L’Ucraina nella NATO? Un grave errore

Un altro giorno, un’altra crisi nelle relazioni tra Russia e Ucraina – e un altro forte motivo per cui quest’ultima non dovrebbe entrare nella NATO. Washington non ha nulla da guadagnarci rispetto a chi ha accesso al Mare di Azov.

Il recente confronto tra Mosca e Kiev è avvenuto quando le navi russe hanno impedito alle imbarcazioni ucraine di muoversi all’interno dello specchio d’acqua tra i due parsi, attraverso lo Stretto di Kerch. Kiev accusa la Russia di avere impedito il regolare passaggio delle sue navi e di avere istituito un blocco illegale. Mosca, dal canto sua, sostiene che gli ucraini siano entrati illegalmente e abbiano compiuto “manovre aggressive”. Una nave da battaglia russa ha sparato a una imbarcazione ucraina, ferendo diversi marinai.

Una guerra su larga scala è possibile. Entrambe le fazioni hanno aumentato le forze militari nella regione. Anche se il presidente russo Vladimir Putin non sembra dare fuoco alle polveri del nazionalismo, il presidente ucraino Petro Poroshenko sta cercando di ottenere la rielezione, e potrebbe trarre beneficio da una crisi: ha riunito il gabinetto di guerra, avvertito di un possibile conflitto, istituito la legge marziale (che gli permette di posticipare le elezioni). La Rada sta considerando l’idea di dichiarare lo stato di guerra con la Russia. I manifestanti hanno invaso le strade di Kiev.

Il governo di Putin, che ha infastidito il traffico marino ucraino entrando in quello che è essenzialmente un mare chiuso, sembra che abbia buona parte della colpa. L’aggressività di Mosca potrebbe essere una tattica negoziale, o parte di una campagna per trasformare il Mar d’Azov in acque territoriali de facto.

Tuttavia, Mosca è anche preoccupata per la sicurezza. Il ponte dello Stretto di Kerch è un possibile bersaglio. Infatti, a maggio l’opinionista del Washington Examiner Tom Rogan ha sostenuto che “l’Ucraina deve distruggere il ponte. Anche se questa azione potrebbe causare una escalation contro Putin, e sicuramente una risposta da parte dei russi, il ponte è un affronto alla credibilità dell’Ucraina come nazione”. Ancora peggio, Rogan ha scritto che “gli Stati Uniti possono e devono supportare militarmente l’Ucraina”. Anche se Poroshenko, che pensa alle elezioni, si rifiuta di prendere un simile rischio, le milizie nazionaliste e neofasciste potrebbero non farsi tali scrupoli.

Per adesso la crisi è contenuta. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si è riunito, ma, essendo la Russia un membro, non prenderà nessuna nazione. Poroshenko ha richiesto supporto via Twitter: “Ci appelliamo ai partner del Memorandum di Budapest, ai paesi dell’Unione Europea, ai partecipanti al Normandy Format, per coordinare misure effettive per proteggere l’Ucraina. Ci appelliamo a tutta la coalizione pro-Ucraina: dobbiamo restare uniti!”.

E’ una bella lista. Include, rispettivamente, gli Stati Uniti e il Regno Unito, buona parte dell’Europa, Francia e Germania. Tuttavia, se c’è una cosa certa, è che il continente non farà nulla. L’UE ha rilasciato una dichiarazione: “Ci aspettiamo che la Russia ripristini la libertà di passaggio nello Stretto di Kerch e metta in pratica immediatamente una de-escalation della situazione”. Ma la maggior parte dei governi europei non hanno particolare interesse a difendere l’Ucraina. Di certo non daranno vita a una gloriosa crociata a sua difesa, visto che non vogliono farla entrare né nella UE né nella NATO.

Sulla lista, gli Stati Uniti sono l’unica nazione che conta. Ci si aspetta che Washington usi il pugno di ferro contro Mosca, tiri le sue armi nucleari, conduca la guerra aerea, rifornisca i combattenti alleati, sgomberi i mari, gestisca la campagna di terra e si faccia carico le vittime. Il Regno Unito e la Francia darebbero una mano. La Polonia contribuirebbe. Tutti gli altri potrebbero offrire consigli e sperare che la Russia spari le sue armi soltanto contro il Nordamerica.

