Der Spiegel: Italia danneggiata dalle ricette economiche tedesche

Der Spiegel in un articolo, a firma di Thomas Fricke,  tradotto in italiano dal blog “Voci dalla Germania“, sottolinea come sia paradossale che si continui a chiedere all’Italia di attuare una ricetta economica che non ha, in questi anni portato nessun giovamento al Paese e che è diretta emanazione del pensiero rigorista tedesco.

Se così tanti italiani hanno votato per i populisti che non vogliono rispettare le vecchie raccomandazioni, ciò non ha a che fare con il fatto che l’italiano sia, di per sé, un po’ strano. Per anni l’Italia ha fatto esattamente ciò che le veniva chiesto di fare dalla dottrina economica standard dispensata via Bruxelles, oppure ciò che Wolfgang Schäuble pretendeva. Solo che tutto ciò non ha portato grandi risultati – cosa che gli italiani hanno, ad un certo punto, notato”.

Fricke mette a questo punto in luce tutti i dati che farebbero dell’Italia degli ultimi anni un esempio positivo secondo la dottrina del rigore dei bilanci che, secondo le previsioni, dovrebbero portare ad un miglioramento della situazione economica generale. La realtà però è profondamente diversa:

L’ età pensionabile è stata aumentata, è stato introdotto un freno all’indebitamento, allentata la protezione contro il licenziamento, le poste e altri servizi sono stati parzialmente privatizzati, è cresciuta la pressione sui disoccupati, ridotta la burocrazia (…). L’Italia dovrebbe essere osannata come un esempio con: un avanzo commerciale con l’estero di circa 50 miliardi di euro; un surplus nel bilancio pubblico prima degli interessi pari a  circa il due per cento del PIL e un’inflazione che per anni è stata inferiore rispetto a quella della Germania. Solo che tutto questo non ha fatto crescere l’economia e non ha reso gli italiani così felici da rieleggere prontamente quei politici che hanno fatto tutte queste belle riforme.

La verità, si legge, è che: Non esiste una ricetta che funziona in tutti i Paesi. Anche questo rende ancora più assurdo pretendere che una dottrina di salvezza economica funzioni allo stesso modo sempre e ovunque – sempre ammesso che funzioni“.

La conseguenza di questa ovvia considerazione (che non è tanto ovvia per i dogmatici del rigore) è presto detta: “Una conclusione fondamentale: un esercizio così delicato dovrebbe essere lasciato ai governi i quali dovranno poi rispondere ai loro elettori di quello che hanno fatto. Almeno fino a quando i nostri amici nella ricerca non saranno in grado di sviluppare il primo economista dotato di una intelligenza artificiale sufficiente tale da dirci cosa dovrebbe fare esattamente un governo per aumentare la crescita economica in un Paese.

(La Redazione)