Italia vs Bruxelles, e se ci fosse un nuovo Piave?

La bocciatura della manovra economica da parte della Commissione Europea – e la conseguente probabile procedura di infrazione – non ha molte scusanti.

È diretta a un Paese come il nostro che, ormai tutti i dati lo dicono in modo clamoroso, è da 25 anni in avanzo primario, ha sforato il parametro del 3% soltanto tre volte negli ultimi undici anni (contro le nove della Francia e le percentuali spesso superiori anche di altri Paesi come la Spagna e la stessa Germania) ed è praticamente il più ligio alla regola di un 3% che da un po’ è diventato magicamente lo 0,8 (come nelle intenzioni iniziali di Bruxelles nei nostri confronti) insofferente verso il 2,4 della manovra di Tria. E ciò senza che vi sia un solo trattato a sostenerlo.

Stiamo osservando la più clamorosa azione di violenza contro l’indipendenza di una Nazione già martoriata, la cui popolazione, esausta nonostante il pesantissimo lavaggio del cervello subito in decenni di cultura antipatriottica, inizia a fiutare il senso dell’oppressione.

Se basterà o meno non è dato saperlo. Per essere ottimisti davvero occorrerebbe una maturità e una consapevolezza che il popolo italiano attualmente non possiede, bisogna avere l’onestà di ammetterlo: non per colpa sua, ma per  ciò che gli è stato insegnato dalla culla.

Però una reazione – magari favorita dall’appoggio dell’America di Trump – è ancora auspicabile, anche da parte del governo. E potrebbe essere un primo segnale, timido, di ripresa.

Speranze futili? Probabile. In ogni caso resta un atteggiamento mille volte più costruttivo di chi si dichiara anti-europeista senza approvare nulla che contrasti seriamente questa Europa burocrate, strozzina e criminale, che ci chiede di ripianare un debito che si sta dimostrando incolmabile nonostante i nostri bilanci siano in attivo da decenni, spalleggiata dai cosiddetti “mercati” ben lieti di renderlo ancora più insolvibile con la ormai inflazionatissima tattica dello spread.

Ho letto sui social persone che bestemmiano contro l’UE un giorno sì e l’altro pure, salvo poi rimangiarsi tutto e calarsi le braghe affermando che con questa manovra ci affonderanno, magari ridacchiando pure, esclamando il classico “eh, ma ora son cazzi!” (perdonate la parolaccia, ma è necessaria). A loro dico: decidetevi. O desiderate il crollo di Bruxelles o la sua sopravvivenza. Per la prima opzione, la manovra finanziaria non può essere incline ai desideri che esprimono nelle terre delle fiandre.

Ho letto anche qualcuno, per fortuna dalla nostra parte, che paragona la resistenza alla UE alla linea del Piave di un secolo fa. La coincidenza c’è, gli scherzi del destino pure, e chissà che non vi siano degli sviluppi interessanti.

Ma resta una grande esagerazione. Siamo una generazione di fighetti, abituati a comodità di ogni genere e incapaci di comprendere il concetto di sacrificio, non potremmo paragonarci agli italiani di allora nemmeno in un universo parallelo. E anche i privilegiati di allora, coloro che appartenevano alle classi di ricchissimi, possedevano una mentalità del collettivo a noi del tutto sconosciuta.

Però la vita è fatta di episodi, di casualità, di incidenze che a volte invertono il corso della storia. Che possono portare a un miglioramento. Non sono così ottimista da sostenere che sarà questo il caso, ma mi pare giusto provarci sempre e in ogni modo.

Specie per chi ci parla di “ordine e disciplina” da parte di chi ci chiede di rispettare Maastricht anche se siamo al di sotto di uno 0,6%, siamo in avanzo primario da 25 anni e se nel resto dell’Europa tutti grandi Paesi hanno sforato il doppio se non il triplo di noi.

Stare con l’Italia non significa essere acritici verso questo governo, pieno di limiti e di insufficienze.

Stare con l’Italia significa difendere la propria casa, i propri affetti, i propri cari, da un modo di fare la guerra e di invadere non meno violento di quello che veniva perpetrato con le armi tanti decenni fa: solo più subdolo ed infinitamente più marcio.

Stare con l’Italia significa amare la via del bene contro degli incravattati che, almeno ad oggi, incarnano il male.

Stare con l’Italia significa volerle bene. Almeno un pochino.

(di Stelio Fergola)