito degli accordi con noi sottoscritti ad Helsinki ai primi di novembre“.

Ma nella conclusione c’è molto di più: “Un segnale molto importante dell’incrollabile assistenza dell’Unione Europea contro le recenti sfide ad opera dell’aggressione russa“. Insomma la Ue provvede a foraggiare l’Ucraina nelle mani di un simile governo: come se a un soggetto in preda a delirio e armato di coltello gli si offrissero corpose dosi di droga allucinogena e steroidi.

Bisognerebbe inoltre considerare che mentre la Commissione europea si “diverte” ad adoperare questi fondi per nutrire la belva ucraina, dalle nostre parti continuano a permanere le tenebre dell’austerità europea: i soldi, e in corpose dazioni, per certi affari a quanto pare ci sono eccome.

Tornando in Ucraina, suscita ulteriore scalpore la mossa con la quale la Chiesa ortodossa locale si separerà dal clero russo: rapporti secolari, che affondano le proprie radici nei più profondi strati della storia dei popoli dei due Paesi, saranno tranciati di netto.

Sempre Poroshenko ha espresso la propria soddisfazione in seguito alle dichiarazioni del Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I (si tratta del primo fra i capi della Chiesa ortodossa orientale). L’agenzia informativa Reuters, riferendo le stesse dichiarazioni del Presidente ucraino, parla di un documento nel quale si prevedrebbe l’indipendenza della chiesa ucraina, o per meglio dire l’autocefalia.

Passa poco tempo e il giorno successivo i servizi segreti ucraini, l’SBU, conducono un’ispezione nella residenza del Metropolita Pavel della Chiesa ortodossa ucraina, legata al Patriarcato moscovita. Le “ragioni” sarebbero “… violazione dell’eguaglianza dei diritti dei cittadini senza distinzione di razza o etnia o in base alla fede religiosa“: si tratta del comunicato dei servizi segreti ucraini all’agenzia giornalistica russa Interfax.

C’è da chiedersi se sia nell’interesse comune di tutta l’Europa, e anche nello specifico della nostra nazione, foraggiare la dirigenza nazionale dell’Ucraina che sembra torcersi in preda agli spasmi del delirio.

(di Pietro Vinci)