La cosa ci dovrebbe ricordare come siamo stati fortunati (o benedetti) che il presidente George W. Bush non sia riuscito a portare l’Ucraina (e la Georgia) nella NATO. Se ce l’avesse fatta, Washington ora sarebbe obbligata a intervenire a difesa dell’Ucraina, se quest’ultima avesse invocato l’articolo 5 contro Mosca.

Sostenuta dagli Stati Uniti, l’Ucraina oggi avrebbe un atteggiamento molto più belligerante verso la Russia. Poroshenko avrebbe avanzato le sue prospettive di rielezione, e probabilmente avrebbe innescato una guerra per riprendersi la Crimea.

Se fosse scoppiata la guerra, allora Washington sarebbe stata automaticamente coinvolta. E la guerra diventa più probabile, quando i governi credono di poter prendere a prestito le forze armate statunitensi per i loro scopi, il che li rende più spericolati.

Va bene essere “pro-Ucraina”, come l’ha posta Poroshenko. I vari assalti della Russia all’Ucraina sono stati sbagliati. Tuttavia, non c’è alcun motivo per cui Washington dovrebbe andare in guerra. Prima di tutto, Kiev non intacca più di tanto la sicurezza dell’Occidente. L’Ucraina ha sofferto prima come parte dell’Impero Russo e poi dell’URSS, senza alcun impatto significativo sull’America e sull’Europa. Gli attuali problemi dell’Ucraina sono preoccupanti, ma non minacciano nessuno.

Oltretutto, né Kiev, né gli europei, né l’America sono senza colpe. L’Ucraina non è una bella terra di democrazia. Anni dopo avere sostenuto la “rivoluzione colorata” di Kiev (che ha portato al potere l’incompetente Viktor Yushchenko), Washington e Bruxelles hanno incoraggiato a cuor leggero un colpo di stato contro il leader eletto, seppur imperfetto, che si mostrava troppo favorevole alla Russia. Gli ufficiali USA discutevano senza la minima vergogna chi sarebbe stato il prossimo primo ministro ucraino. Si voleva che l’Ucraina si voltasse economicamente verso l’Unione Europea ed entrasse nella NATO. E’ un po’ come se la Russia compisse un colpo di stato in Messico per spingere la nazione ad entrare nel Patto di Varsavia.

Serve un accordo generale nei confronti dell’Ucraina e della Georgia. La Crimea non tornerà ucraina senza che Mosca venga sconfitta in una battaglia. È improbabile che la Russia smetta di agitare le acque nella regione ucraina del Donbass, finché l’adesione alla NATO sarà un obiettivo formale. La dichiarazione servirebbe come una strategia per portare pace e stabilità, se non liberalismo e democrazia, in quella parte del mondo.

Gli alleati chiudono le porte della NATO e lasciano cadere le sanzioni, senza riconoscere formalmente l’annessione della Crimea. La Russia conclude il suo sostegno ai separatisti ucraini e blocca altre attività destabilizzanti, come interferire con le spedizioni ucraine che entrano nel Mar d’Azov. La Georgia e l’Ucraina si appoggiano tuttavia a livello culturale, economico e politico, ma abbandonano gli sforzi per diventare un bastione militare occidentale. Nessuno è felice, ma tutti si godono i risultati.

Stranamente, l’unica politica che sembra unire i liberali anti-Trump e i falchi neoconservatori è la Russia. Entrambi sono intenzionati a fare di Mosca un nemico duraturo, senza alcun guadagno per l’America. A volte questa bizzarra alleanza sembra desiderosa di poter lanciare il primo missile contro la Federazione Russa. Se Kiev fosse un membro della NATO, allora i falchi della guerra bipartisan potrebbero avere la loro occasione.

La NATO è sopravvissuta alla sua utilità. Rischia di trascinare l’America in una guerra inutile in cui la maggior parte degli alleati europei farebbero poco più che restare a guardare. Uscire è più complicato che entrare. Nel frattempo, Washington dovrebbe smettere di aggiungere nuovi membri che sono totalmente inutili per la sicurezza. L’amministrazione Trump dovrebbe invece concentrarsi sulle negoziazioni per porre fine alla nuova guerra fredda che si è sviluppata tra Washington e Mosca.

(di Doug Bandow, the National Interest – Traduzione di Federico Bezzi)