San Francesco e il suo messaggio travisato nei secoli

San Francesco non è soltanto uno dei santi più importanti venerati dalla Chiesa Cattolica. Egli rappresenta un personaggio fondamentale per quella che è la storia italiana ed è, allo stesso tempo, fonte di interesse e di ammirazione per il mondo intero. Forse nessuno degli oltre 200 pontefici della chiesa cattolica romana può essere accostato in quanto a santità al patrono d’Italia.

Francesco si trova a vivere in un’epoca nella quale le città da centri militari e amministrativi diventano focolai economici, politici e culturali; i compratori, poi banchieri, sostituiscono l’attività svolta da monasteri ed ebrei. Con la riforma Gregoriana il mondo ecclesiastico si svincola dalla dominazione feudale e, come sottolineato da Gaetano Mosca, è proprio grazie a Gregorio VII, con la proibizione del matrimonio e concubinato per i chierici, che la Chiesa non può monopolizzare il potere politico.

Dal XI secolo la società si divide in oratores, bellatores e laboratores e vi è la tendenza dei nuovi ordini a ritornare a San Benedetto, al lavoro manuale. La riforma si conclude col concilio Laterano IV ma sono le eresie dell’epoca (Catari,Valdesi umiliati ecc..) ad attestare il fallimento del clero secolare e dei cistercensi. Francesco e Federico II sono percepiti come i primi personaggi “moderni”, coloro che liberarono l’Italia e la cristianità dal disprezzo del mondo, dall’ossessione del diavolo e dell’anticristo.

Fin dai primi secoli di vita della Chiesa cattolica, specialmente nei momenti storici in cui la cupidigia dei suoi rappresentanti si faceva più palese, erano sorti movimenti revivalisti che ebbero come obiettivo il ritorno alle origini pure e prive di potere terreno del Cristianesimo primitivo. Il caso dei francescani e del successo di San Francesco rappresenta una delle poche eccezioni in cui l’ideale cristiano si fa vivo in certe forme contrastanti il potere e la ricchezza esercitata dalla Chiesa di Roma e nonostante ciò non finisce per essere definito eretico.

Diversa sorte infatti era toccata 50 anni prima di Francesco al monaco e predicatore Arnaldo da Brescia che, a differenza del primo, sarà più duro con il pontefice e, essendo l’azione esercitata più politica, finirà col pagare con l’impiccagione e il rogo. San Francesco propose delle novità dettate dal particolare stile di vita nonché dall’introduzione dell’ideale cavalleresco nella cristianità. Propose un ideale positivo che infranse le chiusure della cultura clericale del tempo. Sono queste caratteristiche che fanno di San Francesco un’eccezione del suo tempo ed un esempio di vita che resterà per le epoche a venire.

Fin dalla sua morte, però, il suo messaggio è stato travisato e mal interpretato in vari modi fino ai giorni nostri. A parte il suo il suo modo di vivere la fede, egli non si oppone mai ai dogmi su cui si fondava la religione cattolica, a partire dai sacramenti. Il suo incontro con Innocenzo III fu circoscritto alla semplice richiesta di poter diffondere il Vangelo con la sua confraternita. Le prime divisioni si generarono già durante e in seguito alla vita del Santo.  La disputa fra spirituali (la frangia estremista che voleva adottare a pieno gli ideali di povertà e castità, influenzata anche dalle idee millenariste di Gioacchino da Fiore) e i più moderati – cioè i conventuali – si risolse a favore di questi ultimi. All’interno dell’ordine si ebbe fin da subito un primo processo di filtrazione e di adattamento del messaggio francescano.

In epoca contemporanea questa figura così come la città di Assisi, viene considerata come simbolo universale di pace, così trasformato dalla propaganda laica e moderna, per cui la pacificità scade nel pacifismo, la moralità nel moralismo, la bontà nel buonismo e la carità nella filantropia. Negli anni 60 del 900 con la marcia Perugia-Assisi che ebbe come portabandiera Aldo Capitini, si compirono i primi passi che portarono la sinistra dall’antimperialismo al pacifismo: quell’ atteggiamento acritico ed aprioristico, senza fare più opportuni distinguo, per cui la guerra e i conflitti in quanto tali sono considerati come mali, laddove non vi è più differenza fra chi è aggressore e chi aggredito. Bisogna ricordare che è la stessa Chiesa che adotta fin dal quarto secolo la concezione agostiniana di “guerra giusta” e San Francesco, come si può constatare dal suo passato di combattente, non era avulso da questa mentalità.

Assisi e il santo sono anche sinonimo di dialogo interreligioso, in quanto Giovanni Paolo II, in nome della Pace, nel 1986 invitò nella città umbra circa 70 rappresentanti delle varie religioni in un clima che è stato definito appunto come “spirito di Assisi”. Sebbene sia indispensabile che tutte le religioni vadano d’accordo e ci sia armonia fra i popoli, allo stesso tempo l’ecumenismo può facilmente sfociare nel sincretismo religioso, in una globalizzazione delle religioni in cui Gesù, San Francesco Buddha, Maometto ecc.. vengono messi tutti sullo stesso piano, quando in realtà la religione per sua stessa definizione è esclusivista, cioè costituita da un sistema di credenze separato dagli altri.

In questo senso anche la religione viene inglobata nell’ideologia cosmopolita, in nome dell’ideale di fratellanza e uguaglianza universale, ricalcando la filosofia new age del cosidetto passaggio all’età dell’acquario, priva di violenza e guerre. Una visione panteistica in cui la natura divinizzata (Madre Natura) domina sull’uomo scimmiottando dunque l’amore per il creato manifestato da San Francesco. Questa ideologia riunisce gruppi,pacifisti,lgbt (che hanno in comune la bandiera arcobaleno) femministi, ecologisti, ufologici ecc..

Aldilà degli adattamenti cattolici, dei fraintendimenti moderni del pacifismo e del universalismo religioso, del San Francesco come icona post-mortem decristianizzata, egli rimane, per quanto possibile ad un uomo, vera imitazione di Cristo e con il suo esempio ci fa comprendere che è possibile convertire il cuore dell’uomo con la parola e non con la spada.

(di Emilio Bangalterra)