Quando tutti adulavano Macron

Quando Macron fu eletto alla presidenza della Francia, in Italia uno sciame corposo di soggetti d’ogni risma, si addensò attorno alla sua figura, incensandola quasi fossimo alla presenza del secondo avvento di Cristo.

Oggi il popolo di Francia, colorato dai gilet gialli, sta mostrando quanto l’odio per le misure antipopolari macroniane sia montante, come una palla di neve che cascando da una ripida montagna diviene valanga. Cosa fu a colpire i falsi “democratici”, “progressisti” e liberali di casa nostra? Mancanza d’avvedutezza? Amore per tutto ciò che è nemico delle masse e dei lavoratori? Opportunismo nei confronti del falso argine al populismo? Fate vobis, procediamo con una necessaria opera di memoria storica.

Il quotidiano “Il Manifesto” esprime un giudizio corposo quanto un semolino: “Ha vinto la Francia che guarda all’Europa con ottimismo… C’è grande sollievo, soprattutto fra i giovani. La vittoria di Macron – e soprattutto la sconfitta di Le Pen – apre il futuro, o almeno non lo chiude“, si legge nel pezzo del 7 maggio 2017. Un futuro brillante, sicuramente, per chi avversa il neoliberismo e l’eurocrazia: le politiche del nuovo Presidente francese sono di concime e garantiscono fertilità a una sacrosanta opposizione di massa.

Da una sponda all’altra (o forse no), il settimanale “Famiglia cristiana” pare stia raccontando un dolce racconto della buonanotte; il titolo: “La favola di Macron, dalla provincia alle porte dell’Eliseo“. Nel testo si legge: “… la sua parabola biografica sembra una favola“, ci mancano solo il lupo cattivo, la polverina magica e i fiumi di nettare.

Peccato che ci sia qualcosa a sgualcire il sontuoso panno descrittivo, giacché non si può far a meno di ricordare che questa “favola” riguarda un “Laureato alla rinomata ed elitaria ‘Science Po’, l’Istituto di studi politici di Parigi. Macron ha lavorato nel mondo della finanza come banchiere d’affari presso Rothschild“. Nella favola, che a differenza della fiaba ha come protagonisti gli animali, compare la bestia latrante: il sonno può essere disturbato.

Lo stesso settimanale, a maggio del 2017, descrisse così la vittoria di Macron: “Ancora una volta la diga contro l’estrema destra in Francia ha tenuto… respinti al ballottaggio dalla maggioranza degli elettori francesi, pronti a difendere i valori repubblicani messi in pericolo dal Front National“. Una scelta dalla quale si sono astenuti in milioni, il 25,38% e con 8 milioni di schede bianche; ma che volete farci, quando c’è qualcuno che è unto dal Signore, bisogna proclamare gli osanna, guai turbare il sacro coro adulante: si rischia di essere espulsi dal tempio.

Ci hanno pensato i lavoratori e gli operai, nel frattempo, a preferire la Le Pen; che eretici! Nell’articolo si fa menzione anche di un “fan” a stelle e strisce dell’epoca: “Per lui [Emmanuel Macron, n.d.A] era arrivato anche l’inedito appoggio, con un videomessaggio in inglese e sottotitolato in francese, di Barack Obama” (già non più presidente da 4 mesi dall’elezione di Macron). Ma allora cambia tutto: possiamo iniziare direttamente il processo per la beatificazione di Emmanuel di Francia! Obama, che fra le tante opere di pace realizzate ha anche sganciato più di 20mila bombe dal Pakistan alla Siria come ricordò il giornale britannico The Indipendent, ha il sacro tocco: tutto ciò che lambisce diviene esempio di grazia e santità. Forse tramuta anche le nazioni in macerie e i loro cittadini cadaveri, ma la Grazia opera misteriosamente.

Il quotidiano “La Stampa” ha avuto invece a cuore il sentimento popolare francese, preoccupandosene con attenzione, infatti parla con precisione della reazione dei mercati: “Le borse europee volano dopo il voto. La Borsa di Parigi chiude in forte rialzo… Sin dal mattino la seduta ha visto un andamento positivo, con gli investitori che guardano con fiducia all’esito del primo turno delle presidenziali francesi… Bene il calo dello spread“. Il voto dei mercati è la migliore espressione della volontà popolare.

Vediamo alcune dichiarazioni di politici: sublime Laura Boldrini, che con un tweet dice “E’ una bella serata per l’Europa. La vittoria di Emmanuel Macron dimostra che l’ondata populista può essere fermata. Ora nuovo slancio a UE“. Forse la palla di vetro che ha adoperato per predire il futuro, persino immediato, è malfunzionante o con una crepa. Oppure ha scambiato il presidente francese per un lecca lecca, come fece anche Matteo Renzi (sempre su Twitter): “La vittoria di Macron scrive una straordinaria pagina di speranza per la Francia e l’Europa. En Marche! In cammino!“.Che buono il lecca lecca Macron, chissà a che gusto è.

Dopo 6 mesi dall’elezione, nel mese di novembre del 2017, Renzi ha voluto incontrare il delfino di Francia: a Parigi, nel palazzo dell’Eliseo, l’incontro dura un’ora. Pagine di importanza storica, momenti nei quali studiano le mosse di alta strategia politica per le elezioni che ci sarebbero state in Italia: accendere un cero o chiedere una consulenza al mago Merlino non erano strategie prese in considerazione.

Macron sentenzia: “Noi temiamo le forze antisistema, anche in Italia, Cinque Stelle e Lega“. Che volpe! Si sente l’olezzo tipico persino ora. Renzi riesce a superarlo, in astuzia: “All’estero è chiaro che saremo noi il primo gruppo parlamentare: vedrete che Macron non incontrerà nessun altro, nè Berlusconi, nè Salvini, nè Di Maio“.

Amando entrambi il tennis, viene anche detto: “Prima o poi dovremmo sfidarci in una partita“. Visti i risultati sia renziani che quelli attuali di Macron, potrebbe essere un incontro sportivo storico: il primo in cui a vincere potrebbe essere la rete.

Va conferita poi una medaglia ad un altro gigante del pensiero: il politologo Philippe Marliere, professore di politica europea all’University College di Londra. E’ intervistato da L’Espresso: “E’ successo [con l’elezione di Macron, n.d.A] quello che da voi accadde con l’avvento di Silvio Berlusconi, che spazzò via tutto il vecchio. Perchè il vecchio era ormai molto screditato“.

Ci voleva un professore per farci capire perchè Macron piace, probabilmente, così tanto a Renzi, ma di sicuro l’accenno al “nuovo che avanza” è magnifica: della serie quando il presente può esser peggio del passato. Il professor Marliere non si ferma e va avanti: “Mi sembra molto il Tony Blair prima della guerra in Iraq, quello che funzionava, e mi fa pensare al vostro Matteo Renzi che certamente ha una personalità molto diversa ma che come lui cerca di prendere il meglio a destra e a sinistra… prediligendo i tecnocrati“.

Blair, fra le tante amenità, partecipò a un conflitto basato su falsificazioni del padrone statunitense, Renzi ha avuto un’investitura istituzionale e non politica visto che sul campo di battaglia del voto ha risuonato più volte contro di lui un roboante “NO” ma soprattutto è interessante analizzare cosa si spilucca dalla “destra” e dalla “sinistra”; lo specifica poco dopo: “… prendere dalla sinistra i suoi valori progressisti in campo sociale… e da destra alcuni valori economici“.

E’ chiaro: le frontiere colabrodo che forniscono manodopera a basso costo, i contentini sociali miserabili simili alla tessera di povertà, le privatizzazioni, le aperture alla speculazione finanziaria internazionale con annessa mannaia sui diritti dei lavoratori e l’apertura dei cancelli ai pescecani stranieri in cerca di bocconi dell’economia nazionale da divorare sono politiche magistrali. Non possono che incontrare il favore dei popoli: i francesi stanno manifestando proprio per tale ragione, che avevate capito?!

Il professorone, all’affermazione che accenna alle molteplici critiche a Macron (ed eravamo solo a maggio del 2017…), conclude così: “Come per Renzi: da una parte della popolazione è considerato un genio, dall’altra un cretino. Vedremo“. Ecco la motivazione per la medaglia: ha predetto il futuro.

(di Pietro Vinci)